La situazione in casa Reggiana si fa estremamente critica dopo la pesante sconfitta casalinga subita per 3-1 contro il Pescara. Il verdetto del campo proietta la formazione emiliana all'ultimo posto in classifica, rendendo ancora più complesso il compito del nuovo allenatore Pierpaolo Bisoli, al suo esordio sulla panchina granata. In un'analisi post-partita lucida e priva di alibi, raccolta dal giornalista Alberto Ferrari, il tecnico ha espresso tutto il suo disappunto per l'approccio alla gara, definendo la prestazione dei primi 45 minuti come insufficiente sotto ogni profilo.
Il divario visto in campo, descritto metaforicamente come quello tra un bisonte e un delfino, ha evidenziato una Reggiana priva di personalità e organizzazione tattica. Bisoli non ha nascosto la propria amarezza per l'atteggiamento dei suoi uomini: «Mi vergogno del nostro primo tempo: è stato imbarazzante». Secondo l'allenatore, il problema principale risiede in un blocco mentale che impedisce ai calciatori di esprimere il proprio potenziale. «Siamo ancora troppo impauriti», ha ammesso il tecnico, sottolineando come la squadra sia crollata emotivamente dopo aver subito la prima rete.
Nonostante il risultato negativo, Bisoli ha cercato di trarre indicazioni positive dalla seconda parte di gara, dove i cambi hanno portato una scossa evidente. In particolare, l'ingresso di Reinhart ha dato maggiore consistenza alla mediana, mentre la fisicità di Gondo è stata fondamentale per la gestione del pallone. «Dobbiamo ripartire dalla buona mezz’ora di calcio che abbiamo proposto dopo lo 0-2», ha dichiarato l'allenatore, ribadendo l'importanza di trovare il coraggio necessario per affrontare la lotta salvezza.
Di seguito, riportiamo le riflessioni complete di Pierpaolo Bisoli sulla prestazione della squadra e sulla gestione tattica dell'incontro:
«È vero, non sono passati alla squadra alcuni concetti basilari. Non abbiamo vinto un contrasto nel primo tempo, neanche uno. Mi assumo tutte le responsabilità, la prima frazione è stata veramente brutta. Si è vista una squadra impaurita e bloccata: serve scavare a fondo. Io voglio i play out, a costo di allenarmi con 14 giocatori».
«Quando si perde, la colpa è sempre dell’allenatore. Ho detto questo in spogliatoio ai miei ragazzi. C’è ancora tanta, troppa paura: siamo attanagliati dal timore. In 15 giorni è difficile rivoluzionare una squadra, manca personalità e lo si è visto chiaramente dopo il primo gol, quando siamo crollati emotivamente ancora prima che calcisticamente. Coi cambi ho dato una scossa e si è visto il cambio di passo. Con Reinhart in campo il centrocampo è sembrato più solido».
«Reinhart è entrato bene, è un giocatore importante, ma ha meno gamba di Charlys e Belardinelli. Non ho ancora la squadra così tanto in mano da poter effettuare un cambio dopo venti minuti, non volevo mortificare nessuno. Comunque non è una questione di modulo, ma di interpretazione del ruolo».
«Lorenzo è sicuramente un grande campione, e lo ha dimostrato ampiamente. Noi in difesa eravamo in superiorità numerica giocando a 4, il problema è stato che nessuno è stato spregiudicato e si è assunto la responsabilità di dire: “lo prendo io”».
«È un giocatore forte. Anche Gondo è stato importante quando è entrato, nessuno difende la palla come lui».
Il cammino verso i playout appare in salita, ma Bisoli sembra intenzionato a procedere con chi dimostrerà la forza mentale necessaria per lottare in questa categoria. La priorità resta quella di superare l'attuale stato di paralisi emotiva che condiziona i risultati, cercando di costruire sulle poche note positive, come le prestazioni di Lambourde e degli altri subentrati, per tentare una risalita che oggi appare quanto mai necessaria.
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