In uno dei frangenti più complicati della storia recente del club rossoblù, caratterizzato da una striscia di risultati deludenti e da un clima di aperta contestazione tra la tifoseria e il vertice societario, il direttore sportivo della Us Vibonese, Angelo Costa, ha deciso di intervenire pubblicamente per fare chiarezza. Il dirigente ha voluto rispondere punto su punto alle polemiche nate in seguito all'addio del tecnico Raffaele Esposito, figura che aveva saputo conquistare la stima dell'ambiente, diventando un vero e proprio baluardo per i sostenitori vibonesi. Costa ha rivendicato con fermezza la bontà dell'operato societario, rispedendo al mittente le accuse di aver abbandonato l'allenatore al suo destino.
Secondo la ricostruzione del direttore sportivo, la dirigenza avrebbe dimostrato una pazienza e una fiducia non comuni nel mondo del calcio professionistico, supportando il tecnico anche quando i numeri sembravano condannarlo senza appello. Costa ha infatti sottolineato che la società lo ha «sostenuto a lungo, anche dopo undici partite con appena sette punti conquistati», a testimonianza di una volontà iniziale di dare continuità al progetto tecnico nonostante le evidenti difficoltà emerse sul campo. Per contestualizzare la scelta del cambio in panchina, il ds ha tracciato un parallelismo con altre piazze calde, ricordando come altrove, ad esempio a Messina, allenatori come Pippo Romano siano stati sollevati dall'incarico per molto meno, nonostante un percorso complessivo di alto livello. Questo confronto è servito a Costa per ribadire che certe decisioni, pur dolorose, rientrano nella normale dinamica di una stagione agonistica dove i risultati restano l'unico metro di giudizio.
Un altro tema spinoso affrontato dal ds riguarda gli addii di alcuni elementi chiave che facevano parte dello staff o della rosa. Costa ha voluto chiarire che le partenze non sono state dettate da scelte tecniche imposte dall'alto, ma da legami personali e affettivi che hanno prevalso sul rapporto professionale con il club. Nello specifico, ha rivelato che «Bucolo è voluto andare via per i suoi legami di amicizia con Esposito e lo stesso vale per il secondo allenatore Licursi, cui avevamo chiesto di rimanere». Queste defezioni, secondo la lettura del dirigente, avrebbero contribuito a delineare un quadro di tensioni interne e di fazioni che rendevano ormai difficoltosa la gestione quotidiana del lavoro sul campo.
Il punto di rottura definitivo sembra però essere stato il rapporto tra l'ex allenatore e lo spogliatoio, un legame che, stando alle parole di Costa, si era irrimediabilmente logorato. Il direttore ha lanciato una rivelazione piuttosto pesante in merito agli umori dei calciatori, dichiarando che «alcuni di loro dopo la conferenza stampa di Esposito mi hanno detto: direttore se resta lui vogliamo andare via noi». Questa dinamica avrebbe reso il ribaltone tecnico non solo opportuno, ma necessario per salvaguardare l'integrità del gruppo. In risposta alla celebre metafora bellica utilizzata da Esposito nel suo congedo, Costa ha voluto riaffermare la fiducia totale negli uomini attualmente a disposizione: «Mi chiedete se con questa squadra ci vado alla guerra? La risposta è sì, ci vado, perché questi ragazzi in cui credo molto meritano rispetto e non ne hanno avuto».
Il direttore sportivo ha poi voluto tranquillizzare i tifosi circa l'impegno dei giocatori, smentendo l'ipotesi di un gruppo allo sbando o pronto a smobilitare. Al contrario, ha evidenziato come tutti i perni della squadra abbiano espresso il desiderio di proseguire l'avventura in rossoblù per centrare l'obiettivo della salvezza. «La conferma dell’attaccamento alla maglia viene dalla volontà di tutti di rimanere a Vibo ed affrontare questa guerra con il nuovo allenatore, da Caiazza a Di Gilio, da Del Bello a Keita e via dicendo», ha spiegato Costa, sottolineando come la compattezza della rosa sia il punto di partenza per risalire la china sotto la guida della nuova guida tecnica.
Proprio in merito al nuovo profilo scelto per sedere sulla panchina della Vibonese, il ds ha difeso con vigore la propria scelta, descrivendo un allenatore votato alla concretezza e capace di adattarsi alle necessità del momento senza essere schiavo di integralismi tattici. «Abbiamo scelto un tecnico concreto e che sa cosa chiedere ai ragazzi partita dopo partita, senza schemi prefissati», ha precisato Costa, respingendo anche i dubbi sollevati da chi indicava una presunta mancanza di esperienza del profilo individuato. Per il dirigente, basta consultare il curriculum del tecnico per rendersi conto del valore dell'uomo scelto per guidare la riscossa della Vibonese.
Infine, nonostante le dure contestazioni che hanno colpito la dirigenza e la proprietà negli ultimi tempi, il direttore sportivo ha scelto di mantenere una linea di lavoro e profilo basso, dichiarando di essere concentrato esclusivamente sul bene della squadra. Pur riconoscendo il diritto dei tifosi di manifestare il proprio dissenso, Costa ha ribadito che l'unico obiettivo prioritario deve essere la permanenza nella categoria, rimandando ogni giudizio definitivo al termine della stagione. «Adesso penso solo alla Vibonese. Le contestazioni ci possono stare, ma il bene superiore è la Vibonese e fare bene il mio lavoro fino alla fine», ha concluso il dirigente, dichiarandosi certo che la squadra non avrà problemi a raggiungere la salvezza e che i conti verranno fatti solo quando il campionato avrà emesso i suoi verdetti definitivi.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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