La promozione del Barletta dopo undici anni scatena i festeggiamenti in città. Le dichiarazioni del primo cittadino Cannito sul possibile arrivo del Bari in cadetteria accendono però le polemiche, mettendo a rischio un consolidato gemellaggio tra le due tifoserie pugliesi.
Undici anni di attesa, poi l'abbraccio collettivo di un'intera città. Il Barletta ha conquistato domenica la promozione in Serie C, laureandosi campione del Girone H di Serie D e riportando il calcio professionistico sulle rive dell'Ofanto. Una vittoria sportiva che ha travolto le strade di Barletta in un'ondata di entusiasmo popolare, coinvolgendo istituzioni, tifosi e semplici cittadini in un momento di festa condivisa.
Tra i protagonisti dei festeggiamenti anche il sindaco Cosimo Damiano Cannito, che intervenendo ai microfoni delle emittenti locali ha voluto celebrare pubblicamente il traguardo raggiunto dalla squadra biancorossoblu. Nel farlo, tuttavia, il primo cittadino è incappato in una dichiarazione destinata a fare rumore ben oltre i confini cittadini.
Parlando del prossimo campionato di Serie C e delle sfide che attendono il Barletta, Cannito si è lasciato andare a un auspicio quanto meno inatteso, invocando apertamente la retrocessione del Bari — club attualmente impegnato in una difficile lotta per evitare la discesa dalla Serie B. «Questa è la vittoria di tutta la città. L'anno prossimo verranno a Barletta squadre come Catania, Foggia, Salernitana e spero anche il Bari. Non me ne voglia il sindaco Leccese, ma è una aspirazione», ha dichiarato Cannito, come riportato da Tuttoc.com. «Da barlettano, mi auguro che il Bari scenda dal paradiso in cui è stato proiettato e venga nella nostra realtà. Il calcio è anche accoglienza, far conoscere la città e il territorio, creare un investimento e un indotto economico. Sono davvero contento per tutti i cittadini di Barletta».
Le parole del sindaco, pur maturate nell'evidente clima di euforia del momento, hanno rapidamente fatto il giro dei social network e delle piattaforme digitali, sollevando reazioni contrastanti. Se l'entusiasmo per la promozione è comprensibile e condivisibile, l'augurio esplicito di vedere il Bari retrocedere ha colto di sorpresa molti osservatori, anche al di fuori della Puglia.
Ciò che rende la vicenda particolarmente delicata è il contesto di lungo corso che lega le due realtà calcistiche. Tra le tifoserie del Barletta e del Bari, infatti, vige da anni un gemellaggio sportivo consolidato, fondato su un senso di appartenenza comune alla terra pugliese e su una storia di reciproca solidarietà tra i rispettivi gruppi ultras. Un legame che, inevitabilmente, le dichiarazioni del sindaco rischiano di incrinare, generando malumore tanto negli ambienti barlettani quanto, e soprattutto, in quelli baresi.
Le parole di Cannito non hanno mancato di suscitare perplessità anche tra i sostenitori del Barletta stesso, consapevoli del valore simbolico e umano di quel gemellaggio. Invocare pubblicamente la retrocessione di una squadra con cui si condivide un patto d'amicizia rappresenta, agli occhi di molti, un passo falso istituzionale oltre che calcistico.
Al momento in cui si scrive, non risulta alcuna rettifica ufficiale da parte del primo cittadino. La domanda che circola negli ambienti sportivi e sui social è dunque una sola: il sindaco Cannito tornerà sui propri passi, chiarendo o ridimensionando le proprie affermazioni? Un gesto distensivo nei confronti della tifoseria barese e del sindaco di Bari Vito Leccese — citato dallo stesso Cannito nel suo intervento — potrebbe rivelarsi opportuno per stemperare le tensioni e riportare l'attenzione su ciò che davvero conta: la storica promozione di una città e di una squadra che, dopo oltre un decennio, torna finalmente a recitare un ruolo nel calcio professionistico italiano.
La Serie C attende il Barletta. E con essa, un campionato di grande tradizione e richiamo, capace di portare nel centro della Bat squadre blasonate e palcoscenici di rilievo nazionale. Un'opportunità, come ha ricordato lo stesso sindaco, non solo sportiva ma anche economica e promozionale per l'intero territorio. Purché, si spera, nel segno dell'accoglienza — e non della rivalità — che il calcio, nel suo significato più autentico, dovrebbe sempre incarnare.
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