Il presidente della Reggiana, Carmelo Salerno, ha introdotto ufficialmente Pierpaolo Bisoli, terzo tecnico di una stagione tormentata, spiegando con trasparenza le ragioni che hanno spinto la società a un nuovo ribaltone in panchina a distanza di soli 45 giorni dall'ultimo avvicendamento.
Il numero uno granata ha voluto innanzitutto ringraziare Lorenzo Rubinacci per l'impegno profuso, riconoscendo però che la scossa iniziale, culminata con otto punti in quattro gare, si è rivelata un'illusione che non ha retto all'impatto con le difficoltà emotive del gruppo.
Le sconfitte contro Bari ed Entella hanno acceso un campanello d'allarme indelebile nella mente della dirigenza, evidenziando una preoccupante incapacità della squadra di reagire una volta passata in svantaggio.
«Inizialmente cercavamo una svolta ai risultati negativi precedenti e l’abbiamo avuta, ma purtroppo siamo crollati in due partite in cui abbiamo capito che, subendo gol, non si riusciva a reagire» ha ammesso Salerno analizzando il calo dei suoi.
La scelta di puntare su un profilo come quello di Bisoli nasce dalla necessità di affidarsi a un uomo di comprovata esperienza, capace di navigare in acque agitate e di gestire situazioni di classifica che definire precarie è un eufemismo.
Il presidente ha rivendicato con orgoglio il valore della rosa attuale, confermando la sua idea che il gruppo sia tecnicamente valido, visione peraltro condivisa dallo stesso nuovo allenatore durante i primi colloqui.
«Mister Bisoli ha aggiunto un aspetto, che questa squadra, con soli due innesti, l’abbiamo portata più in alto di quanto pensassi io» ha sottolineato il patron, ribadendo la propria convinzione sulla forza dell'organico.
Un momento di forte commozione ha segnato l'intervento di Salerno quando il discorso è scivolato sulle contestazioni ricevute dalla tifoseria, con riferimento particolare agli striscioni e al clima ostile respirato dopo la trasferta di Chiavari.
Il dirigente ha ricordato i traguardi raggiunti negli ultimi sette anni, tra cui due promozioni in Serie B, sottolineando la complessità di gestire un club con passione pura e senza alcun interesse economico collaterale nella città del Tricolore.
«Dopo Amadei, in questa città, nessuno ha speso più soldi di me per la Reggiana» ha rimarcato Salerno, evidenziando gli investimenti massicci effettuati sia per l'allestimento della squadra che per le strutture sportive.
Il presidente ha difeso il modello di gestione "familiare" adottato dal club, rivendicando la crescita costante della società e il prestigio ottenuto a livello nazionale, nonostante gli attacchi personali subiti anche nella sua Modena.
Le critiche feroci e gli insulti ricevuti hanno lasciato un segno di profonda amarezza in un uomo che afferma di dedicare ogni istante del proprio tempo libero al bene dei colori granata.
«Spendiamo milioni e milioni. Essere offeso anche qua a Reggio credo di non meritarmelo. Criticare questa società è come abitare a San Pietro e offendere il papa» ha dichiarato citando con un sorriso amaro Roberto Benigni.
Salerno ha poi voluto rispondere a distanza a chi sembrerebbe preferire un campionato di vertice in Serie C piuttosto che una sofferta lotta per la sopravvivenza nel campionato cadetto.
Per il massimo dirigente, la difesa della categoria è un dogma assoluto e la volontà di mantenere la Reggiana nel calcio che conta prevale su qualsiasi tentazione di un ritorno ai piani inferiori per facili successi.
«Siamo in Serie B! Voglio lottare per tenere la Reggiana in questa categoria, ma pare che in tanti vogliano scendere per vincere il campionato» ha concluso il presidente con un appello all'unità di tutto l'ambiente.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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