Una stagione vissuta sulle montagne russe, tra infortuni, rivoluzioni invernali e una storica finale di Coppa Italia sfumata per un soffio. Ma alla fine, l'obiettivo principale è stato raggiunto. Il Latina festeggia la permanenza in Serie C e a tracciare il bilancio, in una sentita conferenza stampa, è il Direttore Sportivo, Luigi Condò. Visibilmente emozionato, il diesse nerazzurro ha analizzato a 360 gradi l'annata sportiva, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe ma, soprattutto, dichiarando amore alla piazza pontina.
L'incipit della conferenza è tutto per gli affetti personali e per chi ha lavorato dietro le quinte. «Innanzitutto vorrei dedicare questa salvezza a mio padre, che non c'è più, a mia moglie e a mia figlia. Scusate l'emozione, ma era la prima cosa che mi sentivo di fare – esordisce Condò –. Ringrazio tutto il Latina Calcio: il Presidente, con cui ho un rapporto di grande stima e confidenza, il Direttore Generale Corrente, il vice-presidente, fino a massaggiatori, magazzinieri, la nostra cuoca Rosa e il segretario Lino. Ringrazio la squadra, mister Volpe per l'importante percorso fatto e anche mister Di Donato con il suo staff. Tutti mi hanno supportato e sopportato, perché so di essere 'pesante' nel lavoro».
Un legame speciale, quello di Condò, sbocciato con la tifoseria organizzata, che gli ha tributato uno striscione: «Latina è una piazza che mi ha colpito al cuore. Conoscevo il valore di questa gente, ma il calore che mi hanno trasmesso è un particolare che porterò sempre dentro di me. L'applauso e lo striscione della curva sono stati un mix tra lacrime e soddisfazione: si vede poche volte dedicare un riconoscimento del genere a un dirigente. Questo mi ha responsabilizzato ancora di più. Per me, aver ottenuto questa salvezza, è come aver vinto il mio quarto campionato».
Il capolavoro gestionale di Condò si è concretizzato nel mercato di riparazione, dopo un inizio di stagione complesso. «Il mercato di gennaio è stato fondamentale, ma anche in estate avevamo operato bene, abbassando l'età media della rosa di quattro anni rispetto alla stagione precedente – spiega il Direttore –. A gennaio la chiave è stata chiudere il mercato in entrata nei primi dieci giorni, inserendo giocatori che l'anno prima erano titolari in squadre che hanno vinto la Lega Pro. Hanno sposato la causa del Latina e hanno fatto la differenza. In totale, tra estate e inverno, abbiamo fatto 42 operazioni di mercato in entrata e in uscita: credo sia un record per il Latina».
Tra le intuizioni tattiche e di mercato, Condò rivendica le scelte fatte: «Parigi l'ho cercato per due mesi e mezzo, è stata una trattativa estenuante. Ha dimostrato il suo valore ed è un giocatore del Latina. D'Angelo e De Cristofaro? Sapevo che venivano da infortuni, ma il gioco valeva la candela: sono giocatori che ti spostano gli equilibri. E poi c'è Riccardi: non è un esterno offensivo per me, non ha la gamba per farlo. L'abbiamo trasformato in una mezzala di palleggio, lavorando sulla gamba e sulla profondità, e i risultati si sono visti».
Se la salvezza è il fiore all'occhiello (ottenuta, ricorda il diesse, «senza alcun punto di penalizzazione, a differenza di altre realtà»), la Coppa Italia Serie C rappresenta il grande rammarico della stagione.
«Abbiamo fatto un percorso strepitoso, portando 10.000 persone allo stadio per la finale di ritorno. Quella è stata la dimostrazione delle potenzialità incredibili del Latina come città e come tifoseria. La rabbia è non aver vinto la Coppa, perché se c'era una squadra che lo meritava, eravamo noi. All'andata c'è stata un'espulsione assurda del nostro attaccante; al ritorno ci sono stati negati due rigori clamorosi. Purtroppo il calcio è fatto di episodi, e quest'anno, tra infortuni a catena ed errori arbitrali, abbiamo avuto il 99% di sfortuna. Ma la squadra non ha mai tirato indietro la gamba, e di questo sono orgoglioso».
Infine, la domanda che tutti i tifosi si pongono: quale sarà il futuro di Luigi Condò? Il Direttore non si nasconde e rilancia le ambizioni nerazzurre: «Ho un altro anno di contratto con il Latina. Sono convinto che qui si possa costruire qualcosa di importante, e io voglio rimanere per regalare soddisfazioni più grandi al pubblico. Ne parlerò a breve con il Presidente, ci siederemo e capiremo come ripartire. Ma la mia volontà è chiara: io a carte, anche quando gioco con mia figlia, voglio vincere. E a Latina voglio costruire una squadra per fare uno step ulteriore».
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