La storica promozione del Vado in Serie C rappresenta il coronamento di un sogno che il presidente Franco Tarabotto ha inseguito con determinazione, nonostante lo scetticismo di molti. Al termine della gara decisiva, il numero uno rossoblù ha espresso tutta la sua soddisfazione per un traguardo che sembrava irraggiungibile, analizzando le emozioni vissute durante gli ultimi novanta minuti di gioco.
«Guardavo la partita come se fosse la prima partita o l'ultima e dicevo: "No questa qui è l'ultima partita che se la vinciamo siamo in Serie C" e non pensavo ad altro», ha raccontato Tarabotto, descrivendo la tensione provata nonostante il risultato favorevole. «Quando loro venivano qualche volta in giù mi ballavo un pochettino, però avevo la massima fiducia anche se eravamo abbastanza stanchi, ma la vittoria del gruppo è una gran cosa».
Per il presidente si tratta di un successo personale e collettivo che va oltre le aspettative di una vita intera, un momento di riscatto verso chi non credeva nelle potenzialità del progetto vadese. «È una delle cose che mai mi sarei creduto di poter raggiungere nella vita e invece ce l'ho fatta e di questo mi devo rendere merito insieme a tutti quelli che sono stati con me», ha dichiarato con orgoglio.
Il patron ha voluto sottolineare come la solidità economica sia stata la base fondamentale per scalare le gerarchie del calcio dilettantistico, respingendo le critiche di chi remava contro. «Tanti hanno sottovalutato che alle spalle economicamente c'è un presidente forte, ma un presidente fortissimo dico presidente perché per me è presidente anche lui che è Beppe Costa che mi ha supportato in tutti i modi».
Tarabotto ha poi tenuto a ringraziare pubblicamente i partner che hanno reso possibile questa scalata, evidenziando però come il sostegno sia arrivato quasi esclusivamente da fuori i confini cittadini. «Io ringrazio l'Adamant, ringrazio la SAR che mi hanno aiutato in modo importante», ha spiegato il dirigente, precisando il suo ruolo nella gestione delle risorse: «Io ho cercato di usare al meglio i soldi che mi davano e quando mancava qualcosa intervenivo io personalmente per cercare di sistemare».
Il tema del futuro e delle infrastrutture resta però il nodo principale da sciogliere per poter affrontare degnamente il palcoscenico dei professionisti, con un appello diretto alle istituzioni locali e regionali. «Bisogna vedere cosa succede con la Regione e con il Comune, si aspetta un intervento per sistemare il Chitolina», ha ammesso Tarabotto, aggiungendo: «Speriamo che ci sia questo intervento qua perché a Vado non m'ha mai dato una mano nessuno, tutti i miei sponsor sono di Genova».
Nonostante le difficoltà logistiche, il legame con il territorio resta un punto fermo, soprattutto per la funzione sociale che il club svolge nei confronti dei più giovani. «A Vado ci sono due campi dove giocano i ragazzini, se non ci fosse il Vado dove andrebbero?», ha riflettuto il presidente, che ha comunque voluto sottolineare il clima di cordialità con le amministrazioni locali: «Ho un rapporto molto amichevole con il comune di Vado e il comune di Quiliano, sono riuscito a gestirmi bene ed essere corretto».
In chiusura, il presidente si è concesso un momento di auto-celebrazione per la caparbietà dimostrata nel portare avanti una sfida che molti consideravano impossibile per una realtà come quella di Vado Ligure. «Una pacca sulla spalla me la do», ha concluso Tarabotto, sigillando con questa immagine la fine di una giornata che resterà per sempre negli annali del calcio ligure.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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