Quando il calendario propone Recanatese-Ancona, per la famiglia Pesaresi non si tratta di una partita qualsiasi. Domenica prossima, infatti, Lorenzo e Emanuele si ritroveranno ancora una volta su fronti opposti: il primo come esterno mancino dei leopardiani, il secondo nelle vesti di collaboratore tecnico dei dorici e uomo di fiducia del tecnico Agenore Maurizi.
Un confronto che rappresenta un'anomalia nel panorama calcistico, dove i legami di sangue devono temporaneamente cedere il passo alla professionalità e agli obiettivi di squadra. Per novanta minuti saranno avversari, ma il legame che li unisce resta immutato ben oltre il rettangolo verde.
Lorenzo Pesaresi, classe 2005, non nasconde la particolarità della situazione. «È una situazione particolare - ammette il giovane calciatore in una intervista al Corriere Adriatico - Siamo abituati a parlare di calcio tutti i giorni, ma questa settimana abbiamo cercato di tenerla più leggera però è inevitabile che qualcosa scappa. Qualche battutina divertente è inevitabile, fa parte del gioco».
Nonostante l'atmosfera familiare resti distesa, la posta in palio è tutt'altro che trascurabile per entrambe le formazioni. Il giovane esterno, cresciuto calcisticamente proprio ad Ancona, si trova di fronte a un bivio emotivo. «Giocare contro l'Ancona fa effetto, inutile nasconderlo. È la squadra della mia città per la quale tifo. Ma oggi difendo la Recanatese e voglio fare bene per questa maglia», dichiara con determinazione.
Il rendimento di Lorenzo Pesaresi in questa stagione rappresenta uno dei punti di forza della Recanatese. Il giovane talento si è imposto come uno degli elementi più in forma della rosa giallorossa, dimostrando un miglioramento costante nel corso dei mesi. Nel ruolo di quinto esterno ha trovato la sua dimensione ideale, macinando chilometri lungo la fascia e risultando decisivo in fase offensiva.
I numeri parlano chiaro: numerosi assist per i compagni, un rigore conquistato e soprattutto tre reti all'attivo. L'ultima marcatura è arrivata nella sfida contro il San Marino, realizzata con un preciso colpo di testa. «Non aver ottenuto i tre punti» resta l'unico rammarico di quella prestazione, come sottolinea lo stesso giocatore. Particolarmente significativa è la crescita nelle conclusioni aeree: «È già il secondo quest'anno così. Non certo una delle mie migliori caratteristiche», riconosce con onestà Pesaresi.
Dopo diverse stagioni trascorse a fare esperienza, il figlio d'arte sta finalmente raccogliendo i frutti del lavoro svolto. Alla soglia dei ventuno anni, questa potrebbe rappresentare la stagione della consacrazione definitiva. «Sto bene. Avevo bisogno di giocare. Tutto quello che ho vissuto in questi anni a Recanti mi è servito come insegnamento. Poi ho ritrovato anche mister Pagliari. Fu il primo a promuovermi in prima squadra e gli devo l'esordio tra i pro. Per lui mi butterei nel fuoco, ma come credo anche i miei compagni. Stiamo trovando un'identità precisa», spiega il calciatore.
Il rapporto con l'allenatore Pagliari appare dunque fondamentale nel percorso di maturazione del giovane esterno, che ha saputo costruire una solida identità tattica all'interno del gruppo squadra.
Il rapporto tra Lorenzo ed Emanuele Pesaresi trascende i confini del campo. Il padre, figura esperta del calcio professionistico, ha trasmesso al figlio non solo competenze tecniche ma anche un approccio mentale rigoroso alla professione. «Non è un padre che riempie di elogi il proprio figlio. Osserva e al momento giusto parla. Mi ha insegnato a restare concentrato e a non sentirmi mai arrivato», racconta Lorenzo.
Un metodo educativo basato sulla sobrietà e sull'analisi critica, che emerge anche nei commenti post-partita. Interrogato sulla reazione paterna dopo la rete segnata domenica scorsa, il giovane calciatore risponde: «Cosa ha detto del gol di domenica scorsa? Che avrei potuto farne ancora un altro». Una risposta che fotografa perfettamente il carattere di un genitore che antepone la crescita professionale del figlio a qualsiasi altro aspetto.
Domenica non sarà il primo confronto diretto tra i due. All'andata, al Del Conero, padre e figlio si erano già ritrovati su fronti opposti. Quella partita rimane impressa nella memoria per l'abbraccio finale, un momento di grande intensità emotiva che ha seguito novanta minuti di derby vissuto con massima intensità agonistica.
Viene spontaneo immaginare le conversazioni nei giorni che precedono la sfida, quando gli orari del calcio professionistico concedono momenti di condivisione familiare. Tra una battuta scherzosa e un sorriso complice, il conto alla rovescia prosegue inesorabile verso quel fischio d'inizio che, per la durata della gara, li vedrà necessariamente divisi.
La sfida di domenica tra Recanatese e Ancona rappresenta quindi molto più di una semplice partita di campionato. È l'occasione per assistere a un confronto raro nel calcio moderno, dove sentimenti e professionalità si intrecciano creando una narrazione unica, capace di andare oltre classifiche e risultati.
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