Busto Arsizio è alle prese con settimane di passaggi decisivi per le sorti dell'Aurora Pro Patria. Mentre la dirigenza ha provveduto al saldo di tutte le pendenze federali in scadenza, un adempimento imprescindibile dopo la stagione appena archiviata, il club biancoblù si trova proiettato verso una fase di cambiamento ai vertici, avviata sabato scorso con la presentazione del nuovo direttore sportivo Giovanni Giovanditti. In questo contesto, Patrizia Testa, che si avvia a concludere undici anni alla guida della società, ha tracciato un bilancio del cammino percorso, con particolare attenzione alle vicende più recenti, offrendo al contempo uno sguardo sulle prospettive a breve termine del sodalizio.
«Sì, sono stati pagati tutti» ha dichiarato Testa, come riportato da ilbustese.it, mettendo in chiaro la puntualità degli adempimenti economici nonostante le difficoltà attraversate negli ultimi mesi. L'attenzione si è quindi spostata sulla riorganizzazione interna alla società e sull'esercizio del diritto di prelazione attivato da Finnat, la finanziaria legata al socio minoritario Luca Bassi. «Hanno manifestato la volontà di esercitare la prelazione rispetto all'offerta che avevo ricevuto dal signor Travagin. Ora sto valutando con il mio legale i dettagli dell'operazione, con l'obiettivo prioritario di non portarmi a casa ulteriori problematiche dopo ben 11 anni di gestione», ha spiegato la presidente.
Il commiato di Patrizia Testa porta con sé un carico di amarezza personale, legato alla sensazione di aver affrontato spesso da sola le difficoltà nel contesto cittadino. «Esco molto delusa dall'ambiente e dal contorno», ha ammesso apertamente la presidente. «In questi 11 anni, molte delle persone che mi hanno affiancato, non parlo a livello lavorativo, hanno solo approfittato della mia buona fede e della mia generosità. Quasi tutta la grande imprenditoria di Busto Arsizio si è girata dall'altra parte. C'è gente che dichiara di amare la Pro Patria sulla carta ma poi... Questo per me è fonte di profondo dispiacere».
La presidente ha inoltre rigettato con decisione le critiche piovutele addosso nel corso della stagione, conclusa con la retrocessione sul campo: «Molte delle critiche di questo ultimo anno sono state strumentalizzate, soprattutto da chi non ha ottenuto tramite la mia persona la visibilità o gli incarichi che pretendeva. Quando ho letto di "disastro sportivo" accostato unicamente al mio nome e cognome, ho provato un profondo sdegno. Chi conosce la realtà sa che io, dal primo luglio dello scorso anno, non ho preso alcuna decisione tecnica (come già fatto in passato) o di budget. Le direttive e la gestione sono state interamente nelle mani di Finnat e del dottor Bassi».
Sul punto, Testa ha rivelato che le sue dimissioni dal Consiglio di Amministrazione, presentate nel mese di marzo insieme alla figlia, sono state un passo necessario per superare l'impasse: «Senza quel gesto, oggi saremmo ancora fermi. Chi altro avrebbe accettato, detenendo il 51 per cento, di spendere più di quando possedeva il 100 per cento?». Un allontanamento dalla gestione ordinaria che la presidente uscente ha riassunto con un episodio significativo: «Quest'anno, per la prima volta in 11 campionati, non ho salutato i giocatori. Alcuni di loro, se li incontrassi per strada, non saprei nemmeno riconoscerli. A luglio del 2025 sono partita con la promessa scritta che nel brevissimo termine sarebbero state rilevate le mie quote. È stato solo per questo motivo che ho lasciato carta bianca alla controparte, permettendo loro di strutturare la società come volevano».
Pur tra le difficoltà, Patrizia Testa ha concluso il proprio intervento guardando con favore al futuro della Pro Patria: «Spero che la transizione si concluda rapidamente e nei termini legali. Auguro alla futura compagine societaria di essere in grado di riportare al più presto la Pro Patria in Serie C, la categoria dove merita di stare. Se Bassi e il suo gruppo sapranno raggiungere questo traguardo, avranno il mio sincero applauso».
Il quadro societario si arricchisce di un ulteriore elemento di tensione a causa dell'iniziativa legale promossa nei giorni scorsi da Giancarlo Travagin. Lo scorso 13 giugno l'imprenditore piemontese ha reso pubblica una nota con cui ha comunicato di aver affidato all'avvocato Giovanni Di Caprio, specializzato in diritto sportivo nazionale, l'incarico di avviare accertamenti sulla regolarità della nuova proprietà e sulla effettiva presenza dei requisiti abilitativi in capo ai soggetti da essa indicati. Travagin ha manifestato timori riguardo al pericolo di «nomine opache o in potenziale violazione delle NOIF», precisando che agirà «senza esitazioni, anche nelle opportune sedi federali e giudiziarie, qualora emergessero irregolarità» e confermando di non voler fare «un passo indietro».
Resta dunque aperto un fronte di incertezza in un quadro societario che si profila ancora articolato e in evoluzione. Solo nei prossimi giorni, dopo la verifica delle condizioni della prelazione – che la presidente uscente chiede sia solida e priva di vizi per scongiurare future controversie –, sarà possibile stabilire se si arriverà al passaggio definitivo di consegne in favore di Finnat oppure se lo scenario societario subirà nuovi e imprevisti sviluppi.
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