Nel freddo pomeriggio senese, mentre i compagni si allenano sul campo del Franchi, Mattia Michielan si concede per un'intervista a cura di Aurora Codogno per il sito ufficiale del club bianconero, che svela la maturità di un ragazzo che ha fatto del calcio la sua vita fin dall'età di cinque anni. Classe 2007, portiere del Siena FC, ha saputo conquistare la fiducia della piazza con prestazioni che hanno sorpreso per personalità e sicurezza, caratteristiche non scontate per chi affronta la sua prima esperienza nel calcio dei grandi.
Il viaggio calcistico di Michielan parte dalla provincia veneta: "Ho cominciato nella squadra più vicina a casa mia, poi ho giocato sempre lì vicino nella Treviso Academy fino alla terza elementare. Dopo sono andato al Montebelluna, che fino a pochi anni fa faceva la serie D. Invece dai quattordici fino all'anno scorso ho fatto quattro anni di Inter e per farlo mi sono trasferito in un convitto a Milano, dove avevo anche la scuola. Poi quest'anno sono venuto a Siena".
Un trasferimento importante, quello a Milano, avvenuto in un'età delicata come la prima superiore. Ma per il giovane portiere non è stato un trauma: "Non ho avuto tanti problemi per questo, forse anche perché ero già abituato a fare dei camp estivi fuori casa, cosa che mi ha aiutato presto ad essere autonomo. Certo, i primi periodi magari tornavo spesso oppure venivano i miei". L'esperienza del convitto ha rappresentato un momento di crescita personale oltre che sportiva: "La parte più bella è sicuramente conoscere tante persone nuove, stringere amicizie, però dall'altro lato ti allontani dagli amici di casa, con cui è difficile mantenere legami forti senza vedersi, e poi c'è la famiglia".
Pur provenendo da una famiglia legata allo sport – il padre è insegnante di karate e la madre ha studiato scienze motorie – la scelta del calcio è stata del tutto personale: "Ho iniziato seguendo i miei compagni di scuola e facendo un po' il portiere e un po' il difensore. Poi dalla terza elementare ho fatto sempre e solo il portiere".
Quando gli si chiede dei modelli a cui si ispira, la risposta arriva immediata: "Forse è un po' scontato ma ti direi Sinner, per la mentalità che ha e il suo essere un professionista". Una scelta che rivela molto sulla dedizione al lavoro del giovane estremo difensore. Sul fronte calcistico, i riferimenti sono chiari: "A livello tecnico forse Handanovič, che è stato un po' una bandiera dell'Inter e anche Vicario di cui mi piace lo stile di gioco".
Il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra è avvenuto al termine della scorsa stagione, quando Michielan ha iniziato a valutare le opportunità disponibili. La proposta del Siena, che aveva optato per un tris di portieri under, è stata accolta con entusiasmo. La città ha fatto subito una buona impressione: "Me ne avevano parlato tutti bene e sicuramente mi ha colpito Piazza del Campo, che ovviamente è iconica e la conoscevo già... ma vederla dal vivo è stato bello. Poi ho cominciato ad informarmi sulle tradizioni e sto piano piano imparando. Ne abbiamo parlato in spogliatoio, con chi era già stato qui, con Giannetti, con il direttore quando sono arrivato. Ad agosto abbiamo anche visto il Palio, è stato davvero bello".
L'inserimento nel gruppo è stato più agevole del previsto: "Del mister me ne avevano parlato bene quest'estate, sia di lui che del suo gioco ed è stato un motivo in più per venire a Siena. Dei ragazzi invece non conoscevo nessuno ma come ti dicevo sono sempre stato abituato ai cambiamenti quindi la cosa non mi ha spaventato. Certo, pensavo di fare un po' più fatica a integrarmi, invece alla fine è stato facile e ho legato con tutti".
Il clima all'interno della squadra viene descritto come estremamente positivo: "Noi siamo sempre stati positivi, sia all'inizio dell'anno quando i risultati arrivavano, ma anche ultimamente. Abbiamo sempre lavorato col sorriso, non ci sono mai stati litigi né dentro né fuori dal campo". I veterani della rosa rappresentano esempi importanti da seguire: "Sicuramente Michele, il capitano, ma anche Nicco, Cava, tutti quelli un po' più grandi ci danno l'esempio di come si fa il professionista: come comportarsi, come si arriva presto al campo, la cura che bisogna avere per tutto".
Tra gli insegnamenti appresi in questa nuova dimensione, Michielan sottolinea un aspetto particolare: "Sì, certo. Per esempio, come rapportarsi con i tifosi; prima a vedere le partite c'erano solo le famiglie". Il rapporto con il pubblico non lo ha mai intimorito: "No, mai. Sia che fossero felici o arrabbiati, non ho mai avuto paura di giocare né di parlare con loro".
Tra i ricordi più vividi di questa stagione, uno in particolare emerge con forza: "Sicuramente la partita col Prato. Allo stadio la gente si sentiva tanto, c'è stata la coreografia, tutto dava una carica incredibile, è stato bellissimo, me lo ricorderò sempre. E poi credo sia stata una bella partita anche a livello di gioco".
Sul piano personale, un intervento specifico resta impresso nella memoria: "Penso la parata che ho fatto contro il Poggibonsi, in una delle prime partite della stagione ma anche una delle mie prime partite tra i grandi. Poi era sotto la nostra curva e c'era la gente che gridava di gioia sopra di me. Non so come spiegartelo come mi sono sentito ma sicuramente felice".
Attualmente fermo per infortunio, il portiere mantiene un approccio concreto alle prospettive: "Intanto cerco e spero di tornare il prima possibile a giocare, per ora seguo la riabilitazione e tutte le cure del caso. Per il futuro è difficile da dire. Chiaramente uno spera sempre di arrivare più in alto possibile, giocare la Champions League eccetera. Ma poi chi lo può sapere cosa succede. Io cerco di giocare ogni partita senza prendere goal e non me la sento di dirti che ho un sogno specifico".
Incalzato sulla sincerità di questa posizione, ammette con un sorriso: "Un po' per prudenza, sinceramente sono anche un po' scaramantico", per poi aggiungere: "comunque davvero penso che sia anche giusto così, non ha senso pensare ora di arrivare chissà dove, penso al momento e cerco di fare bene".
Un atteggiamento che riflette la personalità di un diciottenne che ha scelto di vivere il presente con concentrazione, lasciando che il futuro si costruisca giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, parata dopo parata. Con quel sorriso che lo accompagna anche fuori dal campo, Mattia Michielan rappresenta la gioventù che cresce, impara e si afferma, portando con sé la freschezza dell'età e la maturità di chi ha già fatto tanta strada.
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