Ivan Varone non nasconde le ambizioni del Gubbio. Il centrocampista rossoblù, intervenuto ai microfoni di Gubbiofans.it, ha tracciato un bilancio della prima parte di stagione e illustrato gli obiettivi della squadra umbra, reduce dal pareggio esterno contro il Pontedera che ha portato la striscia positiva a sette punti nelle ultime tre giornate.
Il match del Mannucci ha visto Varone protagonista con la sua prima marcatura in maglia rossoblù, un gol che porta la firma delle sue caratteristiche tecniche. "Diciamo che con i piedi ho un buon calcio, in carriera ho segnato alcune reti da fuori area. Quando la palla mi è arrivata lì, su sponda di Mastropietro, ho caricato il mio destro, ho cercato di calciarla forte e più angolata possibile", ha raccontato il giocatore descrivendo la rete che aveva illuso i eugubini.
Nel finale della partita, Varone ha sfiorato anche la doppietta personale, trovando però sulla sua strada un attento Saracco. "Anche in questa circostanza ho capito dove cadeva la palla, mi è rimasta sotto, così ho cercato di calciarla il meglio possibile e l'ho piazzata anche bene angolata. Sì, è stato bravo il portiere che ha avuto un grande intuito nel tuffarsi", ha ammesso il centrocampista con sportività.
L'analisi del pareggio non può prescindere da una certa dose di rimpianto. "Assolutamente sì. C'è del rammarico perché avevamo approcciato bene la partita e nei primi venti minuti a mio avviso abbiamo fatto anche bene. Ma non siamo stati bravi a chiuderla nel loro momento maggiore di difficoltà. Inconsciamente ci siamo abbassati mentre il Pontedera ha preso coraggio e ha fatto la partita della vita", ha spiegato Varone, evidenziando gli errori nella gestione del vantaggio.
La ripresa ha visto un Gubbio troppo rinunciatario secondo il centrocampista: "Nel secondo tempo abbiamo giocato poco, ci siamo chiusi per fare qualche ripartenza importante. Il Pontedera ha avuto un buon possesso palla però credo che l'occasione più grande l'abbiamo avuta noi alla fine. Pareggio giusto, dai. Forse dovevamo gestirci meglio nella ripresa, dovevamo tenere più la palla, c'è stata un po' di frenesia".
Proprio sulla presunta eccessiva prudenza della squadra, Varone ha difeso le scelte tecniche contestualizzandole alle contingenze del momento. "Dipende tutto da noi calciatori. Il mister ci chiede di tenere la palla. In questa partita ci sono mancati diversi calciatori di esperienza: ci potevamo permettere di respirare di più perché hanno maggiore qualità nel palleggio. È andata ormai. In ogni caso in queste ultime tre partite abbiamo ottenuto 7 punti e aggiungo che in questo campionato non c'è niente di scontato perché si può vincere ma anche perdere con chiunque".
Sul dibattito tattico relativo al miglior assetto del Gubbio, il centrocampista ha mostrato la massima disponibilità. "Dico la verità, è indifferente: dove c'è bisogno io gioco e mi metto a totale disposizione della squadra. Anche in questo caso dipende dalle assenze, con gli infortuni o vicissitudini varie non siamo mai al completo. Perciò avendo pochi calciatori in avanti ci sono meno soluzioni per fare il 4-3-1-2 e tutto ciò influisce anche sulle scelte a livello tattico".
È quando si parla di obiettivi stagionali che Varone non usa giri di parole: "Sono venuto per portare il Gubbio ai playoff. Credo che la squadra è forte e l'allenatore Di Carlo è forte per la categoria. Al completo questa squadra può toglierci delle belle soddisfazioni".
Un messaggio chiaro alla piazza e ai compagni, in vista di un calendario che vedrà sabato il Gubbio affrontare la capolista Arezzo, formazione costruita per vincere il campionato. "Bisogna stare attenti ad ogni minimo episodio, non dare niente di scontato, non dare spazio ai calciatori dell'Arezzo che possono farti male. Dobbiamo avere fame e una mentalità per lottare su ogni pallone giocando senza paura", ha avvertito Varone, che ritroverà tra le fila avversarie l'ex compagno di squadra Venturi.
Sul possibile bis dopo il gol di Pontedera, il centrocampista ha mostrato fiducia ma anche pragmatismo: "Ci proviamo. Possiedo delle qualità per andare al tiro e Di Carlo lo sa: mi lascia andare perché conosce le mie caratteristiche, ovvero sono capace di accompagnare l'azione e di creare superiorità, quindi le occasioni da gol mi permette di crearle. Possiamo anche vincere per uno a zero con un autogol, l'importante è che si vinca".
Forte della sua esperienza maturata anche nel girone meridionale della Serie C, Varone ha offerto un interessante spaccato delle differenze tra i due raggruppamenti. "A livello ambientale nel girone del sud si gioca quasi sempre in uno stadio con 4000 o 5000 persone, c'è più ignoranza agonistica, esiste più cattiveria rispetto al girone centrale dove si gioca più a calcio. Nel girone del sud c'è una varietà di blasone nelle piazze: Salernitana, Benevento, Catania o Crotone. Nel girone nostro, a parte Ascoli, non è così. A livello di blasone il girone C è superiore".
Un'analisi che fotografa due realtà calcistiche distinte, con il girone centrale caratterizzato da un calcio forse più tecnico ma meno seguito rispetto al meridione, dove la passione popolare e la presenza di piazze blasonate creano un'atmosfera particolare.
Con sette punti nelle ultime tre partite e la voglia di centrare i playoff, il Gubbio di Varone si prepara alla sfida più difficile: fermare la capolista Arezzo davanti al proprio pubblico. Un banco di prova importante per capire se le ambizioni dichiarate potranno trasformarsi in realtà concreta.
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