C’erano una volta i giorni di gloria, quelli delle finali vinte a Poggibonsi per lo Scudetto dilettanti, del campionato vinto in serie D, dei play off in serie C, dell’orgoglio di una città intera che aveva ritrovato identità e passione. Oggi la Recanatese si risveglia in un incubo fatto di silenzi, trattative naufragate e prospettive incerte. La notizia – riportata dal Corriere Adriatico – è che la cordata "di fuori regione" ha detto no, ritirando la propria manifestazione d’interesse per rilevare il club. Un altro treno perso.
In assenza di comunicazioni ufficiali da parte della società, è doveroso affidarsi a chi ogni giorno, con professionalità e ostinazione, cerca di raccontare la verità. Non è semplice. Non lo è mai, quando regna il riserbo, quando l’informazione viene trattata come un intralcio, invece che come un dovere verso la comunità sportiva. Ecco perché diciamo che i giornalisti “provano” a raccontare le sorti della Recanatese: non per mancanza di fiducia, ma perché in questo contesto è arduo distinguere il reale dal presunto.
Sulla cordata si è detto tutto e il contrario di tutto. Fonti vicine al club parlano di un imprenditore locale pronto a subentrare. La stampa riporta di interlocutori forestieri, provenienti da fuori regione. Forse hanno ragione entrambi. Forse nessuno. O forse, ed è un’ipotesi tutt’altro che peregrina, non c’è mai stata una vera e concreta trattativa. Nessun comunicato da parte della società per rassicurare o almeno aggiornare la tifoseria. E ci si chiede: che male ci sarebbe stato ad annunciare l’apertura di un dialogo?
Ma il calcio italiano, specie in queste categorie, continua a essere refrattario alla trasparenza. È un paradosso, ma anche una triste consuetudine. E così, a più di un mese dalle dimissioni del CdA, la Recanatese è ancora ferma. Non solo senza guida, ma senza una reale prospettiva. E la cosiddetta cordata “indigena” che si era fatta avanti non ha trovato, a quanto sembra, alcuna disponibilità da parte della proprietà uscente. Naufragata anch’essa.
A questo punto, l’unico soggetto istituzionale che continua a mantenere una posizione pubblica e propositiva è il sindaco Emanuele Pepa. È a lui che, nel silenzio generale, tocca il compito ingrato di cercare nuove vie, nuovi interlocutori, una nuova governance per il club. Ma un sindaco non può e non deve sostituirsi alla società sportiva. Il tempo stringe, la stagione incombe e le scadenze federali non aspettano nessuno.
Dopo il dietrofront di Adolfo Guzzini e di tutti gli altri componenti del CdA e considerando che al 15 giugno non ci sarebbe un piano alternativo, il rischio concreto è che la Recanatese scompaia dal calcio che conta. Che venga estromessa dalla Serie D. Sarebbe uno shock, un colpo durissimo per la città e per chi ha amato questi colori nei giorni belli e in quelli difficili. Eppure, oggi, questo scenario non è più soltanto un’ipotesi remota.
Se si vuole davvero salvare la Recanatese, è il momento di fare chiarezza. Di offrire un segnale, una direzione, anche minima, a chi tiene a questi colori. La passione della città merita rispetto, così come meritano rispetto le speranze di chi ancora crede in un progetto sportivo serio e condiviso. Non è mai troppo tardi per ricominciare, ma serve il coraggio di uscire dall’ombra. Perché Recanati, con la sua storia e il suo pubblico, merita una squadra all’altezza del suo nome.
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