Quarant'anni di carriera in panchina, un palmares che attraversa diverse categorie e innumerevoli piazze marchigiane. Marco Alessandrini, che proprio in questi giorni festeggia questo importante traguardo professionale, conosce bene Recanati, dove nella stagione 2018-19 condusse la squadra al terzo posto in regular season, arrestandosi solo nella finale playoff contro Matelica. Tra le sue esperienze più significative nelle Marche spiccano quelle a Fermo e Fano, mentre il momento più alto della carriera resta quello vissuto a Gubbio, quando la società militava in Serie B.
Proprio per questo profondo legame con il territorio e per la conoscenza diretta dell'ambiente giallorosso, l'analisi dell'esperto tecnico sul difficile momento attraversato dalla Recanatese assume particolare rilevanza. Una stagione che si preannunciava complessa, ma che ha superato ogni più pessimistica previsione.
«Cosa servirebbe alla Recanatese in questo momento così difficile? Una vittoria, magari sofferta e sudata che faccia crescere l'autostima e possa costituire quella sorta di scintilla che occorre per invertire davvero la rotta», afferma - in una intervista rilasciata al "Resto del Carlino" - Alessandrini senza mezzi termini. Il punto di partenza, secondo il tecnico, non può che essere questo: un risultato pieno che restituisca fiducia a un gruppo evidentemente provato dalle difficoltà.
L'allenatore non si sofferma sulle cause del momento negativo, ritenendo controproducente continuare a rimuginare sul passato. «A questo punto analisi e cambiamenti non portano a nulla. Vedendo un po' la situazione dall'esterno credo che sia necessario compattare ancora di più l'ambiente: non è facile ma Pagliari ha il mestiere giusto per riuscirci, ha già vinto a Recanati e gode della stima generale», spiega Alessandrini, individuando nella coesione l'elemento chiave per uscire dalla crisi.
Il riferimento all'allenatore attualmente alla guida dei giallorossi non è casuale: Pagliari rappresenta, agli occhi di Alessandrini, la figura giusta per catalizzare le energie positive dell'ambiente, forte di un curriculum che include già un successo nella stessa piazza e di una credibilità consolidata.
Un segnale incoraggiante, secondo l'esperto tecnico, è arrivato dalla gara più recente. «Il pareggio di domenica scorsa contro il Giulianova? Intanto, finalmente, la squadra non ha subito reti e può essere l'inizio di un percorso che spero possa concretizzarsi con la salvezza», osserva Alessandrini, sottolineando come mantenere la porta inviolata possa costituire la base da cui ripartire.
La questione della fragilità mentale, tema ricorrente nelle analisi sulla Recanatese di questa stagione, viene affrontata da Alessandrini con lucidità e realismo. «Leggo che si parla spesso di questo aspetto ma faccio notare che quando i risultati non vengono anche a livello maggiore ci sono delle ripercussioni che sarebbero evitabili ma dobbiamo renderci conto che è molto complesso», argomenta il tecnico, invitando a contestualizzare le difficoltà psicologiche all'interno di una spirale negativa che colpisce squadre di ogni categoria.
Ed è proprio sul piano tecnico che Alessandrini si dimostra ottimista, andando controcorrente rispetto al pessimismo diffuso. «Non dico niente di nuovo ma i giocatori, per mantenere la categoria, ci sono. Mordini, Scorza, Eleuteri, Capanni, Chiarella, lo stesso Nanapere, D'Angelo sono elementi che tecnicamente hanno poco da invidiare a colleghi che militano in compagini di alta classifica», afferma con convinzione.
Un giudizio netto, che identifica nella rosa giallorossa un potenziale ancora inespresso ma sostanzialmente adeguato all'obiettivo salvezza. Secondo Alessandrini, la differenza rispetto alle squadre meglio posizionate non risiede nelle qualità individuali, ma in fattori di natura diversa, più legati all'andamento generale della stagione.
«I campionati sono strani e difficilmente prevedibili: basta poco per cambiare l'inerzia. Intanto bisogna lavorare quotidianamente con serenità e fiducia in se stessi», è la ricetta proposta dall'allenatore, che indica nella costanza del lavoro e nell'equilibrio psicologico le chiavi per il rilancio.
L'esperienza quarantennale permette ad Alessandrini di mantenere uno sguardo ampio sul girone, seguendo dal vivo numerose partite e prestando particolare attenzione ai giovani talenti emergenti. Tra questi, uno ha particolarmente colpito la sua attenzione. «Per restare nella nostra regione mi è piaciuto molto Danny Ciattaglia della Maceratese che ho ammirato a Senigallia. Ha appena 20 anni ma una gamba ed una fisicità anche da categoria superiore», rivela il tecnico.
Ma lo sguardo attento di Alessandrini si posa anche sui giovani di casa Recanatese. «Sta facendo bei progressi anche Lorenzo Pesaresi della Recanatese e non a caso Pagliari lo sta impiegando con continuità», aggiunge, individuando nell'utilizzo costante del giovane prospetto un segnale della fiducia che l'attuale allenatore ripone nelle nuove leve.
In definitiva, l'analisi di Marco Alessandrini restituisce l'immagine di una Recanatese in difficoltà ma non priva di risorse. La strada indicata dall'esperto tecnico è chiara: compattezza ambientale, fiducia nei propri mezzi, lavoro quotidiano e attesa di quella scintilla – possibilmente sotto forma di vittoria convincente – che possa invertire una rotta finora decisamente sfavorevole. Con la consapevolezza che nei campionati di categoria, dove gli equilibri sono sempre precari, poco può bastare per modificare radicalmente lo scenario.
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