C'è una regola non scritta nel calcio: le vere squadre si costruiscono in autunno, ma è tra l'inverno e la primavera che rivelano la loro vera anima. E l'anima del Conegliano di Alessandro Pontarollo, oggi, è quella di una mina vagante pronta a far saltare i nervi a chiunque nel Girone C.
Leggendo le cronache frettolose dei giorni scorsi, qualcuno si limita a definire i veneti come una "squadra in forma". Una semplificazione quasi offensiva. Quello che sta accadendo dalle parti dello stadio Narciso Soldan non è un semplice "filotto positivo" di sette partite (cinque vittorie e due pareggi), ma un vero e proprio manifesto programmatico. Il Conegliano non si limita a vincere: domina gli spazi, annulla gli avversari e colpisce con una ferocia che ha trasformato un'onesta corsa per la salvezza in un sogno chiamato Play-off.
Il calcio vive di numeri e di copertine. E la copertina di questa risalita forsennata, che ha portato i gialloblù all'ottavo posto, ha due volti precisi: Piu e Colombi. Tredici reti in due. Non stiamo parlando di semplici terminali offensivi, ma di un ecosistema perfetto. Dove non arriva la fisicità di uno, subentra l'astuzia dell'altro. Si cercano, si trovano, si spartiscono il peso di un attacco che ha imparato a massimizzare ogni singola verticalizzazione. Sono loro l'incubo delle difese avversarie, i grimaldelli con cui Pontarollo sta scardinando i bunker del campionato.
Ma se Piu e Colombi rubano l'occhio, è dietro che il Conegliano vince le sue partite. Ventuno gol subiti da inizio anno: solo la corazzata Treviso (super capolista indiscussa), l'Altavilla e il Mestre hanno saputo fare di meglio. Negli ultimi sette turni, contro corazzate e squadre affamate come Campodarsego, Adriese ed Este, la porta gialloblù è rimasta inviolata per ben cinque volte.
È qui che risiede il vero capolavoro di Pontarollo: aver costruito una squadra cinica, compatta, capace di soffrire senza mai disunirsi. L'identità di cui si parla tanto nei salotti televisivi, qui a Conegliano puzza di fango, sudore e diagonali difensive perfette.
E ora, la classifica impone una scelta psicologica fondamentale. Lo specchietto retrovisore dice che il San Luigi, tredicesimo e impelagato nei play-out, è a sole 5 lunghezze. Ma chi gioca con il terrore di cadere, prima o poi cade.
Molto meglio accendere i fari abbaglianti e guardare dritto verso l'orizzonte: il Legnago Salus, quinto in classifica e ultimo detentore di un pass per i playoff, dista solo 7 punti. Dieci, addirittura, i punti che separano il Conegliano dal secondo posto. Un miraggio? Forse. Ma chi ha visto questa squadra battere il Treviso lo scorso 30 novembre sa bene che i miracoli, da queste parti, sono già di casa.
In quindici partite, negli ultimi quattro mesi, i gialloblù sono scivolati solo due volte (due sfortunati 1-0 contro Cjarlis Muzane e, paradossalmente, proprio il San Luigi). Il resto è un ruolino di marcia da big. Il futuro è un foglio bianco e il Conegliano di Pontarollo ha dimostrato di avere tutto l'inchiostro necessario per scriverci una pagina di storia. Sognare, oggi, non è solo lecito. È un obbligo.
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