Una stagione vissuta sull'orlo del precipizio, conclusa con un'impresa che in pochi avrebbero pronosticato. Andrea Fulignati, portiere classe 1994, saluta l'Empoli con un lungo messaggio affidato ai social, al termine di un anno che lo ha visto protagonista di una salvezza strappata con le unghie in Serie B.
Il estremo difensore, in prestito dalla Cremonese con cui è ancora sotto contratto, sembra destinato a non proseguire la propria avventura in azzurro. Le parole del suo commiato, pur senza esplicitare una separazione definitiva, lasciano poco spazio all'interpretazione.
«Un'altra stagione arriva al termine. Ci voleva un po' di tempo prima di scrivere qualcosa. Non è stata una stagione semplice ma per fortuna si è conclusa nel migliore dei modi. E per come si era messa, non era affatto scontato. Siamo stati bravi a crederci fino alla fine e fortunati sia negli episodi che nella classifica. In altre stagioni 41 punti non sarebbero bastati. E questo deve essere d'insegnamento per il futuro».
Quarantuno punti come linea di galleggiamento in un campionato più competitivo del solito, dove il margine tra la salvezza e la caduta in terza serie si è assottigliato fino quasi a scomparire. Un dettaglio numerico che Fulignati trasforma in monito per la società e per chiunque verrà dopo di lui.
Il legame con la città va però ben oltre il campo. Fulignati è nato a Empoli, è cresciuto nel quartiere della Maratona, e indossare quella maglia ha significato qualcosa di profondamente diverso rispetto a qualsiasi altra esperienza professionale.
«Personalmente è stato un anno incredibile. Giocare nell'Empoli per me è un qualcosa di speciale. A Empoli ci sono nato. Sono cresciuto in Maratona. Ho cercato di trasmettere questo mio senso di appartenenza a tutti i miei compagni nella speranza di riuscire a tirare fuori il massimo anche dalla brutta situazione in cui ci eravamo ritrovati».
Quel senso di appartenenza, racconta il portiere, è diventato combustibile nei momenti più difficili, uno strumento per trascinare i compagni quando la classifica pesava come un macigno. E il risultato ottenuto assume un valore che supera la semplice aritmetica dei punti.
«La cosa di cui sono più orgoglioso è la consapevolezza di essere riuscito, insieme alla squadra, a ribellarci ad un finale che a un certo punto sembrava quasi inevitabile. Retrocedere in Serie C dopo 30 anni sarebbe stato devastante. L'Empoli è una realtà riconosciuta in tutta Italia da ormai tanto tempo. E questo patrimonio del nostro territorio va tutelato in tutti i modi per poter permettere alle generazioni future di vivere quelle emozioni che ho provato quando ero bambino».
Trent'anni di storia in categorie professionistiche di rilievo — un patrimonio calcistico e identitario che Fulignati descrive come qualcosa che appartiene all'intera comunità, non soltanto alla società sportiva. Un club che, nelle parole del portiere, incarna qualcosa di più grande di una semplice squadra di calcio.
Il messaggio si chiude con una serie di ringraziamenti che confermano, tra le righe, il carattere di un vero e proprio addio. «Ringrazio la famiglia Corsi per l'opportunità indimenticabile che mi è stata concessa. Un grazie anche a tutte le persone che lavorano nell'Empoli. Siete fantastici! E un grandissimo grazie a tutti i tifosi azzurri. Mi avete fatto sentire una persona speciale e spero di aver ricambiato il vostro affetto con la passione e l'amore che ho per la nostra maglia».
Parole di gratitudine verso la proprietà, lo staff e il pubblico, con quel riferimento alla maglia — «la nostra maglia» — che suona come l'ultima dichiarazione d'amore di un figlio della città verso il club della sua infanzia.
Cosa riservi il futuro a Fulignati resta da definire. Il contratto con la Cremonese lo lega ancora ai grigiorossi, e sarà il mercato estivo a stabilire quale sarà la prossima tappa della sua carriera. Quel che è certo è che, almeno per questa stagione, il portiere ha onorato sino all'ultimo la maglia che da bambino avrà sognato di indossare.
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