La promozione in Serie C del Barletta porta la firma di Massimo Paci, l'uomo che ha saputo guidare il gruppo attraverso una rimonta che sembrava impossibile. Al termine della sfida vinta contro l'Acerrana, il tecnico ha faticato a contenere l'orgoglio per il traguardo raggiunto, dedicando immediatamente il successo alla tifoseria. «Più che la Pacimania è la festa del Barletta in Serie C che è una giornata bellissima, questo popolo biancorosso si meritava questa giornata», ha esordito l'allenatore, aggiungendo poi: «Sono orgoglioso che io insieme alla squadra siamo riusciti a dargli questa gioia».
Ripercorrendo le tappe di una stagione vissuta a velocità folle, Paci ha ricordato quanto sia stato complesso recuperare il terreno perso inizialmente. «Sicuramente sono stati tre mesi intensi perché eravamo a meno sette punti, quarti in classifica», ha ammesso il mister, sottolineando la pressione costante subita dal gruppo: «La squadra ha spinto sempre al massimo perché non poteva permettersi nessun passo falso perché le altre han corso tantissimo».
La rincorsa è stata caratterizzata da un ritmo infernale, dove persino una striscia di successi consecutivi faticava a stravolgere le gerarchie della graduatoria. «Ricordo che le prime sette partite dopo sette vittorie eravamo ancora terzi in classifica quindi sono stati tre mesi di pieno lavoro», ha spiegato Paci, riconoscendo i meriti collettivi: «Siamo stati fortunati a trovare una squadra forte, una società seria e poi secondo me anche tante energie che si sono mescolate che han portato a questo successo».
L'allenatore ha voluto poi soffermarsi sul senso profondo di questa impresa, che va ben oltre il semplice dato sportivo, toccando corde umane e relazionali che hanno fatto la differenza nei momenti di crisi. «Guarda io son venuto qua perché c'ho sempre creduto», ha rivendicato con forza, precisando: «Perché io credo che non abbiamo vinto solo un campionato, abbiamo dimostrato cosa significa essere squadra, cosa significa essere famiglia».
In questo contesto, il ruolo dei sostenitori è stato determinante per alimentare la speranza anche quando le statistiche remavano contro. «Al popolo biancorosso io lo ringrazio perché loro nel momento che forse in pochi ci credevano loro ci hanno sempre creduto», ha dichiarato il tecnico, descrivendo quel legame speciale come un motore inarrestabile: «Quella fede lì per noi è stata contagiosa e nei momenti difficili loro ci hanno sostenuto e ci hanno spinto».
Paci ha citato episodi specifici in cui il calore del pubblico ha letteralmente trascinato la squadra oltre l'ostacolo, permettendo di mantenere vivo il sogno promozione. «Ricordo due partite in cui siamo rimasti in 10 e se non vincevamo quelle partite insomma non eravamo qui a festeggiare», ha ricordato con un pizzico di nostalgia, concludendo che «il popolo insieme alla squadra hanno fatto una cosa di grande».
Nonostante l'obiettivo raggiunto, l'approccio alla gara odierna ha confermato la mentalità vincente impressa dall'allenatore ai suoi ragazzi, che hanno onorato l'impegno fino all'ultimo. «Abbiamo fatto un'ottima partita sotto tutti i punti di vista siam contenti», ha osservato Paci, lodando ancora una volta i suoi atleti: «A questi ragazzi veramente bisogna solo che ringraziarli perché hanno fatto qualcosa di incredibile, ripeto che va oltre la vittoria».
Infine, l'attenzione si è spostata inevitabilmente sul domani e sulla possibilità di proseguire questo matrimonio sportivo anche nella categoria superiore. «Sì, penso di sì, ci siederemo per parlare di futuro dopo il Nardò», ha ammesso il tecnico, lasciando però trapelare una chiara volontà di dare continuità al progetto: «Questa è una piazza meravigliosa, io sarei contento di star qua di quello che abbiam fatto e spero che questo sia solo l'inizio perché Barletta merita qualcosa di importante».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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