La città di Brindisi riabbraccia il calcio che conta, celebrando il ritorno matematico in Serie D al termine di una cavalcata caratterizzata da una programmazione rigorosa e numeri da record. Il verdetto del campo è arrivato con due giornate di anticipo rispetto alla chiusura del calendario, suggellando un percorso iniziato nella scorsa stagione estiva attraverso le scelte strategiche della proprietà, che ha affidato la direzione sportiva a Emanuele Righi e la guida tecnica a Salvatore Ciullo.
Dietro il successo sportivo emergono dettagli che mescolano la filosofia di gestione alla scaramanzia. In un'intervista rilasciata lo scorso 13 febbraio al Quotidiano di Puglia, il direttore sportivo Righi aveva accennato a un particolare abbigliamento mantenuto nonostante il rigore invernale. A promozione acquisita, il dirigente ha chiarito l'aneddoto: «Di base non sono scaramantico, ma a Giugliano fu una stagione, come clima, molto calda. Un inverno mite. Vincemmo le prime dieci partite ed ero, logicamente, in t-shirt. Da quel momento, non me la sono più tolta e abbiamo vinto il campionato. Nelle altre stagioni, le categorie suggerivano camicia e giacca: io non sono per stereotipi, però mi sono adeguato. Non ho vinto. Allora, eccoci al riproporre la maglietta. Diciamo che non sono scaramantico. Però...».
Il Brindisi si è imposto come la miglior difesa d'Italia, mantenendo una straordinaria imbattibilità che ha resistito anche agli innesti più offensivi del mercato invernale, come quello di Juanito Sanchez. Secondo Righi, proprio la capacità della squadra di non perdere equilibrio è stata la chiave della vittoria.
«Credo sia stato importante. Con il suo arrivo, però, la squadra ha subito un inevitabile sbilanciamento in avanti e ha continuato al non subire gol. È un segno che avevamo già tanti Sanchez che ti permettono di non subire reti: non mi pare un dato di poco conto» ha detto come riportato dal Quotidiano di Puglia.
Riguardo alla consapevolezza di poter raggiungere l'obiettivo prefissato, il DS ha ammesso un'altalena di sensazioni, tra la certezza di aver costruito una rosa competitiva e il timore della concorrenza di piazze come Taranto, Canosa e Bisceglie. La svolta definitiva è avvenuta a dicembre:
«Subito e mai. Da un lato, sin da subito, avevo in testa di comporre una squadra fortissima per la categoria. Poi, però, è arrivato il Taranto, si confermavano Canosa e Bisceglie. Insomma, qualche incertezza stava nascendo. Poi, il mercato di dicembre: guardavo le altre, sapevo quel che volevo fare ed ero presuntuosamente convinto di essere diventato ancora più forte. Così è stato».
Interrogato sulla ricetta per vincere un campionato – il settimo in carriera tra i ruoli di allenatore e dirigente, con esperienze che spaziano da Mantova a Giugliano – Emanuele Righi ha identificato un modello organizzativo preciso, definito "catena corta":
«Come sempre, catena corta: proprietà, direttore sportivo, allenatore. La società deve dare un mandato al ds e aspettare che lui svolga il lavoro. Nella mia vita ho vinto sette campionati tra allenatore e direttore sportivo: da Mantova a Giugliano passando per Brindisi. Per vincere, ritengo che la ricetta sia appunto catena corta».
Nonostante i festeggiamenti, il DS ha scelto di mantenere un profilo defilato, lasciando la scena ai calciatori: «Ho questa particolarità: quando ho vinto, ho sempre preso la macchina e me ne sono andato. È giusto che festeggino i protagonisti del campo».
Mentre la squadra punta a onorare le ultime due gare di campionato con l'obiettivo di vincere ogni sfida residua, resta l'incognita sulla permanenza del direttore sportivo per la prossima stagione in Serie D. Alla domanda su una sua possibile riconferma, Righi è rimasto cauto: «Al momento, no. Finiamo il campionato e in una settimana decidiamo. Con grande serenità».
L'unico neo in una stagione trionfale? Con un pizzico di ironia, il dirigente indica nei costanti contatti con Antonino Pesolo il momento più complesso del suo lavoro quotidiano: «Ogni volta che Antonino mi manda un Whatsapp o vedo che mi sta chiamando. È decisamente l’ottavo dei sette nani: Pesolo».
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