Il successo ottenuto dall'Arezzo allo stadio Cabassi contro il Carpi permette agli amaranto di consolidare il primato, portando a dieci le lunghezze di vantaggio sul Ravenna, ma il tecnico Cristian Bucchi non si lascia abbagliare dal risultato.
L'allenatore, nonostante il bottino pieno, ha analizzato con estrema severità la prova fornita dai suoi uomini, evidenziando una flessione preoccupante rispetto agli standard qualitativi mostrati finora dall'inizio del nuovo anno.
«Abbiamo faticato per portarla a casa. E’ stata la nostra peggior prestazione del 2026 e siamo stati anche fortunati negli episodi: penso al palo o al salvataggio di Gilli» ha ammesso candidamente Bucchi a fine gara.
Il tecnico ha voluto dare il giusto peso alla spinta degli avversari, riconoscendo che la sofferenza patita dai toscani è stata figlia sia di carenze proprie che dell'ottimo approccio agonistico mostrato dalla formazione emiliana.
Secondo Bucchi, le difficoltà incontrate sono state acuite da un'intensità avversaria difficile da arginare: «Demeriti nostri e meriti degli avversari, che ci hanno aggredito a ritmi molto alti» ha sottolineato l'allenatore.
L'aspetto che più ha fatto storcere il naso al timoniere amaranto è stata l'incapacità di chiudere il match dopo un avvio incoraggiante, lasciando il risultato in bilico fino ai minuti conclusivi della sfida.
«Di buono c’è l’ottimo inizio dei ragazzi ma poi ci siamo ammosciati, è mancata la cattiveria per sferrare il colpo del ko» ha spiegato con rammarico, evidenziando un calo di tensione che poteva costare caro.
La fluidità della manovra, solitamente marchio di fabbrica del gioco di Bucchi, è venuta meno al Cabassi, dove l'Arezzo è apparso impreciso e spesso vittima della pressione dei padroni di casa.
«Troppi errori in palleggio per noi, abbiamo tenuto il Carpi in partita fino alla fine» ha proseguito il mister, analizzando i numerosi passaggi a vuoto che hanno impedito alla squadra di gestire meglio il possesso palla.
Un passaggio dell'intervista è stato dedicato anche ai singoli, con un focus particolare su Cortesi, giocatore su cui la società punta molto ma che deve ancora ritrovare la forma migliore per incidere con costanza.
«Cortesi? E’ arrivato con una condizione non ottimale, per noi però resta di prospettiva perché ha qualità fisiche e tecniche» ha precisato il mister, chiedendo dunque pazienza per l'inserimento definitivo dell'atleta.
Nonostante l'allungo in classifica, Bucchi ha ribadito che lo spogliatoio non deve lasciarsi condizionare dai risultati provenienti dagli altri campi, mantenendo una mentalità focalizzata esclusivamente sul proprio cammino.
«Stasera a fine partita non sapevamo il risultato di Ravenna e Ascoli, continueremo a guardare solo noi stessi senza pensare agli altri» ha dichiarato con fermezza, provando a tenere alta l'asticella della concentrazione.
Al termine delle ostilità, il tecnico ha voluto radunare i suoi calciatori direttamente sul terreno di gioco per un confronto immediato, un rito che sottolinea l'importanza del momento e l'unità del gruppo.
In quel cerchio a metà campo, Bucchi ha voluto trasmettere un messaggio chiaro: nel calcio esistono successi eleganti e vittorie sofferte, ed entrambe sono fondamentali per raggiungere il traguardo finale.
«Con i ragazzi ci siamo messi in cerchio a metà campo: ho detto loro che abbiamo vinto una partita sporca e brutta e che, proprio per questo, i tre punti pesano come un macigno» ha rivelato l'allenatore.
Questa consapevolezza deve servire da monito per le prossime uscite, ricordando che la strada verso la gloria passa anche attraverso serate meno brillanti dove conta soltanto il cinismo.
Per l'Arezzo si tratta di una prova di forza mentale, capace di resistere agli urti anche quando il gioco non scorre come previsto, mettendo in cascina punti che profumano sempre più di promozione.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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