Un curriculum che parla da solo, con panchine importanti come Como, Inveruno, Novese, Chieti e Varese. Mister Corrado Cotta, classe 1964, è attualmente fermo dopo l'esperienza con la Castellanzese terminata lo scorso febbraio, ma vive il calcio con la passione di sempre, non come un obbligo.
In attesa della chiamata giusta, l'allenatore non smette di aggiornarsi, frequentando i campi e analizzando le dinamiche di un calcio in evoluzione, diffidando di chi "promette molto" ma non ha le strutture. Lo abbiamo intervistato in esclusiva qui a Notiziariocalcio.com per capire come sta vivendo questo periodo lontano dalla panchina, ma anche per analizzare le difficoltà di due sue ex piazze, Chieti e Varese, e per commentare l'attesa riforma della Serie D.
Mister Cotta, come sta vivendo questo periodo lontano dalla panchina?
«Tante volte, quando chiamano un allenatore fermo, dicono che si aggiornano vedendo le partite. La mia, però, è una passione: vedo partite in ogni caso. Frequento centri sportivi, la giornata la passo. Ci sono anche state delle situazioni, ma a me piace fare calcio, le altre cose lasciano il tempo che trovano. Tutti promettono tante cose, poi vai a vedere e non hanno neanche il campo per allenarsi... Chiaro che, a differenza di tanti colleghi, sono forte di un contratto con la Castellanzese».
Due sue ex squadre, Chieti e Varese, stanno attraversando momenti molto complicati. Se lo aspettava?
«Sono sorpreso, perché pare che i calciatori del Chieti si siano lamentati del pagamento degli stipendi. Sono cose interne, non le valuto, ma a Chieti ho lasciato un pezzo di cuore. La gente di Chieti mi ha trattato non bene, ma benissimo. Sono stato trattato come un figlio, con Stefano Sgherri che mi inserì nell'ambiente cittadino in maniera incredibile, era molto coinvolto e affezionato. Mi parlavano bene di questa società, volevano fare una bella scalata, la città era entusiasta, e ci sono rimasto un po' così. Vedo che non stanno andando bene, mi dispiace.
Varese? Sono andato domenica a vedere la partita a Gozzano. Ho salutato il patron Rosati, con me sempre gentilissimo, sia quando ho lavorato là che dopo. Sono andato perché sono molto amico del DG del Gozzano ed ero incuriosito di vedere la gara. Contro il Club Milano, il Gozzano steccò, poi ne sono usciti e il Varese è piombato in crisi davvero nera. Una crisi non annunciata, onestamente mi aspettavo qualcosa di più nell'ultimo mese e mezzo. Si parla del mister, ma spesso le negatività vanno oltre le dinamiche tecniche, non siamo sempre noi i colpevoli. Sono al di sotto delle aspettative. Sulla carta il Varese ha un'ottima squadra, che non ha nulla da invidiare a nessuno, poi c'è ovviamente il Vado che ha apertamente dichiarato le sue intenzioni con un budget importante per far sì che possa vincere il campionato».
La Serie D va verso una riforma: 8 gironi, con una promozione tramite i playoff. Cosa ne pensa a riguardo?
«Ottimo, finalmente! Una cosa da fare assolutamente, siamo già in ritardo, perché questi playoff non servivano a niente. Un posto [in più] è poco, visto che in ogni girone ci sono 5-6 squadre di grande blasone che tentano di salire di categoria, ma un posto è meglio di nulla. Faccio un esempio banale: lo scorso anno il girone I lo ha vinto il Siracusa, ma la Reggina ha fatto un campionato stratosferico arrivando secondo con 77 punti in 32 partite... Anche l'Eccellenza dà la possibilità di salire tramite i playoff, ti dà 8 promozioni extra, oltre a chi vince i rispettivi campionati».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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