C'era una volta il calcetto del giovedì, quello che gli allenatori di Serie D vietavano per paura di una distorsione alla caviglia. Oggi quel calcetto si è trasformato in un mostro mediatico da milioni di visualizzazioni, con regole da videogioco e streamer al comando. E la convivenza con il calcio "vero", quello fatto di trasferte in pullman, fango e punti salvezza, è diventata impossibile.
Dopo il terremoto a Fasano, con l'addio di Vono e il dietrofront di Corvino, la Kings League torna a mietere "vittime" illustri nel massimo campionato dilettantistico. Questa volta il teatro dello scontro è il Girone C, e la "pietra dello scandalo" è Othman Chajari, centrocampista totale e perno dell'Unione Altavilla La Rocca. O meglio, era un perno. Perché da oggi Chajari è un separato in casa.
La società veneta non ha usato mezzi termini. Di fronte alla volontà del giocatore di partecipare al torneo di calcio a 7 con la maglia dei Caesar, il club ha risposto con la linea dura: multa salata e fuori rosa immediato. Una decisione drastica, che arriva in un momento cruciale della stagione (siamo a marzo, ogni punto pesa come un macigno), ma che lancia un segnale inequivocabile: la Serie D non accetta di spartire i propri tesserati con nessuno. I club pagano rimborsi, garantiscono vitto e alloggio, e pretendono esclusività e focus totale. Il rischio infortuni e la dispersione di energie mentali in un torneo "show" non sono contemplati.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Damiano "Er Faina", presidente dei Caesar e volto noto del web, che ha trasformato la questione contrattuale in una battaglia mediatica. Secondo l'influencer, l'Altavilla avrebbe fatto il doppio gioco: "Purtroppo Chajari non potrà più giocare con noi. Non per sua volontà, ma per colpa della società che prima gli ha detto una cosa e poi un’altra. Addirittura avrebbe preso una multa e sarebbe stato messo fuori rosa. Chiedo alla società di mettersi una mano sulla coscienza e di togliergli la multa e reintegrarlo in rosa. Il problema è che hanno detto si per un mese e poi due giorni prima della partita si sono tirati indietro. Non è molto rispettoso. Tante società ci chiedono collaborazioni, ma con altre purtroppo è impossibile discutere. Fossi un club semi sconosciuto, mi farebbe piacere avere una visibilità. Ma è un mio pensiero. Spero che da qui a 5 anni la Kings League possa avere la forza di fare un torneo dove tutte le squadre avranno a disposizione 12 giocatori, con 3 allenamenti a settimana e con stipendi pagati dal movimento. È difficile, ma tanti giocatori in Serie D o Eccellenza non percepiscono chissà che stipendi”.
Un appello che suona quasi come una sfida al sistema: i presidenti della Kings League, forti della loro potenza di fuoco sui social, stanno provando a scardinare le rigide gerarchie del calcio federale.
Ma l'Unione Altavilla La Rocca sembra aver seguito alla lettera il "modello Fasano". In Puglia, la società aveva messo i giocatori davanti a un bivio: o il campionato o lo streaming. Non esistono zone grigie. Siamo di fronte a un bivio storico per la categoria. Da una parte la visibilità planetaria e il divertimento della Kings League, dall'altra la professionalità (spesso non riconosciuta contrattualmente come tale, ma pretesa nei fatti) della Serie D.
Il caso Chajari è l'ennesimo avviso ai naviganti: chi sceglie di entrare nella gabbia della Kings League, rischia di trovare chiusa a chiave la porta dello spogliatoio della domenica. La guerra è appena iniziata.
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