Una domenica da dimenticare per il Forlì, che esce pesantemente sconfitto dalla trasferta marchigiana contro l'Ascoli. Il risultato finale di 3-0 fotografa una gara a senso unico, nella quale i padroni di casa hanno imposto la propria superiorità tecnica e tattica sin dalle prime battute, non lasciando scampo agli avversari.
Nel post-partita, il tecnico del Forlì Alessandro Miramari ha affrontato con lucidità l'analisi della prestazione, senza nascondersi dietro facili giustificazioni. L'allenatore ha riconosciuto che la squadra si era presentata all'appuntamento con ambizioni precise, salvo dover fare i conti con un avversario di categoria superiore.
"Il piano era affrontarli a viso aperto, abbiamo fatto bene all'inizio ma poi loro hanno indirizzato il risultato", ha dichiarato Miramari, evidenziando come il momento chiave della partita sia stato quello dello svantaggio iniziale. Da quel momento in poi, la gara ha preso una piega inevitabilmente complicata per i biancorossi: "Sapevamo che se saremmo andati sotto si sarebbe complicata moltissimo".
Il tecnico ha poi individuato uno dei principali fattori alla base delle difficoltà incontrate dalla sua formazione: l'età media della rosa. Un dato significativo è emerso dalle sue parole quando ha sottolineato la componente anagrafica dell'organico sceso in campo al Del Duca: "Le difficoltà? Siamo molto giovani, credo abbiamo finito la partita con 8-9 quote". Un chiaro riferimento alla presenza massiccia di giovani calciatori nell'undici finale, elemento che per Miramari rappresenta al tempo stesso un limite attuale e un investimento per il futuro.
La strada da percorrere, secondo l'allenatore, è ancora lunga: "Dobbiamo ancora lavorare". Un messaggio diretto alla squadra e all'ambiente, che testimonia la consapevolezza delle attuali distanze rispetto a certi livelli. Nel riconoscere i meriti dell'Ascoli, Miramari non ha lesinato complimenti agli avversari: "L'Ascoli è una squadra forte e con un calcio divertente, per non perdere serve una gran partita contro di loro".
Durante l'incontro non sono mancati episodi controversi che hanno animato il match. In particolare, il calcio di rigore che ha portato i marchigiani sul 2-0 ha fatto discutere. La decisione arbitrale è stata contestata dalla panchina ospite, che ha richiesto l'intervento della tecnologia per verificare un dettaglio preliminare all'episodio stesso. "Pensavamo che la palla fosse uscita, abbiamo chiesto l'FVS per questo, e nel caso ci sarebbe stata l'ammonizione ma non il tiro dal dischetto", ha spiegato il mister del Forlì, chiarendo come la contestazione non riguardasse il contatto in sé, ma la regolarità dell'azione precedente.
Pur riconoscendo la correttezza finale della decisione del direttore di gara, Miramari ha voluto evidenziare la complessità della chiamata: "Il rigore è giusto, ma non è stata una chiamata facile per l'arbitro". Una dichiarazione che, pur accettando il verdetto del campo, sottolinea come l'episodio presentasse margini di interpretazione non scontati.
Tra gli aspetti positivi della giornata, il tecnico ha voluto riservare parole di elogio per il centrocampista Franzolini, protagonista di un ritorno particolare al Del Duca dove aveva militato in passato. La prestazione del giovane, nonostante la sconfitta collettiva, è stata valutata positivamente dall'allenatore, che ha ribadito la fiducia riposta nel giocatore: "Ci stiamo puntando molto, un ragazzo di prospettiva che sta crescendo". Una conferma dell'importanza che il calciatore riveste nel progetto tecnico della società, vista come elemento su cui costruire il futuro.
Il ko di Ascoli lascia dunque riflessioni importanti in casa Forlì. Se da un lato la sconfitta contro una formazione di alto livello non può rappresentare un dramma, dall'altro emerge con chiarezza la necessità di accelerare il processo di crescita, soprattutto per i giovani elementi che compongono gran parte dell'organico. La sfida per Miramari e il suo staff sarà quella di trasformare l'inesperienza attuale in maturità calcistica, lavorando sulla continuità di rendimento e sulla capacità di reggere l'urto contro avversari di spessore superiore.
La strada verso la competitività richiesta dal campionato passa attraverso sedute di allenamento mirate e la metabolizzazione delle lezioni ricevute in partite come quella del Del Duca. Solo attraverso l'esperienza diretta sul campo e il lavoro quotidiano sarà possibile colmare il gap evidenziato nella trasferta marchigiana e costruire una squadra in grado di competere ad armi pari con le formazioni di vertice della categoria.
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