Per la prima volta dal 2006, l'Arsenal disputerà una finale di UEFA Champions League. I Gunners hanno eliminato l'Atletico Madrid al termine di una semifinale di altissima intensità, portando a casa un risultato che sa di consacrazione per un progetto tecnico costruito con pazienza e visione. La destinazione è Budapest, e con essa la possibilità di alzare il trofeo più ambito del calcio continentale.
La partita si è aperta con i colchoneros subito propositivi: Le Normand ha impegnato Raya con una conclusione pericolosa, mentre Simeone ha sprecato una chance clamorosa davanti a una porta pressoché sguarnita. Quella mancata capitalizzazione ha segnato il corso del match. Progressivamente, l'Arsenal ha preso le redini del gioco, alzando il baricentro e costruendo con ordine e qualità grazie a un Gyökeres particolarmente ispirato in fase di interdizione e associazione.
Il vantaggio è arrivato allo scadere del primo tempo: Trossard ha costretto Oblak alla respinta corta e Saka si è fatto trovare pronto, ribadendo in rete con la prontezza di riflessi che lo contraddistingue. Un gol fondamentale, che ha indirizzato la sfida nella direzione dei londinesi.
Nella ripresa la tensione è salita di colpo. Simeone è stato fermato in extremis da Gabriel, mentre Griezmann si è avvicinato pericolosamente alla rete, trovando però un Raya ancora una volta determinante tra i pali. L'Atletico ha cercato di rimescolare le carte con i cambi, senza tuttavia riuscire a recuperare quella pericolosità offensiva che aveva mostrato in avvio di gara. Arteta, al contrario, ha risposto con inserimenti mirati che hanno reso la squadra più lucida e verticale nella fase di non possesso.
Al 66' Gyökeres ha avuto tra i piedi la palla per chiudere i conti, ma il suo tentativo è finito alto sulla traversa davanti a un Oblak questa volta non chiamato a intervenire. Nel finale i colchoneros si sono spenti, con Sørloth che ha fallito l'ultima occasione utile per rimettere in discussione l'esito della qualificazione. L'ultimo atto è stato caratterizzato da qualche nervosismo anche in panchina, ma il risultato non è mai stato seriamente in bilico.
L'Arsenal ha tenuto botta fino al fischio finale, difendendo il vantaggio con maturità e compattezza. Una vittoria che vale molto più dei tre punti: è la certificazione di un percorso europeo di livello, coronato da un approdo alla finale che mancava da due decenni. A Budapest, i Gunners ci andranno con la consapevolezza di potersela giocare.
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