L'ennesimo fallimento di una società calcistica riaccende il dibattito sulla sostenibilità del sistema calcistico italiano, soprattutto nei campionati minori. A puntare il dito contro l'intera struttura del movimento è Giorgio Grassi, ex presidente del Rimini, che in un'intervista rilasciata al Corriere di Romagna non risparmia critiche durissime alla gestione federale e alle dinamiche che regolano la terza serie professionistica.
Il nuovo crack del club romagnolo rappresenta per Grassi l'ennesima dimostrazione di come il calcio italiano sia incapace di tutelare le proprie società e di prevenire crisi che si ripetono con drammatica regolarità. "Non so come si possa ripartire adesso a Rimini, ma in generale la situazione è pessima. Il malato vero è il calcio italiano, per come è strutturato", afferma senza mezzi termini l'ex dirigente, che conosce bene i meccanismi della Serie C avendola frequentata per anni nel ruolo di massimo rappresentante del club biancorosso.
La memoria corre inevitabilmente al 2020, anno della pandemia, quando il Rimini subì una retrocessione che Grassi considera ancora oggi priva di fondamento. "L'anno del Covid subimmo una retrocessione a tavolino che non aveva nessun fondamento sportivo visto che mancavano ancora 14 partite da giocare", ricorda con amarezza, sottolineando come quella decisione abbia rappresentato un momento emblematico dell'approccio burocratico e poco attento alle reali dinamiche sportive che caratterizza il governo del calcio nazionale.
Durante la sua esperienza ai vertici del Rimini, Grassi ha avuto modo di partecipare alle riunioni della Lega Pro, dove secondo il suo racconto si discuteva regolarmente di proposte concrete per sanare una situazione ormai cronica. "Negli anni in cui ho frequentato la Lega Pro come presidente, si discuteva di proposte molto semplice per recuperare quel malato che da anni è la Serie C, in cui tutti gli anni assistiamo a fallimenti", spiega, evidenziando come il fenomeno delle crisi societarie sia tutt'altro che sporadico nella terza serie professionistica italiana.
Il vero bersaglio delle critiche dell'ex presidente è però la Federazione Italiana Giuoco Calcio, descritta come un organismo elefantiaco e distante dalle esigenze concrete delle società. "La Federazione è un mostro burocratico che non ha nessun interesse a fare il bene delle società e a trovare formule per evitare i fallimenti e quello che è successo di nuovo al Rimini ne è la conferma", dichiara Grassi, usando parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che fotografano un rapporto ormai compromesso tra le istituzioni calcistiche e i club, soprattutto quelli di provincia.
Secondo l'ex dirigente romagnolo, la Serie C avrebbe potuto e dovuto rappresentare un laboratorio di innovazione, un terreno fertile per sperimentare soluzioni regolamentari capaci di rendere il calcio più sostenibile e attraente. "La Serie C poteva sperimentare anche dal punto di vista regolamentare, con i cambi volanti, nuove formule per il fuorigioco ma invece niente perché il calcio italiano è la speculazione sportiva portata all'estremo", afferma Grassi, denunciando come l'immobilismo prevalga su qualsiasi tentativo di rinnovamento e come il sistema sia orientato più alla speculazione che allo sviluppo sano del movimento calcistico.
Le dichiarazioni dell'ex presidente del Rimini sollevano interrogativi che vanno oltre il caso specifico del club romagnolo e toccano questioni strutturali del calcio italiano. La Serie C, terza divisione professionistica, rappresenta da sempre un universo fragile, dove le società operano con bilanci ridotti, bacini d'utenza limitati e strutture spesso inadeguate. I fallimenti si susseguono con regolarità, lasciando dietro di sé non solo macerie economiche ma anche delusione in comunità che vedono nel calcio un elemento identitario fondamentale.
Per quanto riguarda il futuro personale, Grassi appare scettico sulla possibilità di un proprio ritorno nel mondo del calcio, pur non chiudendo completamente la porta a eventuali richieste. "Escluderei un nuovo impegno nel calcio, ma se qualcuno mi vuole chiamare sono sempre a disposizione", conclude l'ex presidente, lasciando intendere come la disponibilità verso la propria città e il proprio territorio rimanga intatta, nonostante la delusione per un sistema che considera irrimediabilmente compromesso.
Il caso Rimini si inserisce così in un quadro più ampio che vede il calcio italiano, e in particolare le categorie minori, alle prese con una crisi che appare tanto economica quanto di governance, incapace di trovare soluzioni durature per garantire la sopravvivenza delle società e la continuità delle loro tradizioni sportive.
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