Il clima in casa Ternana si fa sempre più rovente, spostando il baricentro dell'attenzione dai campi di gioco alle aule giudiziarie. La famiglia Rizzo, attuale proprietaria della società rossoverde, è pronta a depositare presso la Procura di Roma un nuovo ed articolato esposto. L'azione legale punta il dito contro due figure chiave della recente gestione: l'attuale consulente del club ed ex patron della Sampdoria, Massimo Ferrero, e la sua storica collaboratrice Tiziana Pucci, tuttora in carica come Amministratore Unico della società.
L'accusa: una crisi pilotata per la scalata al club
Secondo quanto riportato dall'agenzia Agi, che ha dato il via all'approfondimento giornalistico sul caso, la proprietà accuserebbe Ferrero e Pucci di aver deliberatamente innescato una crisi aziendale. Tale manovra sarebbe stata finalizzata a un vero e proprio tentativo di scalata ai danni della Ternana. L'inchiesta originaria aveva già acceso i riflettori su un presunto giro di false fatturazioni in cui il club figurerebbe come parte lesa, portando all'iscrizione nel registro degli indagati di figure come l'ex direttore generale Antonio Scaramuzzino e l’ex dirigente dell'Ostia Alessandro Di Paolo, quest'ultimo spesso presente allo stadio Liberati durante la precedente gestione Guida.
Il "giallo" della crisi d'impresa e il notaio di Cassino
Un punto centrale della denuncia riguarda l'apertura della procedura di Negoziazione di Crisi d'impresa. Secondo la ricostruzione dei Rizzo, Tiziana Pucci avrebbe avviato tale iter all'insaputa della proprietà solo quarantotto o ventiquattro ore prima dell'assemblea dei soci che avrebbe dovuto sancire la revoca degli incarichi per lei e per Ferrero.
Attraverso l'intervento di un notaio giunto appositamente da Cassino, l'atto avrebbe di fatto congelato la situazione societaria, bloccando i licenziamenti dei due e impedendo al nuovo amministratore designato dalla proprietà di assumere pieni poteri e subentrare nella gestione operativa della Ternana.
Contratti d'oro e bonus milionari: le cifre della discordia
Ma è sul fronte contrattuale che emergono i dettagli più scottanti, definiti dai Rizzo come operazioni "fuori budget". Il 19 settembre scorso, nonostante la proprietà avesse proposto un accordo annuale, Massimo Ferrero avrebbe ottenuto dalla Pucci un contratto triennale con cifre da capogiro per la categoria:
Stipendio base: 260 mila euro per la prima annualità.
Salto di categoria: In caso di promozione in Serie B, il compenso netto per il secondo anno salirebbe a 600 mila euro.
A questi si aggiungerebbero premi legati ai risultati sportivi ancora più onerosi: è previsto infatti un bonus di 1 milione di euro netti per il raggiungimento della Serie B e una cifra monstre di 2 milioni di euro netti nell'eventualità di un approdo in Serie A.
Alla luce di questi documenti, le ripetute dichiarazioni di Ferrero sulla volontà di salire immediatamente di categoria e i suoi tentativi di sollevare dall'incarico l'allenatore alle prime difficoltà tecniche assumono, secondo la tesi della proprietà, una luce diversa e legata direttamente agli interessi economici previsti dal contratto firmato all'insaputa dei Rizzo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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