L'Italia è fuori dai prossimi Mondiali che si disputeranno in Qatar il prossimo dicembre. Che la colpa non sia da rintracciare nello staff tecnico stavolta è sotto gli occhi di tutti. Così come c'è poco da imputare anche ai calciatori.
Non passi però questa storica disfatta in cavalleria. Come una normale sconfitta di calcio. Sì, perchè nel calcio ci sta perdere, fa parte del gioco. Ciò che non fa parte del gioco è invece avere un movimento calcistico ormai ai minimi termini, trascinato dagli interessi individuali nel punto più basso della sua storia.
E se la mancata qualificazione allo scorso Mondiale in Russia ha generato una pressione tremenda intorno alla figura dell'allora presidente FIGC, Carlo Tavecchio, stavolta sembra che nessuno punto il dito verso la Federazione. E di certo Gabriele Gravina non ha, come del resto non l'aveva il suo predecessore, alcuna volontà di dimettersi. Anzi, l'esperto stratega nell'immediato post partita ha rovesciato tutte le colpe sui club, rei dello status quo in cui versa il calcio italiano.
E la Federazione? Non ha colpe la federazione? Già nella scorsa debacle ci si attendeva l'azzeramento dei vertici del calcio italiano ed invece l'unica testa che rotolò fu quella del ragioniere. Tutti gli altri mantennero la propria poltrona artigliando la stessa più forte che mai. E fu persa una grande occasione che la vittoria all'Europeo non ha fatto altro che essere da foglia di fico.
Il vero problema dello stato in cui versa il nostro pallone invece nasce da una dirigenza federale che cura in maniera maniacale l'interesse dei vari singoli anziché puntare al bene del calcio italico.
In questi casi ci si attenderebbe un vero e proprio tsunami a livello Federale ma non accadrà. Saranno tutti ancora lì ancorati a quelle poltrone come dimostra proprio Tavecchio che è rientrato in gioco proprio grazie all'ex nemico Gravina che l'ha reinserito in Lombardia pur di eliminare il pericolo rappresentato da Sibilia ora fuori dai giochi. E che dire del redivivo sempreverde Abete tornato prepotentemente alla ribalta come presidente della Lega Nazionale Dilettanti?
Tutto questo intreccio di politica pallonara volta al controllo del potere è naturale che si riverberi sul pallone che realmente non interessa nessuno se non gli appassionati che lo tengono in piedi. Siamo ormai pessimisti, questo calcio è nelle mani sbagliate e noi si fa sempre più fatica a far sentire la nostra voce.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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