Il sipario sulla stagione della Dolomiti Bellunesi si è chiuso con un momento carico di significato simbolico e professionale: l'esordio tra i professionisti di Alberto Zecchin. Il portiere è subentrato nel finale della sfida contro il Trento, calcando il prato dello Zugni Tauro di Feltre per vivere quegli ultimi quindici minuti che valgono una carriera.
«L’esordio tra i professionisti è un’emozione difficile da spiegare a parole, perché dentro ci sono anni di sacrifici, lavoro silenzioso e momenti in cui devi continuare a crederci», ha confessato l'estremo difensore analizzando il traguardo raggiunto dopo un lungo percorso di crescita.
Il passaggio dal riscaldamento al rettangolo di gioco ha rappresentato per il calciatore il punto di arrivo di una rincorsa iniziata lontano, fatta di dedizione e costanza quotidiana, trasformando la tensione della gara in energia positiva.
«Quando sono entrato in campo, ho provato orgoglio, gratitudine e adrenalina pura. È il coronamento di un sogno, ma anche la conferma che ogni sacrificio fatto finora ha avuto un senso», ha proseguito Zecchin, visibilmente emozionato per il debutto nella categoria superiore.
Oltre all'aspetto puramente tecnico, l'annata appena trascorsa ha richiesto una tenuta psicologica notevole, fondamentale per farsi trovare pronti nel momento della chiamata, nonostante le gerarchie iniziali della squadra.
«Ho imparato tantissimo vivendo ogni giorno con attenzione e cercando di farmi trovare sempre pronto. Qualsiasi allenamento era un’occasione per migliorarmi. Ho cercato di vivere la stagione con una mentalità da titolare, indipendentemente dalle scelte della domenica», ha spiegato il ventitreenne.
Il lavoro all'interno del gruppo dei portieri è stato uno dei motori trainanti per il miglioramento del giovane estremo difensore, che ha potuto confrontarsi con colleghi di livello in un clima di estrema professionalità.
«I miei pari ruolo, Abati e Consiglio, sono due ottimi atleti, oltre che ragazzi di valore. Condividere il percorso insieme a loro mi ha dato tanto perché il confronto quotidiano con compagni di simile livello ti spinge inevitabilmente ad alzare l’asticella», ha sottolineato l'atleta.
Un ruolo fondamentale in questa evoluzione è stato ricoperto dallo staff tecnico, in particolare da chi ha curato i dettagli della preparazione specifica dei numeri uno, garantendo a Zecchin gli strumenti necessari per l'approdo nel calcio che conta.
«Marco Marchiori è stato un punto di riferimento importantissimo. Preparato, esigente e capace di trasmettermi fiducia, mentalità e quella cura del dettaglio che fa davvero la differenza», ha dichiarato il portiere, riconoscendo i meriti del proprio preparatore.
Per Zecchin, l'interpretazione del ruolo va ben oltre la semplice prestazione sportiva, toccando corde legate al carattere e alla gestione della pressione psicologica che solo chi sta tra i pali può comprendere appieno.
«Lo considero più di un ruolo. È responsabilità, coraggio e personalità. È colui che protegge, guida, si assume il peso nei momenti decisivi. È solo, ma proprio in quella solitudine trova forza, carattere e identità», ha riflettuto il giocatore di Camposampiero.
Infine, il portiere ha voluto rendere omaggio a chi ha reso possibile questo passaggio fondamentale della sua vita agonistica, citando i vertici societari e la guida tecnica che hanno puntato sulle sue qualità.
«Tengo a rivolgere un ringraziamento speciale alla società, a Leopoldo Torresin, ai direttori Simone Bertagno e Jacopo Giugliarelli. Un grazie particolare va poi a mister Bonatti, perché mi ha permesso di vivere un’emozione che porterò sempre con me», ha concluso Zecchin.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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