Ci sono stagioni che restano negli almanacchi e altre che entrano nel cuore. Quella vissuta dal Lumezzane sembra destinata a fare entrambe le cose. A margine di un risultato che l'ambiente ha già cominciato a celebrare come un'impresa, il tecnico Emanuele Troise ha scelto di non affidarsi a dichiarazioni estemporanee nel post-partita, ma di raccogliere pensieri e sentimenti in una lettera pubblica, diffusa attraverso i canali ufficiali del club. Un documento lungo, sincero, che ripercorre mesi di lavoro, tensioni e riscatto.

Il punto di partenza è drammatico, e Troise non lo nasconde. Quando l'allenatore siede sulla panchina rossoblù, il 16 settembre scorso, trova una squadra che non conosce la vittoria da otto mesi. A imprimersi nella sua mente non è un dato statistico, ma una frase raccolta nello spogliatoio, pronunciata da un membro dello staff: «Una cosa del genere non mi era mai successa». Poche parole, ma sufficienti a fotografare lo stato d'animo di un gruppo che aveva bisogno, prima ancora di schemi e tattica, di ritrovare se stesso.

La reazione non si fa attendere. Già la prima settimana sotto la guida del nuovo tecnico, il Lumezzane conquista il derby stagionale. Una vittoria che, con il senno di poi, assume i contorni di uno spartiacque. «Quella settimana portò alla vittoria del primo derby stagionale», scrive Troise, «dando il via a quello che oggi festeggiamo come un piccolo miracolo sportivo, realizzato insieme senza mai risparmiarci». Il condizionamento psicologico di una striscia negativa tanto lunga viene spezzato in pochi giorni. Da lì, una risalita progressiva che culmina nel traguardo appena centrato.

Ciò che colpisce nella lettera di Troise non è solo il tono celebrativo, ma la cura con cui vengono nominate e ringraziate le diverse anime del club. L'allenatore dedica passaggi specifici all'area medica, alla logistica, alla comunicazione: figure spesso invisibili alle cronache sportive, ma determinanti nell'economia quotidiana di una squadra professionistica.

La dirigenza viene citata con particolare riconoscenza. «Voglio citare il presidente Caracciolo, il dt Mantovani e in particolare il ds Simone Pesce», scrive il tecnico. Il direttore sportivo viene ricordato per le parole spese nel momento di maggiore pressione della stagione: «Mi risuonano ancora le sue parole nel momento cruciale della stagione, quando sottolineava la necessità di proteggere il gruppo squadra a ogni costo». Una scelta lessicale, quella di Pesce, che rivela una filosofia di gestione orientata alla coesione interna piuttosto che alle pressioni esterne — un approccio che, evidentemente, Troise ha fatto proprio e che ritiene decisivo nel percorso di rimonta.

Eppure, nel momento dei ringraziamenti, Troise mantiene la bussola puntata verso chi ha sudato sul campo. «Gli attori principali rimangono i calciatori», afferma l'allenatore, che sceglie di chiudere questo passaggio con un richiamo alle parole di Paghera — figura interna al club — pronunciate nei momenti difficili: «Anche nelle storie più belle l'inizio è difficile, ma dalle difficoltà nascono le grandi favole». Una citazione che trasforma retroattivamente quei mesi bui da peso da portare in carburante narrativo, quasi a dire che senza la crisi iniziale il riscatto non avrebbe avuto lo stesso sapore.

La lettera, tuttavia, non si chiude nella nostalgia del risultato appena ottenuto. Troise è un tecnico che non concede tregua, nemmeno a se stesso. L'ultima parte del testo guarda avanti con determinazione, quasi con urgenza: «La nostra favola è già da raccontare, ma davanti a noi abbiamo nuovi obiettivi e pagine da scrivere. Il lavoro non è finito. Avere una mentalità vincente richiede di guardare sempre avanti, connessi alle sfide che ci attendono insieme alla nostra comunità».

È un messaggio che ha il doppio destinatario tipico delle comunicazioni dei tecnici di calcio: il gruppo squadra, a cui si chiede di non abbassare la guardia, e la tifoseria, a cui si offre la prospettiva di un finale di stagione ancora ricco di potenziali soddisfazioni. L'uso della parola «comunità» non è casuale: suggerisce una visione del club come entità radicata nel territorio, in cui il confine tra chi gioca e chi sostiene tende a sfumare in un progetto condiviso.

Resta sullo sfondo una domanda che il calcio sa porre con efficacia: quanto durano i miracoli? La storia del Lumezzane in questa stagione non è ancora conclusa, e Troise sembra il primo a saperlo. La lettera che ha consegnato alla storia del club non è un epitaffio, ma un capitolo di mezzo — scritto bene, con consapevolezza e gratitudine, ma aperto sul finale.

Sezione: Serie C / Data: Mar 21 aprile 2026 alle 10:15
Autore: Ermanno Marino
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