L’Atletico Ascoli conclude il proprio cammino nei playoff con la consapevolezza di chi sa di aver dato tutto, nonostante il risultato finale maturato allo stadio Bonolis contro il Teramo premi gli avversari. A farsi portavoce del sentimento che regna nello spogliatoio bianconero è Matteo D'Alessandro, difensore e storico capitano, che non nasconde un mix di sensazioni contrastanti tra la delusione del momento e la fierezza per una stagione vissuta ben oltre le aspettative iniziali della vigilia.
«C'è molta amarezza» ha ammesso il capitano nel dopo gara «siamo rimasti nello spogliatoio a leccarci le ferite perché ci avevamo creduto fino alla fine. Sapevamo che i dettagli avrebbero fatto la differenza e purtroppo siamo usciti per due palle inattive». Nonostante l'epilogo, resta la forza di una prestazione coraggiosa. «Posso dire con orgoglio che ce la siamo giocata a testa altissima contro una squadra che ha fatto un campionato importante. Però noi siamo molto fieri del nostro percorso».
Secondo l'analisi del leader bianconero, la squadra era scesa in campo con la giusta mentalità, convinta di poter colpire in qualsiasi istante della sfida. «Al campo avevo la sensazione che potessimo fare male in ogni momento. Nel primo tempo abbiamo macinato gioco e occasioni, siamo andati sotto ma non abbiamo perso la nostra identità. Anzi, ci siamo guadagnati meritatamente il pareggio e forse avremmo potuto anche chiudere avanti all'intervallo».
Nella seconda frazione di gioco, l'andamento del match è però mutato, portando a una gestione diversa delle energie e degli episodi. «Poi, nella ripresa, il match è cambiato. L'inerzia si è un po' allentata con i cambi e l'obiettivo era quello di allungarla ai supplementari. Purtroppo è arrivata quella punizione al novantesimo e bisogna accettare il verdetto del campo». Un verdetto amaro, che però non cancella quanto costruito durante l'anno.
D'Alessandro ha poi voluto rendere omaggio alla compagine abruzzese, sottolineando però il valore della rincorsa compiuta dall'Atletico Ascoli. «Onore al Teramo, ma noi dobbiamo essere orgogliosi di una rincorsa importante che ci ha portato a chiudere quarti, dietro grandi piazze e davanti ad altre realtà blasonate». Una crescita costante quella del club del patron Giordani, che ha saputo alzare il livello del proprio progetto sportivo in modo evidente.
«La proprietà aveva alzato l'asticella e ci ha messo nelle condizioni di lavorare da professionisti. Chi viene all'Atletico fa il professionista in tutto e questa società ha le basi per competere ancora ad alti livelli». Le parole del capitano suonano come un riconoscimento alla serietà dell'ambiente, pur lasciando un velo d'incertezza su quello che sarà il domani a livello personale, specialmente dopo tre anni passati con la fascia al braccio.
Alla domanda sulla possibilità che quella di Teramo sia stata la sua ultima recita con i colori dell'Atletico Ascoli, il difensore ha preferito non sbilanciarsi troppo. «Il calcio è strano ed è difficile fare programmi. Posso solo dire che sono orgoglioso di essere stato per tre anni il capitano di questa società. Qui ho trovato persone straordinarie, un allenatore che mi ha disegnato il ruolo su misura e un gruppo fantastico. Il futuro? Vedremo».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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