Il Savoia è in Serie C. Un traguardo che il presidente onorario Emanuele Filiberto di Savoia ha vissuto a diecimila chilometri di distanza, davanti a uno schermo, nel cuore della notte californiana. Eppure, nonostante la distanza fisica, l'emozione è stata tutt'altro che attenuata.
«Quando siamo stati promossi ero a Los Angeles e ho seguito la partita in tv alle 5 del mattino, al primo gol mi è scesa la lacrimuccia, poi la seconda e alla fine ho pianto di gioia» ha raccontato ai microfoni de Il Mattino, senza nascondere un trasporto genuino per le sorti del club campano. «Poi ho visto il mio amico Nazario festeggiare e sono felicissimo».
Tre anni fa, quando Emanuele Filiberto si avvicinò alla realtà torrese, il sodalizio sembrava improbabile. Lo ammette lui stesso: «Sono arrivato tre anni fa che non ci conoscevamo, ma subito ho avvertito grande fiducia. Di solito non do subito fiducia alle persone, ma in Nazario l'ho subito riposta». Nazario Matachione, presidente del club, aveva promesso fin dall'inizio della stagione un approdo tra i professionisti. Promessa mantenuta.
Ora lo sguardo è già proiettato in avanti. «Dobbiamo lavorare per fare una bella squadra per la Serie C» ha dichiarato Emanuele Filiberto, aggiungendo un obiettivo di medio termine tanto ambizioso quanto preciso: «Vorrei che nei prossimi due anni salissimo in Serie B». Un progetto sportivo strutturato, dunque, che punta a consolidare prima e a scalare ancora poi.
Le celebrazioni per la promozione sono però destinate ad avere vita breve. «Domani faremo una grande festa, ma da domenica stop»: parole che fotografano una mentalità orientata al lavoro, consapevole che il campionato professionistico richiede una preparazione ben più rigorosa rispetto alle categorie precedenti.
Sul fronte infrastrutturale, il quadro è più complicato. I lavori allo stadio sono stati avviati e, secondo quanto riferito dal patron, «tra 120 giorni avremo un impianto agibile». Tuttavia, questo significa che le prime gare della stagione di Serie C non potranno essere disputate in casa. Una circostanza che Emanuele Filiberto non esita a definire con parole dure: «Questa è una vergogna». La politica locale, a suo avviso, non ha supportato adeguatamente il progetto: «La politica non ci ha seguito visto che vorremmo aumentare la capienza a novemila persone, ma non saranno pronti per inizio stagione».
Il regolamento impone dunque di trovare un impianto alternativo che possa ospitare le gare interne del Savoia nelle prime settimane di competizione. Le opzioni restano aperte e geograficamente ampie: «Può essere qui vicino ma anche nel Nord Italia» ha spiegato Emanuele Filiberto, sottolineando la valenza nazionale del progetto. «Il progetto Savoia deve essere visibile in tutta Italia».
Una visione, quella del presidente onorario, che trasforma una necessità logistica in un'opportunità di promozione. Il Savoia non vuole essere soltanto una squadra del Sud che si affaccia ai professionisti: vuole diventare un marchio riconoscibile su scala nazionale. La strada è ancora lunga, ma le lacrime versate alle cinque del mattino a Los Angeles dicono che, almeno per ora, il viaggio vale ogni sacrificio.
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