Il triste epilogo dell’era Rizzo a Terni continua a far discutere, specialmente dopo le pesanti dichiarazioni rilasciate da Massimo Ferrero. L’ex consulente della società rossoverde, che aveva iniziato il suo percorso proprio in concomitanza con l'insediamento della nuova proprietà per poi essere allontanato bruscamente, ha espresso tutto il suo rammarico per la decisione di liquidare il club dopo un solo anno di gestione.
Ferrero ha ricordato con nostalgia i mesi trascorsi in Umbria, convinto che la strada intrapresa fosse quella corretta per riportare le Fere ai vertici del calcio che conta. «Stavamo andando alla grande – ha dichiarato l'ex patron blucerchiato ai microfoni di ClubDoria46.it – e stavamo portando la Ternana là dove merita, cioè al successo e alla vittoria, persino del derby».
Secondo il produttore cinematografico, il clima che si respirava inizialmente era di grande euforia e partecipazione sportiva, elementi che facevano presagire un futuro diverso da quello attuale. «Stavamo portando gioia e calcio» ha aggiunto Ferrero, sottolineando come l'armonia iniziale si sia poi frantumata a causa di influenze esterne che avrebbero condizionato le scelte della famiglia Rizzo.
L'analisi del "Viperetta" si fa poi più pungente quando cerca di spiegare le motivazioni che hanno portato alla rottura totale e alla successiva decisione di chiudere i rubinetti. «Poi i Rizzo sono stati malconsigliati e sono iniziate le pallonate» ha affermato senza giri di parole, puntando il dito contro chi, a suo dire, avrebbe sussurrato all'orecchio dei proprietari consigli deleteri per le sorti del club.
Ferrero sospetta che dietro la rinuncia alla Ternana ci siano ragioni che esulano dalle dinamiche del rettangolo verde. «Penso che siano stati sottoposti a pressioni extra calcio, altrimenti non mi spiego come abbiano potuto gettare alle ortiche un campionato favoloso» ha ipotizzato, cercando una logica a quella che definisce una vera e propria gestione scriteriata della fase finale.
Il dirigente ha anche ripercorso la fine del suo rapporto personale con la presidente Claudia Rizzo, ricordando come il legame sembrasse inizialmente indissolubile prima del gelo improvviso. «C’ero ai festeggiamenti, sempre al fianco della presidente Claudia Rizzo. Poi, il voltafaccia» ha raccontato, riferendosi al momento in cui fu messo alla porta nonostante i risultati ottenuti.
Ciò che sembra ferire maggiormente l'ex consulente è però il disprezzo per la tradizione sportiva di una città che vive di pane e calcio, ignorando l'importanza di un brand che ha appena varcato la soglia del centenario. «Non si può buttare via una squadra così e cancellare una società di cento anni di storia, che ha appena festeggiato il secolo di vita» ha tuonato con vigore.
L'appello finale di Ferrero è un invito accorato ai Rizzo affinché tornino sui propri passi, assumendosi la responsabilità di non lasciar morire il titolo sportivo della Ternana proprio ora. «Ci devono ripensare, i Rizzo. La devono salvare, la Ternana. Il calcio è sacro. La Ternana è sacra» ha ribadito, elevando il club a simbolo intoccabile della comunità.
In chiusura, il messaggio inviato alla famiglia Rizzo è diretto e privo di ambiguità: il destino delle Fere è ancora legato alla loro volontà politica ed economica. «I Rizzo possono e devono salvare le Fere» ha concluso Massimo Ferrero, augurandosi che il senso di appartenenza prevalga sulle dinamiche burocratiche della liquidazione.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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