L'Inter solleva la Coppa Italia e scrive una pagina indelebile nella propria storia. Il 2-0 inflitto alla Lazio nella finale della competizione consegna ai nerazzurri il secondo Doblete della loro storia — il primo definibile come "puro" — confermando la squadra di Cristian Chivu come la formazione più completa di questa stagione.
La cornice è quella delle grandi occasioni: lo Stadio Olimpico registra il consueto tutto esaurito, con le due tifoserie che animano gli spalti con coreografie di effetto prima del calcio d'inizio. Una scenografia all'altezza di una finale, che però lascia presto spazio al rettangolo verde e alle sue sentenze.
Il copione tattico si delinea rapidamente. La Lazio approccia la gara con una certa vivacità, cercando di imporre il proprio ritmo nelle prime battute. L'Inter, tuttavia, prende progressivamente il controllo delle operazioni e non lo cede più. È il 14' quando si sblocca il risultato, e il gol porta la firma — involontaria — del difensore biancoceleste Adam Marusic. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Marcus Thuram colpisce di testa senza trovare la porta, ma il pallone rimbalza sulla testa del difensore laziale e si insacca nella propria rete. Un autogol che taglia le gambe ai capitolini prima ancora che la partita entri nel vivo.
Passata la mezz'ora, l'Inter chiude definitivamente i conti. A firmare il raddoppio è Lautaro Martinez, capitano e trascinatore, che dimostra ancora una volta di avere un rapporto speciale con questa competizione: tre anni fa decise la finale con una doppietta, stavolta basta un gol — pesantissimo — per mettere il sigillo sulla vittoria. Nel mezzo, anche un colpo di testa del capitano finito largo aveva fatto intravedere il potenziale offensivo nerazzurro.
L'unica reazione laziale del primo tempo arriva nei minuti di recupero, con un tiro di Isaksen che viene deviato fuori. Troppo poco per impensierire seriamente la retroguardia interista. Le due squadre rientrano negli spogliatoi sul 2-0.
Maurizio Sarri, squalificato e costretto a seguire la partita dalla tribuna, non resta con le mani in mano. All'intervallo ordina una mossa che riscuote qualche effetto: Rovella prende il posto di Patric, restituendo geometrie e ordine alla manovra biancoceleste. La Lazio torna a muoversi con maggiore convinzione e sfiora il gol con Noslin intorno all'ora di gioco.
Con il trascorrere dei minuti, il fisiologico arretramento dell'Inter apre qualche varco in più, e i biancocelesti — anche grazie agli innesti dalla panchina — guadagnano campo e iniziative nell'ultimo quarto di gara. Il momento più vicino alla rete per i romani arriva al 75': Boulaye Dia si ritrova davanti alla porta con la palla sul piede, ma il suo tiro centra in pieno il portiere Martinez, uscito prontamente a chiudere lo specchio. È l'episodio che avrebbe potuto riaprire la contesa, ma che invece la chiude definitivamente.
Senza il gol di Dia, la partita scivola verso il fischio finale dell'arbitro Guida in un clima di attesa. Quando il segnale arriva, è l'Inter a esplodere in una festa che ha il sapore della storia: il Doblete — campionato e Coppa Italia nella stessa stagione — è il secondo della loro storia, e il primo a potersi definire tale nella sua forma più compiuta.
Per Chivu e i suoi giocatori, un'annata che rimarrà a lungo nella memoria del calcio italiano.
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