Il momento è dei più delicati. Il Pescara si avvicina all'appuntamento più importante della stagione — la sfida di venerdì contro lo Spezia, con in palio la permanenza o quantomeno l'accesso ai playout — con il morale a pezzi e, soprattutto, con un caso disciplinare interno che rischia di compromettere ulteriormente un ambiente già fragile.
Tutto nasce dal pomeriggio di ieri all'Euganeo di Padova, dove il Delfino è uscito sconfitto, di misura, da una partita che avrebbe potuto — e forse dovuto — voltare diversamente. L'episodio chiave si consuma all'ottantesimo minuto: il Pescara ottiene un calcio di rigore, occasione potenzialmente decisiva per sbloccare una gara fino a quel momento bloccata. Il rigorista designato, Di Nardo, non è in campo. Sul dischetto si presenta Russo, non Lorenzo Insigne. Il portiere del Padova, Sorrentino, intuisce e para. Al novantaquattresimo minuto, i biancoscudati trovano il vantaggio e portano a casa i tre punti.
Nel post partita, il tecnico biancazzurro Giorgio Gorgone non nasconde la propria perplessità sull'accaduto: "Insigne ha un fastidio al ginocchio, ma non ho ben capito perché non ha tirato lui il rigore". Una dichiarazione che, nelle parole del mister, suona come una velata accusa di mancata assunzione di responsabilità da parte dell'attaccante.
La risposta di Insigne non si fa attendere. Attraverso il proprio profilo Instagram, l'ex capitano della Nazionale affida ai social la propria replica: "Sono basito dalle dichiarazioni apprese nel post partita, dalle quali mi dissocio completamente, riguardo al rigore non tirato". Una smentita secca, che apre di fatto una frattura pubblica tra il giocatore e il proprio allenatore a pochi giorni dalla resa dei conti.
Non è la prima volta, in questa stagione, che il nome di Insigne si lega alla gestione dei calci di rigore: già nella sfida contro la Sampdoria, l'attaccante aveva ceduto il pallone a Di Nardo rinunciando alla propria esecuzione.
Ora, il nodo da sciogliere è uno: che effetto avrà questa tensione sulla partita di venerdì? Lo Spezia, avversario dei pescaresi nell'ultima giornata, si trova in una situazione di classifica analoga e punta anch'esso quantomeno ai playout. Si tratta, in sostanza, di uno scontro diretto per la sopravvivenza in categoria, in cui ogni distrazione potrebbe rivelarsi fatale.
Ma sarebbe riduttivo — e probabilmente ingiusto — limitare l'analisi al singolo episodio del rigore o alla querelle scoppiata sui social. Il rischio retrocessione del Pescara ha radici più profonde: una campagna acquisti estiva che non ha centrato gli obiettivi sperati e una fragilità mentale emersa con evidenza nei momenti più delicati di una stagione caratterizzata da pochi alti e molti bassi. Se il peggio dovesse concretizzarsi venerdì, sarà facile indicare in Russo e Insigne i responsabili del disastro. Ma la storia sportiva insegna che le crisi di un club raramente si esauriscono in un dischetto mancato.
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