Un pomeriggio di fine maggio del 2022 che sembrava segnare l'inizio di una carriera promettente si è trasformato, tre anni dopo, nell'epilogo definitivo. Davide Costanzo, 23 anni, difensore cresciuto nel settore giovanile del Napoli, ha annunciato il ritiro dal calcio giocato attraverso un post su Instagram carico di amarezza e accuse verso un ambiente che, a suo dire, premia le conoscenze più del talento.
La carriera di Costanzo si era distinta nelle giovanili azzurre, dove aveva indossato la fascia di capitano durante momenti cruciali. L'apice era arrivato proprio in quel maggio di tre anni fa, quando il suo Napoli Primavera conquistò la salvezza nel campionato di Primavera 1 attraverso i play-out contro il Genoa. La squadra, che poteva contare su talenti del calibro di Ambrosino, Vergara e Iaccarino, riuscì nell'impresa con un pareggio esterno seguito da una vittoria casalinga, tenendo Costanzo in campo fino allo stremo delle forze.
Il percorso del giovane difensore, cresciuto nella stessa via della famiglia Insigne, sembrava destinato a proseguire nel calcio professionistico. Aveva già firmato un contratto da professionista e assaporato per diciotto volte la panchina della prima squadra sotto la gestione di Gennaro Gattuso. L'esordio, seppur in un'amichevole contro il Benevento durante la gestione Spalletti, era arrivato con i galloni da capitano, suggellando un legame speciale con il club partenopeo.
Tuttavia, il salto nel calcio dei grandi si rivelò più complicato del previsto. Due prestiti in Serie C, all'Alessandria e alla Pro Vercelli, portarono solamente cinque presenze complessive in un anno, senza la fortuna sperata. L'estate 2023 segnò la rottura definitiva con il Napoli e l'inizio di un lungo pellegrinaggio tra squadre dilettantistiche: Portici, Angri, Nola, Pompei, fino al ritorno alle origini con il Frattamaggiore.
Con l'arrivo del nuovo anno, Costanzo ha scelto di chiudere definitivamente con il calcio, affidando ai social un lungo sfogo che non risparmia critiche feroci al sistema. "Ho capito, purtroppo, che il calcio è un mondo dove il merito conta meno dei favori – scrive sul suo profilo Instagram - Dove chi ha gli agganci va avanti, e chi ha solo valore resta fermo. Attorno a me, nel momento buono, eravate in tanti: sorrisi, complimenti, pacche sulle spalle e presenze improvvise. Ma quando il buio è arrivato, quasi tutti sono spariti".
Le parole dell'ex difensore si fanno ancora più dure quando punta il dito contro coloro che avrebbero atteso con malcelato piacere il suo fallimento: "La cosa peggiore è chi ha fatto finta di gioire per il mio 'successo'. So bene che volevate questo momento. Lo stavate aspettando. Io, invece, no. Ho già disegnato un'altra strada. Voi? Siete rimasti fermi, e io vi ho lasciati lì. Su una strada che, fortunatamente, non mi appartiene".
Il messaggio si conclude con quella che appare come una dichiarazione di integrità morale, trasformando quella che altri potrebbero definire una carriera interrotta in una scelta consapevole: "E se oggi smetto, non è perché non ne sono capace, come vi fa comodo credere. Ma perché questa non è più una strada né sicura né giusta. E se questo sistema chiama 'fallimento' l'essere rimasto pulito, allora rifarei tutto. Perché io, per andare avanti, non mi sono mai venduto".
La denuncia di Costanzo non rappresenta un caso isolato nel panorama calcistico italiano. Precedentemente, un altro ex giovane del Napoli, Massimiliano Flora, 21 anni, aveva espresso considerazioni altrettanto critiche sull'ambiente attraverso i social media, suscitando notevole attenzione mediatica. Risalendo indietro nel tempo e spostando lo sguardo geografico, anche Filippo Cardelli, difensore cresciuto nel settore giovanile della Lazio e oggi 27enne, aveva definito "tutto finto" il calcio italiano, scegliendo di proseguire la propria carriera negli Stati Uniti.
Questi episodi sollevano interrogativi sulla gestione dei giovani talenti nel calcio professionistico e dilettantistico italiano, evidenziando un possibile divario tra aspettative e realtà per chi cerca di emergere basandosi esclusivamente sulle proprie qualità tecniche e sportive.
Per Davide Costanzo, tuttavia, sembra essere giunto il momento di voltare definitivamente pagina. Con una maturità e una consapevolezza notevoli per la sua età, l'ex capitano del Napoli Primavera si appresta ad affrontare una nuova fase della vita, forse meno luminosa rispetto ai sogni di gloria coltivati da bambino nei vicoli della stessa zona dove crescevano i fratelli Insigne, ma con la certezza che esistono percorsi alternativi oltre i confini del rettangolo di gioco.
La sua storia diventa così testimonianza di come il calcio, per molti giovani, rappresenti non solo un sogno ma anche un percorso irto di ostacoli che vanno ben oltre le capacità tecniche, trasformandosi talvolta in un banco di prova sulla tenuta psicologica e sulla capacità di reinventarsi quando le porte del professionismo si chiudono definitivamente.
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