Al termine del complicato match casalingo contro il Medicina Fossatone, l'allenatore della SPAL Carmine Parlato si è presentato in conferenza stampa per analizzare con estrema lucidità una partita spigolosa e bloccata dal punto di vista tattico.
«Io lo sapevo e voi no. Sapevo che era una squadra col baricentro molto basso, che lavora negli ultimi trentacinque o quaranta metri con tutti e undici i giocatori sotto la linea della palla. Era difficilissimo trovare degli spazi oggi» ha esordito subito il tecnico biancazzurro evidenziando l'atteggiamento ultra-difensivo degli avversari.
«I ragazzi sono stati bravissimi ad avere quella pazienza e quella gestione della palla. È vero che qualche passaggio tra le linee l'abbiamo sbagliato, ma andava anche provato. Non ho mai avuto la sensazione o il rischio che potessimo prendere gol tra il primo tempo e il secondo tempo, e non era affatto facile» ha spiegato con fermezza Parlato.
«La loro densità dentro l'area di rigore era notevole, ce n'erano almeno sette o otto dei loro e noi attaccavamo in tre o in quattro. Erano anche bravi a ripartire perché è il loro modo di giocare, quindi faccio i complimenti ai miei ragazzi perché sono stati pazienti e hanno avuto quel self control nella gestione» ha proseguito l'allenatore.
«Sapevano perfettamente quando alzare e quando abbassare il ritmo del gioco. A volte l'abbiamo fatto bene, a volte abbiamo accelerato troppo e sbagliavamo qualche passaggio di troppo, ma era una cosa del tutto normale all'interno di una partita simile» ha precisato la guida tecnica spallina.
Interpellato dai giornalisti sulla scelta di coprirsi maggiormente nelle battute conclusive della sfida pur di blindare il risultato, il tecnico ha risposto in maniera perentoria e senza troppi giri di parole.
«Devo portare a casa i tre punti che era la cosa più importante in assoluto, io non regalo niente a nessuno» ha tagliato corto Parlato, commentando subito dopo la scelta strategica attuata in avvio di gara per ridisegnare la fisionomia delle corsie esterne offensive.
«Ho invertito le fasce dopo dieci minuti perché Barazzetta si trova molto meglio sul lato sinistro, essendo un destro naturale che rientra sul suo piede. Il ragazzo può fare molto ma molto meglio di così. È ovvio che ha giocato poco nell'ultimo periodo, è entrato un po' di più, è stato sfortunato per via dell'infortunio, quindi sta solo a lui credere nelle sue capacità tecniche e fisiche» ha spiegato.
«Deve soltanto darsi da fare e farlo in maniera decisamente più concreta sul terreno di gioco. Ha tentato un assist importante oggi, ma ne deve fare assolutamente di più» ha rimarcato l'allenatore, spostando poi il focus sulle condizioni atletiche generali di una squadra apparsa molto affaticata al triplice fischio.
«Non sono affatto preoccupato per la tenuta atletica perché abbiamo un bravo preparatore atletico e facciamo in modo di curare ogni singolo dettaglio in settimana. Credo che sia un insieme di fattori. Questi ragazzi stanno pedalando forte da quando sono arrivato io, aggiungiamo i mesi precedenti, e hanno un disperato bisogno di riposare e ricaricare le batterie in vista della prossima gara» ha confidato.
«Sono tutte partite in cui c'è un dispendio di energie nettamente superiore. Il fatto di dover sempre giocare e costruire, a differenza loro che hanno fatto novanta minuti bloccati con un baricentro basso e ripartivano soltanto in tre o quattro, comporta una fatica enorme per tutti e dieci i nostri elementi, mentre per loro solo per quattro o cinque» ha analizzato Parlato.
«Forse solo Fabio è rimasto fresco e pulito alla fine, ma non mi preoccupa questo aspetto. So che ho a che fare con dei veri professionisti che si allenano bene, riposano a dovere e mangiano bene, quindi adesso pensiamo esclusivamente alla prossima partita» ha aggiunto, svelando poi un curioso retroscena sul rientro anticipato della squadra sul rettangolo verde dopo l'intervallo.
«Per me i primi quarantasette minuti li abbiamo fatti anche bene, solo che spazi non ce n'erano in nessuna zona. Voi giornalisti vedevate questo continuo giro palla da destra a sinistra, volevamo giocare in avanti ma loro erano molto bravi a chiudersi. Noi dovevamo essere più veloci a giocare questa palla tra le linee» ha ammesso il tecnico.
«Poi è stata una mia scelta precisa farli rientrare prima in campo dall'intervallo, ma per un altro motivo strutturale che mi tengo volentieri per me» ha confessato enigmaticamente l'allenatore, che ha poi tenuto a elogiare l'apporto fondamentale fornito dai calciatori subentrati a partita in corso.
«Devo fare i complimenti più grandi anche a chi entra dalla panchina perché non è mai facile impattare subito. È da un po' di tempo che lo dico, in questa squadra sono tutti importanti, anche chi gioca un solo minuto perché aiuta i propri compagni ed è da più partite che chi subentra lo fa con la testa di chi gioca dall'inizio» ha dichiarato con orgoglio Parlato.
«Questo è esattamente quello che io voglio, questo è quello che io ho creato da quando sono qui. Servono tutti quanti, nessuno si deve sentire escluso dal progetto. La panchina in questo momento è figlia di scelte legate alla continuità, ma c'è bisogno immediatamente dell'altro perché può capitare un infortunio, un crampo o una botta in testa» ha avvertito.
«L'altro compagno deve fare in modo di entrare subito in partita e questo, devo essere totalmente sincero, è capitato tante volte da quando ci sono io. Chi è entrato si è calato subito bene nella parte» ha ribadito l'allenatore prima di concludere con una speciale dedica per l'ambiente ferrarese.
«C'era grande rispetto per il Medicina Fossatone perché ogni allenatore ha le sue idee e questo modo di giocare è redditizio per una squadra molto giovane che ha tanta corsa e dinamicità. In settimana è venuta a trovarci la nostra tifosa Isabella insieme al marito, che sono i primi due abbonati della nostra storia, e dedichiamo interamente a lei questa importante vittoria» ha chiosato infine Parlato.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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