Ed ora veniteci a dire che tutto il lavoro svolto in questi anni era fatto in malafede. Venitecelo a dire. Abbiamo scritto a non finire quanti danni la politica ha fatto al movimento calcistico e che tantissimi di questi sono nati proprio dalle fondamenta: a partire dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ed emblema di questa pessima gestione è stato Carlo Tavecchio.
Un nuovo elemento, alquanto determinante, è stato rivelato questa settimana da Vittorio Petrone, ex agente di Roberto Baggio, membro del Comitato Esecutivo del Settore Tecnico della FIGC, membro del Consiglio Direttivo del Settore Tecnico della FIGC e Coordinatore della Sezione per lo Sviluppo e l'Attività Giovanile e Scolastica, e tra gli autori del cosiddetto "dossier Baggio", il faldone di oltre 900 pagine che il Divin Codino presentò alla FIGC circa 16 anni fa per rivoluzionare il calcio italiano partendo dai settori giovanili.
«Ho coordinato questo progetto in tutte le sue fasi - ha detto Petrone intervistato da Cronache di Spogliatoio - Non posso ovviamente dimenticare l'amico Adriano Bacconi con cui l'abbiamo preparato, strutturato, evoluto e difeso. Con la copertura aerea di Roberto, come presidente del settore tecnico. Roberto garantiva tutta quella che è la gamma valoriale con cui ha per decenni irrorato i nostri campi di calcio, ma non solo. E quindi Roberto desiderava, più forse di ogni altro, poter dare un contributo a un cambiamento che dopo il fallimento del 2010 sembrava assolutamente necessario. Quindi ho avuto il piacere, l'onore di poter lavorare con loro e dare il mio contributo».
Il dossier viene concepito nel 2010, post fallimento dell'Italia in Sudafrica quando da campioni del Mondo gli azzurri vengono eliminati ai gironi. Petrone spiega la genesi dello studio: «Il presidente Abete (ironia della sorte oggi presidente della LND, ndr) chiamò Roberto Baggio, chiedendogli un aiuto insieme ad Arrigo Sacchi e a Gianni Rivera in quel periodo. Roberto chiese che potessero esserci delle figure professionali di un certo rilievo di cui lui si fidava ciecamente, tra cui io evidentemente, per poter dare un contributo di grande profondità e di grande rinnovamento e di grande cambiamento. Furono stesi i dieci punti iniziali di questo accordo con il presidente Abete e in questi dieci punti diciamo che la sintesi poi che ne è scaturita è il progetto. Cioè la possibilità di dire: "Interveniamo alla radice del problema, cerchiamo di capire cosa possiamo fare", e l'abbiamo realizzato».
«Cosa è andato storto nel 2011, nei due anni successivi, e finora? All'interno della Federazione Gioco Calcio esistono tantissime componenti, che hanno percentuali differenti (voti in consiglio federale, ndr). La Lega di Serie A ne ha alcune, la Lega Nazionale Dilettanti è la più potente. E ha una presenza sul territorio di grande significatività. La Lega Nazionale Dilettanti, allora aveva come presidente Tavecchio, che oggi non c'è più. La domanda che io mi sarei posto allora è: "Perché la Lega Nazionale Dilettanti non aveva così interesse a sviluppare sul territorio questo progetto?". La stessa domanda la porrei anche all'Associazione Italiana Allenatori di Calcio. Perché non c'era la volontà di portarlo avanti? Anzi, c'era quasi la volontà di spegnerlo agli albori. Quindi la domanda sarebbe anche da fare a loro. Io posso semplicemente, per l'esperienza che ho vissuto, pensare che la difesa degli interessi di categoria, talvolta, non riesce a essere convergente verso un interesse di sistema».
Petrone di fatto lascia intendere come la LND che aveva allora il maggiore peso assoluto in sono al Consiglio Federale, non ebbe interesse a sviluppare il progetto. Anzì "c'era quasi la volontà di spegnerlo agli albori". Parole che non possono che definirsi pesanti. Ed allo stesso tempo corroborare la tesi portata avanti per oltre un decennio da NotiziarioCalcio.com in merito alle responsabilità politiche di quanto avvenuto nel sistema calcistico italiano.
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