Come rivelato nel corso di una dettagliata intervista rilasciata ai microfoni della trasmissione «Taralucci e vino» e riportata dai colleghi di gazzettalucchese, il massimo esponente del club rossonero ha tracciato le linee guida del futuro della società, partendo proprio dai segreti che hanno permesso di raggiungere i recenti trionfi calcistici.
«Il segreto del successo? Come sempre è solo il lavoro, che ripaga e che ha ripagato subito e voler esser circondato da professionisti» ha subito voluto mettere in chiaro Matteo Brunori, spiegando come la programmazione sia stata l'arma in più fin dai primi giorni della sua avventura alla guida del sodalizio toscano.
«Quando ho pensato che avremmo vinto? Un momento preciso non c'è stato, ma avevo la convinzione di aver fatto bene lo avevamo da subito, poi è il calcio: un palo in più o una traversa di meno...» ha aggiunto l'imprenditore, evidenziando quanto gli episodi possano incidere in questo sport, pur nella consapevolezza della bontà del progetto iniziale.
La decisione di entrare in modo così prepotente nel panorama del calcio professionistico non è stata casuale, ma figlia di una precisa visione aziendale e, soprattutto, di un forte trasporto emotivo che lo ha legato fin da subito alla piazza e alla sua gloriosa e storica tifoseria.
«Perché ho deciso di investire nel calcio? Per un progetto che è sostenibile, ma prima di tutto per passione e le passioni costano» ha ammesso apertamente il presidente, confermando che l'aspetto sentimentale ha superato ogni tipo di fredda valutazione economica e di business.
«E perché a Lucca? Avevamo già l'idea di cimentarci nel calcio, Lucca non era la prima, ma quando si è creata la possibilità la variabile empatica è stata alta» ha svelato la guida del club, ammettendo che il capoluogo toscano è riuscito a vincere la concorrenza di altre piazze grazie a un feeling scattato immediatamente.
In merito al primo impatto avuto con l'ambiente e con la tifoseria organizzata, il patron non ha nascosto che inizialmente serpeggiasse un po' di normale diffidenza, visti soprattutto i passati burrascosi e le tante delusioni vissute dalla piazza negli anni precedenti.
«L'accoglienza? Tendenzialmente bene, è impensabile non capire che una tifoseria e una città non abbia uno strascico di scetticismo dopo tutto quello che è stato passato» ha sottolineato con grande pragmatismo, dimostrando di comprendere appieno lo stato d'animo dei supporter.
«Devo dire la tifoseria ha risposto bene, il rapporto è migliorato e come tutti i rapporti con il tempo possono migliorare se dalle due parti non c'è malafede» ha proseguito il numero uno del sodalizio rossonero, ponendo l'accento sulla trasparenza e sulla crescita del legame con la gente.
«Il feedback dalla città è importantissimo: senza tifosi non c'è calcio» ha sentenziato l'imprenditore, che ha poi voluto tributare un ringraziamento speciale ai tifosi storici per un'operazione identitaria molto sentita: «Aver riportato il vecchio logo? Merito di Lucca United».
Un aspetto che era stato oggetto di qualche piccola critica da parte degli organi di informazione e del pubblico riguardava la scarsa presenza mediatica della società nei primi mesi della nuova gestione, una scelta che però si è rivelata strategica.
«Abbiamo parlato poco? Alcuni ce lo hanno rinfacciato, ma quando ci si inserisce in una realtà molto delicata si deve evitare di creare aspettative» ha spiegato Brunori, difendendo la linea della concretezza e dei fatti rispetto ai proclami estivi.
«Chi decide sulla squadra? Cerco di essere presente perché mi piace, è ovvio che ho massima fiducia nelle persone che ho vicino e ci si confronta» ha chiarito, descrivendo un modello di gestione snello e basato sulla totale condivisione delle scelte tecniche.
«Una delle cose che mi rende felice è il rapporto che si è creato tra noi: siamo tutti mossi dalla passione» ha affermato con orgoglio, specificando tuttavia i confini del proprio ruolo istituzionale: «Comunque guardo i video sui giocatori, ma non entro nello spogliatoio mai».
Il discorso si è poi spostato sulle nuove frontiere dell'intrattenimento sportivo e sui linguaggi multimediali capaci di avvicinare le ultimissime generazioni, che spesso si stanno allontanando dagli stadi tradizionali per seguire forme di competizione alternative.
«La Kings League? E' in Italia da poco ma sta già raccogliendo numeri importanti, c'è una fascia di ragazzi che non si vede allo stadio e si devono usare i metodi giusti, questo può essere uno di quelli: vederla dal vivo è impressionate, molto più che in tv» ha analizzato il presidente.
Per quanto riguarda i rapporti con le istituzioni cittadine, il numero uno della società rossonera ha voluto spegnere sul nascere ogni tipo di polemica, confermando la totale sintonia con i vertici dell'amministrazione comunale della città.
«I rapporti con il sindaco Pardini e il vice Barsanti? Mi prendono sempre in giro perché dico la solita frase ovvero che sono buoni: c'è una ottima interlocuzione, parliamo di cose concrete e di risolvere problemi, poi ovviamente conta il risultato: tutto questo lavoro deve portare un risultato» ha ribadito.
La discussione ha poi toccato anche i comuni limitrofi, evidenziando come la squadra rappresenti un patrimonio comune dell'intero territorio e non debba essere vista come una realtà chiusa dentro i confini strettamente cittadini.
«I rapporti con il Comune di Capannori? La Lucchese è di tutti, non penso che la dislocazione di un centro sportivo incida su quanto sia giusto stare su un territorio, e siamo andati a Capannori non a Pisa...» ha ironizzato il patron, smorzando i campanilismi locali.
«Qualunque strada che porti un risultato alla Lucchese è sempre percorribile» ha proseguito Brunori, introducendo l'ampio e cruciale capitolo legato alle infrastrutture necessarie per dare stabilità e un futuro florido al club.
«Le priorità? Alcune di queste devono viaggiare in parallelo, certi tipi di investimento sono sostenibili con le strutture, stadio è una priority e la prima cosa che annunceremo come progetto, il centro sportivo è quello che rende futuribile il nostro percorso» ha annunciato con fermezza.
«Tra l'optimum e quello che c'è va trovato un equilibrio» ha aggiunto il massimo dirigente rossonero, ricordando però che i risultati sul rettangolo verde rimangono il motore trainante: «Poi tra le priorità, anche il gruppo squadra: vincere aiuta a sviluppare tutto il resto. Altra priorità è il settore giovanile».
Proprio sul delicatissimo tema della gestione dei giovani e dei rapporti politici e sportivi con le altre realtà calcistiche della provincia, il patron non ha nascosto una profonda e marcata nota di delusione per gli accordi non mantenuti.
«I rapporti con le altre formazioni giovanili? Tra i mille difetti che ho non ho l'ignavia: negli ultimi 20 anni la Lucchese non ha avuto un buon rapporto con decine di dirigenti diversi, erano tutti criminali?» ha domandato provocatoriamente la guida del club.
«Al tavolo a inizio stagione abbiamo chiesto una mano, un patto che non prevedeva la scuola calcio. Quale è stata questa mano? C'è stata? No, da parte mia la parola è stata rispettata dalle società del territorio no» ha denunciato apertamente.
«Purtroppo a parole dicono tutti che la prima cosa è la Lucchese ma la risposta che ho avuto dal territorio sulla Juniores non è stata quella» ha rincarato la dose Brunori, evidenziando una netta chiusura nei confronti di chi ha preferito fare i propri interessi personali.
«Ognuno fa il suo percorso, poi il tempo potrà aiutare ma aggiungo che nessuno si è fatto vivo con noi per dire che non andava qualcosa... A distanza di circa di un anno non è andata come avevamo detto e questo punto iniziamo un percorso e poi vedremo...» ha sentenziato.
«Sul settore giovanili dobbiamo investire per riuscire a valorizzare qualche ragazzo in prima squadra, ma anche per creare senso di appartenenza e per uno scopo sociale» ha concluso sul punto, delineando la nuova strategia autarchica del club.
I fari della tifoseria sono però tutti puntati sul nuovo stadio e sulle tempistiche di presentazione di un'opera considerata fondamentale per l'autofinanziamento e per il definitivo salto di qualità della compagine toscana.
«Il progetto dello stadio? Avrete notizie presto, lo stadio e il centro sportivo sono importanti: creando spazi che creano reddito rendono sostenibile il resto» ha svelato il presidente, anticipando l'imminente arrivo di comunicazioni ufficiali in merito.
«Gli introiti dello stadio non puoi limitarli al botteghino, la legge sugli stadi prevede appunto spazi che rendano alle società» ha spiegato l'imprenditore, illustrando la filosofia moderna che guiderà la ristrutturazione dell'impianto sportivo.
«Non si può più pensare solo alle tribune e alla loro ristrutturazione, ma agli spazi che potrebbero essere dietro alle tribune stesse» ha precisato il massimo dirigente: «Lato centro sportivo, il tipo di investimento è diverso: è sulla qualità del lavoro del settore giovanile e il suo sviluppo».
Sollecitato sul tema delle riforme del calcio italiano e sull'introduzione delle seconde squadre nei campionati professionistici minori, il massimo dirigente ha espresso un parere lapidario e senza possibilità di appello.
«Se sono favorevole alle squadre B? No e mi fermo per evitare querele» ha tagliato corto il patron rossonero, manifestando in modo inequivocabile la propria totale contrarietà a questo tipo di modello sportivo.
Le ambizioni in vista del prossimo campionato rimangono altissime e la società non si nasconderà dietro ai soliti traguardi di facciata, puntando direttamente al vertice della classifica per regalare grandi soddisfazioni al popolo rossonero.
«La squadra per il prossimo anno? Chi viene qui sa che deve fare un campionato di vertice, voglio sia un campionato divertente e con me le persone, i bambini: vincere non è la cosa più importante ma è quello che conta» ha dichiarato con grande determinazione.
«Sono sicuro che ci divertiremo, la componente gioco deve essere rilevante, io non guardo più la Serie A che non mi diverte» ha ammesso Brunori, che ha poi infiammato la piazza svelando le primissime e importantissime operazioni di mercato già concluse.
«Il calciomercato? I primi tre della lista sono stati presi tra cui un centrocampista forte come Labriola e un esterno come Sirbu» ha annunciato il presidente, ufficializzando di fatto i primi tasselli della nuova rosa.
«Chi resterà della passata stagione? Sicuramente qualcuno rimarrà, a partire da Santeramo» ha poi confermato, blindando uno dei leader del gruppo dello scorso anno per dare continuità tecnica e morale allo spogliatoio.
«Giocatori forti ce ne sono tanti che vogliono venire da noi, ma giocatori che hanno valori come lui non è facile trovarli: tutti coloro che rispecchiano queste caratteristiche è un piacere averli» ha proseguito il patron rossonero.
C'è grande attesa anche per scoprire il nome della nuova guida tecnica che siederà sulla panchina della squadra, un mistero che verrà svelato nel giro di pochissimi giorni attraverso una serie di incontri ufficiali con i giornalisti.
«L'allenatore? In conferenza stampa» ha glissato inizialmente l'imprenditore, fornendo subito dopo le date esatte in cui verranno tolti i veli sulla nuova stagione sportiva: «Finito di lavorare sulla programmazione, dal 22 al 25 faremo un paio di conferenze stampa su mister, gruppo squadra e progetti».
«Ritiro? Tra le opzioni, ci sono un posto vicino a Lucca» ha aggiunto Brunori, preferendo per il momento non sbilanciarsi sulla località esatta che ospiterà la preparazione estiva dei calciatori rossoneri.
Nel corso della chiacchierata c'è stato spazio anche per una simpatica battuta legata a una precisa richiesta dei tifosi e per un accenno alle iniziative commerciali che la società ha intenzione di lanciare a breve sul territorio.
«Il pullman della Lucchese? Non se ne parla: una delle prime cose che mi hanno detto i tifosi è di non parlare del pullman» ha scherzato il presidente, che ha poi aggiunto sul fronte del merchandising: «Lucchese store? C'è qualcosa in progetto».
Un momento di grande orgoglio per tutto l'ambiente è stato rappresentato dai complimenti pubblici arrivati da una delle più grandi rockstar della musica italiana, un attestato di stima che ha certificato la bontà dell'impresa compiuta.
«I complimenti di Vasco Rossi per la nostra promozione? Che bello, lo stadio è l'ultimo baluardo di libertà delle persone, vive di microcosmi che si nutrono di emozioni, che ha un impatto sociale importante» ha commentato visibilmente emozionato il numero uno del club.
La nota dolente della stagione appena conclusa è stata invece rappresentata dai troppi divieti di trasferta che hanno penalizzato la tifoseria, una situazione che il patron non ha esitato a definire paradossale e mal gestita dalle autorità competenti.
«Tante trasferte vietate? Tante, troppe e alcune ancora non ho capito ancora perché: il teatro dell'assurdo è stato con la Massese» ha attaccato duramente l'imprenditore, schierandosi apertamente al fianco dei propri sostenitori.
«Ci spiace per i tifosi e non è una cosa corretta nemmeno per la società, si falsano le cose e non è nemmeno giusto nella misura in cui chi deve gestire si limita a vietare» ha proseguito Brunori con toni molto severi.
«Se non si sanno gestire queste cose con centinaia o poche migliaia di persone...» ha polemizzato il presidente, che ha infine concluso l'intervista rivolgendo lo sguardo al futuro a medio e lungo termine della compagine rossonera.
«Dove vedo la Lucchese tra tre o o cinque anni? La vedo in un contesto dove possa essere rilevante e il divertimento possa essere dato non solo dalla Lucchese ma dagli avversari» ha concluso il massimo dirigente.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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