Sono gli ultimi novanta minuti, quelli in cui i palloni pesano come macigni e le gambe rischiano di tremare. Ma non per la Spal. L'Ars et Labor Ferrara si prepara ad affrontare l'ultimo atto del campionato ospitando il Faenza, in una sfida che dirà tutto sul destino dei biancazzurri. Un traguardo da tagliare col fiato sospeso, tra la rincorsa alla vetta, l'incubo (o la speranza) di uno spareggio e un orecchio inevitabilmente teso ai risultati degli altri campi.
Nella consueta conferenza stampa della vigilia, mister Carmine Parlato ha delineato la strada, chiedendo ai suoi ragazzi massima concentrazione e pragmatismo.
La settimana di lavoro, come confermato dal tecnico, è filata via liscia, con un occhio di riguardo alla gestione delle energie: "Gli ultimi 90 minuti del campionato... La settimana è andata bene, abbiamo lavorato principalmente su un recupero fisico dopo l'ultima partita, facendo in modo che gradualmente tutti potessero arrivare pronti a questa sfida importantissima". Ottime notizie anche dall'infermeria: eccezion fatta per Alessandro, che prosegue il suo programma di lavoro a parte, il resto della rosa (inclusi Giacomelli e Senigagliesi) è a completa disposizione.
Il clima che si respirerà allo stadio sarà infuocato, simile a quello vissuto a marzo contro il Mezzolara. Alla domanda se la squadra proverà ad aggredire subito l'avversario per intimorirlo, Parlato non si nasconde ma predica lucidità: "Ogni partita fa storia a sé. L'idea di attaccare c'è, ma bisogna poi vedere se le cose vanno bene, considerare le difficoltà del campo, l'aspetto tattico e la pressione dell'avversario. Noi ci concentriamo per fare una gara di grande intensità ed essere allo stesso tempo concreti sotto porta".
Vietato, dunque, fare calcoli o pensare a scenari futuri, come l'eventualità di uno spareggio legata ai risultati di Masi Torello e Budrio. Il mister smorza la tensione con una battuta emblematica: "Non so nemmeno cosa mangio stasera, devo ancora organizzarmi per il pranzo di domani. Quindi io penso solo al Faenza e basta. Quello che succederà dopo, non lo so". Un approccio glaciale, figlio dell'esperienza di chi, in carriera, si è già trovato in situazioni simili con molteplici scenari aperti all'ultima giornata.
Il Faenza non arriverà a Ferrara per fare la comparsa. Parlato ha studiato con attenzione i rivali: "Vengono da sei punti fatti in tre partite, avendo battuto in casa l'Osteria Grande e vinto a Solarolo per 2-1. È una squadra che, giustamente, deve giocarsi la sua partita, come faranno tante altre formazioni impegnate in sfide delicate, penso al Sant'Agostino contro il Medicina. Per quanto riguarda il Faenza, c'è grande rispetto e grande umiltà nell'affrontarla, ma da parte nostra voglio i tre punti e la fame di dare continuità di vittorie. Dividiamo le due cose: il rispetto è una cosa, ma portare a casa i punti è l'obiettivo primario".
Il vero nemico, in queste categorie, rischia di essere l'ansia. "La testa è tutto nello sport", sottolinea a gran voce l'allenatore biancazzurro. "Ti dà le motivazioni, te le toglie, ti butta giù mentalmente o ti ricarica. Credo che si debba rendere al meglio quando si va in scena, senza sprecare energie prima. Le energie sprecate prima non ti aiutano nel percorso di avvicinamento alla gara. Avere tutta la nostra gente a sostenerci in questa categoria è una cosa che raramente si vede in Italia: noi ce la teniamo stretta, giochiamo insieme a loro e cerchiamo di battere il Faenza".
Inevitabile un pensiero al duello a distanza con la capolista Mezzolara. Chi ha più pressione addosso? Parlato guarda in casa propria, ma analizza lucidamente il momento: "Io guardo a me. Noi stiamo rincorrendo e dobbiamo rincorrere, e non è facile abituarsi a farlo. Dall'altro lato, loro sono sempre stati primi e affronteranno un Sant'Agostino in lotta per i playoff, una situazione inedita anche per loro".
Infine, pretattica sulla formazione. Alla richiesta di una possibile conferma dell'undici titolare sceso in campo nell'ultima gara, Parlato saluta i giornalisti con un classico sorriso sornione: "Potrebbe essere. Ma, come sempre, il bambino nasce stanotte".
L'attesa è quasi finita. Ora la parola passa al campo.
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