È ufficialmente iniziato il nuovo corso sportivo del Sant'Angelo. Nel pomeriggio di oggi, presso la sala stampa della società barasina, è stato presentato il nuovo direttore sportivo Vito Cera. Un matrimonio, quello tra il club rossonero e il dirigente, rincorso per anni e finalmente concretizzatosi, che si inserisce in un più ampio progetto biennale delineato dalla dirigenza.
Ad aprire le danze sono stati il vicepresidente Luca Gaeli e il presidente Rino Balzano, i quali hanno illustrato le linee guida del prossimo futuro: un piano di crescita che passerà anche dall'adeguamento delle strutture (nuovi spogliatoi e, dal prossimo anno, il rifacimento del manto in sintetico) e che affida a Cera "carta bianca" per le scelte di campo.
La parola è poi passata al vero protagonista di giornata, il DS Vito Cera, che non ha usato mezzi termini per delineare la sua visione, il suo metodo di lavoro e le sue aspettative per il Sant'Angelo che verrà. Di seguito, le sue dichiarazioni integrali rilasciate in conferenza stampa.
"Innanzitutto ringrazio il presidente Rino Balzano, il vicepresidente Luca Gaeli, la famiglia Marinoni e tutta la società. Sono contentissimo perché arrivo in una piazza importante. Ci eravamo già sfiorati: avevo lavorato con loro per qualche mese quattro o cinque anni fa, e poi c'era stato un approccio tra novembre e febbraio scorso, ma per vari motivi lavorativi non ero riuscito a entrare. Ora ci siamo. Vengo in una piazza esigente, una piazza che in Serie D e in Lombardia pochissime altre società possono vantare, con un calore superiore anche a molte piazze di Serie C. La gente qui ci mette passione, è una cosa che apprezzo moltissimo e, da parte mia, metterò l'impossibile per cercare di raggiungere i risultati. Sappiamo che ogni stagione ha le sue difficoltà, ma sono pronto".
"Sono contento della stima che la società mi ha dimostrato fin dal primo giorno: mi hanno cercato settimane fa, promettendomi che non avrebbero parlato con nessun altro direttore sportivo, e così è stato. Io ci metto e ci metterò sempre la faccia, ma sia chiaro: la proprietà sono loro. Non deciderò mai nulla, dall'allenatore ai giocatori fino allo staff, se alla fine non c'è il loro 'ok'. Loro sanno benissimo come lavoro: prima propongo alla società e spiego il perché di una scelta, ma se poi dovessi decidere di portare a giocare con noi un determinato calciatore, per me il rispetto dei ruoli è fondamentale. Presidente e vicepresidente fanno la proprietà, per tutto il resto, ovvero le scelte tecniche, c'è il Direttore Sportivo".
"Cosa mi ha chiesto la società? Di costruire una squadra giovane, che possa soffrire il meno possibile. Abbiamo delle priorità strutturali quest'anno, come i lavori allo stadio. L'obiettivo è migliorarci a 360 gradi, dall'organizzazione alla struttura, creando una base solida affinché nella prossima stagione (non in questa che sta per iniziare, ma nel 2027/2028) si possa allestire una rosa per fare un campionato da veri protagonisti. Quest'anno dobbiamo cercare di soffrire il meno possibile, e per farlo ho bisogno di persone – allenatore, staff e giocatori – che vengano qui con la giusta 'fame' e la determinazione di sudare per questa maglia".
"Sulla questione dell'allenatore, prima di decidere eventuali conferme o nuovi arrivi, bisogna sedersi, capire e valutare attentamente la guida tecnica, perché è da lì che si capisce quali tipologie di giocatori sono più utili al modulo che il mister vorrà adottare. Che tipo di squadra voglio? Una squadra affamata. Il Sant'Angelo non deve per forza giocare con le 'figurine'. Si può fare benissimo anche con tanti giocatori giovani. Come vedo io il calcio, oggi la Serie D, così come la Serie C, è fatta di intensità, corsa, gamba e fisicità: a fare da padrona è la condizione atletica. Se oggi non corri, non vai da nessuna parte".
"Cosa chiedo e cosa prometto ai tifosi? Chiedo di avere pazienza. Stiamo costruendo, e piano piano ci toglieremo le soddisfazioni che questa piazza merita. Prometto massimo impegno, massima serietà e massima professionalità. Io sono nato e cresciuto qui vicino, a San Giuliano, ma sono di origini e temperamento meridionale. So bene cosa significhi la passione del tifo: a 16 anni andavo in curva a tifare la mia squadra senza maglietta, vivo di calcio e adrenalina. Se non ho questa adrenalina addosso, non riesco a lavorare. Capisco la piazza, e proprio per questo so che qui ci si può togliere delle belle soddisfazioni".
"L'ultima esperienza calcistica (all'Oltrepò, ndr) non è stata forse la più bella, e anche se sono arrivati risultati oltre le aspettative, preferisco non parlarne. Quando un'esperienza si chiude si ricomincia da zero, guardare al passato non mi piace. Ci tengo, infine, a fare un grande saluto e un ringraziamento a Davide Ranieri (precedente consulente di mercato, ndr), che ci ha dato una mano ed è un amico, dimostrandosi una persona di assoluto valore".
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