La trasferta del "De Cristofaro" ha regalato un sorriso a Valerio Bertotto, capace di guidare il suo Picerno a un successo di vitale importanza nello scontro diretto contro il Giugliano. Una vittoria che permette ai lucani di scavalcare proprio i campani, garantendo il terzo risultato utile consecutivo e una boccata d'ossigeno in una classifica che resta comunque complicata.

Per l'allenatore, però, il ritorno in quella che è stata la sua vecchia casa non è stato solo un impegno professionale, ma un momento carico di significati personali. Bertotto ha infatti voluto sottolineare quanto il legame con la piazza campana sia rimasto intatto, definendola una parte fondamentale della sua crescita umana e sportiva.

Analizzando il momento dei rossoblù, il tecnico ha posto l'accento sulla necessità di dare seguito ai recenti risultati positivi per costruire una salvezza che passa inevitabilmente dalla solidità mentale del gruppo. Secondo il mister, i punti ottenuti in quest'ultimo trittico di gare sono linfa vitale per una squadra che deve ancora uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione. «Oltre al punto dell’ultima partita, teniamo strettissimo anche quello della gara precedente: sono punti preziosi. Il percorso di crescita di questa squadra passa proprio dalla continuità, che in questo momento deve fare la differenza. Dobbiamo mettere più fieno in cascina possibile per staccarci un po’ dalla zona bassa della classifica» ha spiegato Bertotto, elogiando la serietà dei suoi calciatori nonostante un inizio di gestione caratterizzato da ostacoli non indifferenti.

La metamorfosi del Picerno sembra essere legata anche ai movimenti compiuti durante la finestra invernale di mercato, che hanno portato nello spogliatoio elementi in grado di aumentare la competizione interna. Il tecnico ha evidenziato come i nuovi arrivati abbiano portato non solo qualità tecnica, ma anche quella presenza carismatica necessaria per affrontare battaglie come quella di Giugliano. Bertotto si è detto estremamente soddisfatto dell'interpretazione data alla partita, definendola perfetta per le necessità del momento, pur non dimenticando il lato emotivo della serata. «Sono molto felice di essere tornato a Giugliano: per me resterà sempre una tappa speciale della vita. Qui ho costruito qualcosa di splendido insieme a ragazzi meravigliosi, li ringrazierò per sempre. Alla fine, i valori umani e ciò che hai fatto in un percorso professionale sono la cosa più bella che rimane» ha confessato con una punta di commozione.

Entrando nelle pieghe tattiche del match, l'allenatore ha diviso la contesa in due blocchi distinti: un primo tempo di buona fattura e una ripresa di sofferenza organizzata. Sebbene la vittoria rappresenti un acceleratore naturale per la fiducia della squadra, Bertotto non vuole abbassare l'asticella delle pretese tecniche. Se un pareggio sarebbe stato comunque accettabile, la ricerca della massima posta in palio era l'obiettivo dichiarato per compiere un salto di qualità. «Nel primo tempo abbiamo mostrato una buona qualità, pur con qualche imprecisione su cui dobbiamo lavorare ancora tanto: pretendo che i ragazzi sappiano giocare a calcio ancora meglio, perché la qualità ce l’abbiamo nelle corde, ma va tirata fuori con più continuità» ha rimarcato il tecnico, consapevole che nel secondo tempo la squadra ha dovuto stringere i denti per proteggere il vantaggio, rischiando di pagare cara qualche ripartenza non concretizzata per chiudere i conti in anticipo.

Un tema ricorrente nella stagione del Picerno è stata la fragilità nei minuti finali, con troppi punti persi dopo essere passati in vantaggio. La prova di ieri sembra aver invertito questa tendenza, mostrando una squadra capace di mantenere l'ordine difensivo e la concentrazione fino al triplice fischio. Bertotto ha confermato che il lavoro psicologico sull'attenzione ai dettagli è costante, poiché la gestione del vantaggio è prima di tutto un processo mentale. In questo senso, l'apporto dei nuovi innesti è stato giudicato decisivo per elevare il livello di guardia nei momenti di massima pressione. «L’attenzione ai dettagli, soprattutto nei minuti finali, e la concentrazione per tutti i 95-100 minuti deve essere totale: dipende partita per partita, ma fa parte di un percorso mentale a cui i ragazzi si devono abituare» ha ribadito l'allenatore.

In chiusura, il mister ha voluto chiarire la sua visione di fase difensiva, che non deve essere intesa come un compito esclusivo della linea arretrata, ma come un sacrificio collettivo che parte proprio dagli attaccanti. Per Bertotto, la capacità delle punte di sporcare le giocate avversarie è il segreto per permettere ai difensori di lavorare con meno affanni. Tuttavia, la ricerca della solidità non deve andare a discapito della pericolosità offensiva: l'allenatore pretende cinismo per evitare che le partite restino in bilico troppo a lungo. «La fase difensiva la fa tutta la squadra, a partire dagli attaccanti. Più gli attaccanti sono bravi a pressare con continuità e a lasciare palle sporche alle linee successive, più la squadra ne beneficia dietro. Però io pretendo di più in termini di qualità: quando hai l’occasione di fare male devi farla, proprio per non soffrire troppo dopo» ha concluso, tracciando la strada maestra verso l'obiettivo salvezza.

Sezione: Serie C / Data: Mar 13 gennaio 2026 alle 16:45
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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