Il nuovo passo falso interno della Salernitana, bloccata sull'1-1 dal Giugliano fanalino di coda, ha fatto precipitare l'ambiente in un clima di aperta contestazione. Al termine della sfida, lo stadio Arechi si è trasformato in una bolgia di disappunto: la Curva Sud ha respinto con decisione il tentativo della squadra di scusarsi sotto il settore, coprendo i calciatori con una pioggia di fischi che certifica una rottura profonda.
Questo risultato deludente, che assume i contorni di una vera disfatta sportiva, obbliga a una riflessione severa sull'operato del direttore sportivo Daniele Faggiano. Il quesito che agita la piazza è ormai ineludibile: la responsabilità di questo stallo va attribuita a una campagna acquisti non all'altezza o alla scelta di una guida tecnica che non riesce a dare un'impronta alla squadra?
Dall'inizio di dicembre a oggi, la rosa è stata stravolta con ben sette nuovi arrivi: Longobardi, Berra, Arena, Carriero, Molina, Gyabuaa e il centravanti Lescano. Una vera rivoluzione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto spianare la strada verso la promozione, ma che sul rettangolo verde si sta rivelando inefficace, specialmente tra le mura amiche dove i punti continuano a latitare.
La gara contro l'ultima della classe ha messo a nudo fragilità allarmanti: la squadra ha mostrato segnali di vita per appena venti minuti, svanendo poi nel nulla. Senza idee chiare e priva della necessaria cattiveria agonistica, la Salernitana è apparsa incapace di imporre il proprio ritmo, mostrando una condizione atletica e mentale preoccupante per chi punta al vertice.
Sotto la lente d'ingrandimento è finito inevitabilmente Giuseppe Raffaele, il cui lavoro è pesantemente criticato. Le analisi post-partita evidenziano un'involuzione tattica costante; la gestione dei cambi appare spesso priva di logica e alcune esclusioni, come quella di Varone, restano un mistero, mentre altri elementi sembrano sacrificati in ruoli che non ne esaltano le caratteristiche.
La classifica inizia a farsi impietosa: il Benevento è scappato a più otto e il Catania incalza con un organico sulla carta più attrezzato. Il rischio concreto non è più solo quello di dire addio alla promozione diretta, ma di arrivare ai playoff in una condizione di estrema debolezza, un lusso che una piazza reduce dalla Serie A non può assolutamente permettersi.
Gli striscioni esposti dalla tifoseria prima del fischio d'inizio, che invocavano sudore e onore per la maglia, sono rimasti inascoltati. Davanti a una compagine che corre meno degli avversari e che fatica contro chiunque, la proprietà è chiamata a un intervento drastico: continuare su questa strada rischia di trasformare l'attuale campionato di Serie C in un'agonia sportiva senza fine.
In questo scenario, le responsabilità di Faggiano pesano quanto quelle del tecnico. Se da un lato il direttore ha difeso le sue scelte estive, l'arrivo massiccio di rinforzi a gennaio smentisce la bontà della programmazione iniziale. Serve un cambio di rotta immediato, forse affidandosi a profili esperti come Pasquale Marino, capace di gestire le pressioni di Salerno e di dare finalmente un'identità di gioco a una rosa allo sbando.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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