Il Palermo Calcio guarda avanti. Con la consapevolezza che costruire un progetto solido richiede tempo, risorse e una strategia che vada ben oltre i risultati del singolo campionato. È questo il messaggio che Dario Mirri, presidente del club rosanero, ha affidato a una lunga intervista rilasciata a Calcio e Finanza, delineando con precisione gli obiettivi societari e le sfide che attendono la società nei prossimi anni.
Il punto di partenza è chiaro: il futuro del Palermo non può essere scritto settimana per settimana, in base alle fortune o alle sconfitte sul terreno di gioco. "Il progetto è di lungo termine, non può essere condizionato da un risultato sportivo", ha dichiarato Mirri. Una presa di posizione netta, che riflette una visione imprenditoriale strutturata, capace di guardare oltre la contingenza della classifica.
L'obiettivo dichiarato è la Serie A, un traguardo che la dirigenza insegue con metodo e pazienza. "Stiamo lavorando da anni per raggiungere questo obiettivo perché i tifosi già sono in Serie A da tempo", ha spiegato il presidente, riconoscendo implicitamente il divario tra le aspettative di una piazza storicamente ambiziosa e la realtà attuale della cadetteria. La Serie B, del resto, non è un campionato da sottovalutare: "È un campionato complicatissimo, sia da un punto di vista tecnico, ma anche da un punto di vista dei conti", ha sottolineato Mirri, evidenziando come la sostenibilità economica rappresenti una variabile tutt'altro che secondaria nel percorso di crescita.
Il sogno, però, rimane intatto. "Abbiamo il sogno e l'ambizione di potere raggiungere la Serie A e di poterci soprattutto restare con investimenti mirati", ha affermato il numero uno del club. Una distinzione significativa: non basta arrivare nel massimo campionato, occorre disporre degli strumenti per consolidarsi.
In questo percorso, un ruolo centrale è svolto dal City Football Group, il colosso internazionale del calcio che detiene una quota del club palermitano. Mirri ne parla come di una risorsa preziosa, non soltanto in termini finanziari: il gruppo rappresenta "un mondo di competenze, soprattutto di know-how". Un patrimonio di esperienze gestionali, tecniche e commerciali maturato in decine di club sparsi per il mondo, che il Palermo può oggi mettere a frutto nel proprio percorso di sviluppo.
Parallelamente, la società ha moltiplicato le iniziative sul territorio e sul fronte della comunicazione. Attività che Mirri considera fondamentali, definendole "uno di quei capisaldi che volevamo costruire", accompagnate da "un'attività di comunicazione molto spinta". Segnali di un club che intende radicarsi nel tessuto cittadino e costruire un rapporto più solido con la propria comunità.
Se sul fronte sportivo la visione appare delineata, è sul tema delle infrastrutture che si concentrano le preoccupazioni più urgenti. Il "Renzo Barbera", impianto di proprietà del Comune di Palermo, si trova a un bivio: senza interventi radicali, il suo futuro è tutt'altro che garantito. Le parole di Mirri sono inequivocabili: "Le istituzioni comunali sanno benissimo che senza un intervento radicale questo stadio è destinato a chiudere. Terribile da dirsi ma è così".
Un campanello d'allarme suonato con franchezza, a cui il presidente aggiunge un riconoscimento per il lavoro già svolto in questi anni in collaborazione con l'amministrazione: "Se in questi quattro anni noi non avessimo fatto questi interventi insieme con l'amministrazione comunale, lo stadio già sarebbe chiuso".
La svolta potrebbe arrivare dall'appuntamento più atteso del calcio continentale: gli Europei del 2032, che l'Italia ospiterà insieme alla Turchia, e per i quali il "Renzo Barbera" è candidato a diventare una delle cinque sedi italiane. Un'occasione che Mirri definisce "imperdibile", capace di imprimere un'accelerazione decisiva ai lavori di ristrutturazione.
La tabella di marcia è già fissata. "A maggio presenteremo il documento", ha annunciato il presidente, riferendosi al progetto tecnico-economico di fattibilità che verrà consegnato al Comune di Palermo. L'amministrazione, a quel punto, avrà tempo fino a metà luglio per esprimersi. Una scadenza che non è frutto di arbitrio, ma imposta da un vincolo preciso: "Se vogliamo partecipare agli Europei 2032 c'è una timeline dettata dalla UEFA, quindi entro il 15 luglio gli stadi che potranno e vorranno partecipare a questa competizione devono avere una conferenza di servizi decisoria con conseguente approvazione del progetto".
Mirri tiene a precisare che il tono non è quello di chi vuole imporre condizioni: "'Dovrà' non perché voglio essere presuntuoso o arrogante", ha chiarito, ma semplicemente perché le regole del gioco — in questo caso quelle dell'UEFA — non ammettono deroghe.
Il Palermo, dunque, si presenta all'appuntamento con un piano in mano e la determinazione di chi sa che certe occasioni non si ripetono. La palla, adesso, passa al Comune.
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