Treila abitanti, una manciata di chilometri dal confine piemontese e un pallone che rotola fino a sfondare le porte del paradiso. Se il calcio moderno vi ha stancato con i suoi miliardi, le sue superleghe e i suoi algoritmi, fatevi un favore: prendete la macchina, guidate nell'entroterra savonese e andate a respirare l'aria di Millesimo.
Con il pareggio contro la San Francesco Loano, la compagine giallorossa non ha solo vinto il campionato di Eccellenza ligure con tre turni di anticipo. Ha compiuto un capolavoro sportivo che non ha eguali in Italia. Tre promozioni consecutive. Tre salti nel vuoto. Dalla polvere della Prima Categoria all'Olimpo della Serie D. Un viaggio folle, lisergico, che trasforma una neopromossa, partita in sordina per "fare un bel campionato", in uno schiacciasassi senza pietà.
Le favole, quelle vere, non si costruiscono coi mercenari, ma con gli uomini di trincea. E il Millesimo ha un'anima forgiata nell'acciaio. Ci sono giocatori che cambiano maglia ogni agosto per un rimborso spese in più. E poi c'è il capitano Bove: tredici anni con la stessa maglia cucita addosso. Ha difeso questi colori quando le trasferte significavano campi in terra battuta e docce fredde; oggi si prepara a guidare i suoi in stadi da decine di migliaia di posti in giro per l'Italia.
Insieme a lui, i "sopravvissuti" della Prima Categoria: il genio di Villar sulla trequarti e la diga Ndiaye in difesa. Sono loro l'estensione in campo di Fabio Macchia, l'architetto in panchina. Quattro anni alla guida del club, Macchia ha preso una squadra di provincia e l'ha trasformata in una macchina da guerra, imponendosi di prepotenza come il Re Mida degli allenatori liguri.
Il presidente Levratto aveva chiesto un campionato tranquillo, ma ha costruito, mattone su mattone, un'orchestra perfetta. I numeri non mentono mai, e quelli del Millesimo fanno spavento: 61 punti, 18 vittorie, 7 pareggi e appena 2 sconfitte. Cinquanta reti segnate, solo ventuno subite.
Non è stata solo una questione di tecnica, ma di alchimia. La saracinesca Conde tra i pali, l'agonismo feroce di Facello e i muscoli di Lazzaretti in mezzo al campo hanno fatto da scudo a una trequarti letale. E davanti? L'artiglieria pesante degli innesti estivi: la coppia Totaro-Piccardo, insieme a gente del calibro di Gualtieri, ha scardinato ogni difesa del torneo.
Il triplice fischio contro il Loano ha chiuso un'epoca e ne ha aperta un'altra. L'anno prossimo il Millesimo dovrà prendere il navigatore e impostare rotte ben oltre i confini regionali. La Serie D non è più calcio dilettantistico: è la sala d'attesa del professionismo. È il campionato delle nobili decadute, delle piazze infuocate, delle trasferte da centinaia di chilometri.
Ci sarà da strutturarsi, da fare mercato, da prepararsi a battaglie campali. Ma oggi, a Millesimo, nessuno vuole pensare al domani. Oggi ci sono 3.000 persone che guardano la classifica, si stropicciano gli occhi e scoprono che, a volte, la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Benvenuti tra i grandi, giallorossi. La favola è appena cominciata.
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