Il direttore sportivo dei miracoli. Così la stampa, coadiuvata da un imponente stuolo di conferme social, ha ribattezzato il diesse napoletano, classe 1975, Livio Scuotto.
Quella che potrebbe essere una boutade, o un abile mossa comunicativa per incrementare click e letture, trova invece fondamento nella carriera sin qui del giovane dirigente sportivo che nelle società in cui ha militato ha sempre portato competenza, arricchendo i club dove ha operato fino a compiere quelli che in gergo sportivo possono essere realmente definiti "miracoli". Scuotto ha fatto della scoperta, e valorizzazione, di talenti e della gestione oculata le sue armi vincenti, pur in un mondo del calcio spesso condizionato da dinamiche esterne al mero merito sportivo.
Quest'anno ha cominciato la stagione, sarebbe stata la sua seconda, al Manfredonia. Esperienza poi interrotta dalla società che pure ne aveva prolungato il contratto la scorsa estate facendogli sottoscrivere un biennale sulla scorta dell'incredibile campionato 2023-2024 che ha visto la squadra disputare un grande campionato con un budget finale di appena 300.000 mila euro e la valorizzazione di tanti calciatori (certificato dal secondo posto nella graduatoria della LND, Giovani D Valore, ndr). Un budget leggermente inferiore a quello con cui operò in Lega Pro col Bisceglie, dove ha lanciato tanti risultando uno dei primi club in Italia per il minutaggio giovani. Questo passando, non in ordine cronologico, per il terzo posto in D col Giugliano, dietro Palermo e Savoia, senza dimenticare l'impresa salvezza, nelle difficoltà di giungere in corso d'opera, con l'Afragolese nel massimo campionato dilettantistico nazionale. Oggi si è concesso, dopo diversi mesi di silenzio, alle domande di NotiziarioCalcio.com.
Direttore, la scorsa estate era tra i diesse più ricercati sul mercato, soprattutto in Puglia. Alla fine ha scelto di restare a Manfredonia. Pentito?
«Mi avevo chiamato tante squadre, diciamo che a fine campionato avevo l'imbarazzo della scelta. Ho deciso di rimanere a Manfredonia firmando per i successivi due anni per continuare il lavoro intrapreso la stagione precedente, quando abbiamo realizzato un miracolo calcistico. Un miracolo bene inteso fatto di sudore e tanto lavoro, dovendo occuparmi di aspetti che esulavano dal mio ruolo, rifacendo completamente la squadra, sostituendo ben diciassette elementi della rosa ed ingaggiando giocatori di qualità che hanno fatto un campionato entusiasmante. Mi trovavo bene, la piazza è una piazza fantastica, le persone mi hanno dimostrato grande amore e scelsi di rimanere. Una scelta che rifarei per le stesse ragioni».
In carriera, sin qui, ha vissuto tante soddisfazioni. È vero che c'è, però, in particolare un aneddoto legato alla Lega Pro col Bisceglie?
«Penso di sapere a cosa si fa riferimento. Quell'anno effettivamente ci siamo tolti la soddisfazione di battere due grandissime squadre di Serie C. In sette giorni vincemmo prima allo Zaccheria superando il Foggia 1-3 e, successivamente, il Palermo di Boscaglia 2-1 in casa nostra. Un ricordo bellissimo, sei punti contro due big del campionato ma soprattutto schierando in entrambe le occasioni ben cinque calciatori under. Questa è la soddisfazione più grande, non solo vincere ma farlo in quel modo, con i nostri ragazzi in campo».
Torniamo al girone H di Serie D che l'ha vista protagonista nelle ultime stagioni. Come vede la lotta al vertice?
«Per quanto riguarda la promozione, vedo il Casarano favorito. Ha quattro punti di vantaggio sulla Nocerina e, secondo me, non si farà scappare l'occasione di tornare tra i professionisti. La Nocerina ha perso qualche punto di troppo in casa, come col Manfredonia, col Fasano, e col Costa d'Amalfi. Il Casarano, dal cambio di allenatore, è riuscito ad inanellare una serie importante di risultati positivi e credo vincerà il campionato. I rossazzurri credo abbiano qualcosa in più dei Molossi».
Per quanto, invece, riguarda la zona calda della classifica come giudica la lotta salvezza?
«Combattuta come sempre. Credo che la squadra più forte sia proprio il Manfredonia. Ha dei giocatori forti, io ho portato calciatori importanti a Manfredonia e credo che ad oggi questa squadra meritasse di avere qualcosa in più degli attuali trenta punti. Mi dispiace per l'Angri, dell'amico Niutta, però oggi è diventato difficile per loro. Devono agguantare almeno i play-out per giocarsi la salvezza nella coda post season. Così come squadre come Ugento ed Acerrana. Un discorso a parte il Brindisi che nel caso riuscisse ad agguantare i play-out sarebbe una mina vagante per chiunque. La situazione in quel limbo di classifica non è semplice, anche chi ora è sopra la linea play-out non può dirsi salvo e ribadisco che il Manfredonia è più forte anche di chi la precede in classifica. Nel Manfredonia c'è tutta gente che ha giocato a certi livelli, ed ha under molto forti. Loro possono centrare la salvezza diretta, cosa che mi auguro accada».
Se invece dovesse indicarci una squadra che per risultati sul campo ad oggi può essere la delusione del girone?
«Forse la Virtus Francavilla è la vera delusione, erano partiti benissimo, centrando tanti successi. Erano partiti per vincere il campionato ed oggi si ritrovano quinti. Magari anche l'Andria avrebbe potuto lottare fino alla fine per la testa della classifica se a gennaio non avesse ceduto dei pezzi pregiati, facendo un mercato diverso da quello fatto. Poteva farcela perché era lì nelle prime posizioni».
Lei è noto per la sua capacità di scovare talenti. Dote che l'ha portata dall'Eccellenza a fare il direttore in Lega Pro. Ci sono giocatori in Serie D che l'hanno particolarmente impressionata quest'anno?
«Bisogna fare di necessità, virtù. Ho avuto il merito, ed il piacere, di scovare giocatori attingendo alle categorie inferiori, calciatori che oggi militano nei professionisti. Fare il direttore sportivo con tanti soldi, prendendo giocatori noti a tutti, è facile, ma scovare talenti con budget limitati è per pochi. Serve occhio. Io l'ho fatto per tanti anni, lanciando giocatori che oggi stanno facendo carriera. Questa è un'attività fondamentale per la vita di un club perché significa poi generare plusvalenze che, soprattutto in club che non hanno grosse risorse, sono vitali. Anche quest'anno ci sono tanti ragazzi interessanti in Serie D. Talvolta ci sono ragazzi che nessuno vede, il cui talento finisce col perdersi. Io preferisco guardare i ragazzi dal campo. Ragazzi interessanti che ho visto da vicino potrei citare Caiazzo del Casarano o lo stesso Castaldi del Manfredonia, ragazzo classe 2007 che io presi in prestito dal Foggia su cui si è mosso già il Torino che l'ha portato pure alla Viareggio Cup. Porzio, un 2005 che io presi dalla Paganese ed ho portato a Manfredonia, un gioiello che può fare grandi cose. Mi piace il centrocampista, classe 2003, Zenelaj del Martina. Potrei aggiungere Babaj della Fidelis Andria, che nella scorsa stagione stava con noi a Manfredonia, e lo stesso Balba, ex Cittadella, anche lui ad Andria. Ci sono tanti giovani di talento, ma bisogna lavorarci con pazienza».
Un tema caldo nel calcio dilettantistico è la sostenibilità dei club. Cosa ne pensa delle recenti difficoltà economiche che hanno colpito diverse squadre e che hanno portato Turris e Taranto in Serie C ed Albenga ed Akragas in D all'esclusione dal campionato?
«È una sconfitta per tutto il movimento vedere squadre estromesse dai campionati. Bisogna rimodulare un po' tutto e fare in modo che queste situazioni non si ripetano. Bisogna verificare bene la solidità delle società prima di farle iniziare un campionato, altrimenti si falsano i risultati e si creano situazioni spiacevoli per tutti con estromissioni e penalizzazioni in campionato».
A tal proposito, si parla di una riforma del campionato di Serie D con il passaggio da nove a otto gironi e una promozione diretta più una tramite play-off. Cosa ne pensa?
«Penso sia una buona cosa. Finora i play-off di Serie D sono serviti a poco, se non in rari casi di ripescaggio. Chi arriva secondo in un campionato dove si investono tanti soldi deve avere la possibilità di giocarsi ancora le sue carte per andare in Serie C. È giusto che ci sia almeno un premio per cercare di raggiungere la promozione anche attraverso i play-off. Inoltre una riduzione di gironi e di squadre aumenterebbe la sostenibilità e la stabilità dei club stessi di serie D e ne gioverebbero tutti».
Direttore, per concludere, ci sono novità sul suo futuro? La vedremo presto di nuovo in pista? Ipotesi: la chiamano da Torre del Greco o da Taranto per ricostruire un progetto sportivo partendo anche da categorie inferiori, la cosa la stuzzicherebbe?
«In questo momento sono ancora sotto contratto con il Manfredonia fino al 2026. Sto seguendo molti campionati, guardando partite e giocatori. Mi capita di parlare con qualcuno, ma per ora sono solo chiacchiere. Devo prima risolvere la mia situazione contrattuale. Però, è chiaro che piazze come Torre del Greco e Taranto hanno un fascino particolare, non c'è categoria per piazze del genere. Sono piazze storiche e blasonate, quindi sicuramente sarei lusingato qualora dovessi essere interpellato. Ma ora sono concentrato a seguire i campionati e ad aggiornarmi».
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