Un'influenza lo terrà lontano dallo stadio sabato, ma Rino Foschi segue il Palermo con passione immutata. L'ex direttore sportivo, che vanta un passato da protagonista tanto in rosanero quanto in Romagna, ha affidato al quotidiano La Repubblica — edizione di Palermo — le proprie considerazioni in vista del match di Serie B tra il Palermo e il Cesena, due club che portano entrambi le sue impronte.
«Mi ha beccato l'influenza», racconta Foschi, che non nasconde il rammarico per dover rinunciare alla tribuna del Renzo Barbera in occasione di una partita dal sapore personale tutto particolare. Eppure, nonostante l'assenza forzata, il dirigente guarda avanti con ottimismo e fissa già un appuntamento ideale con la sua squadra del cuore: «Mi prenoto per essere al Barbera quando ci sarà da festeggiare qualcosa di importante».
Quella di Foschi non è semplice tifoseria: è un'analisi da addetto ai lavori, maturata seguendo il Palermo con continuità settimana dopo settimana. Il suo giudizio sulla stagione in corso è netto: la promozione in Serie A è un obiettivo alla portata, con o senza passaggio diretto. «Se il Palermo non riuscirà ad andare in Serie A direttamente, sono sicuro che lo farà attraverso i playoff», afferma. E alla domanda implicita sul perché di tanta certezza, risponde senza esitazioni: «Perché seguo il Palermo domenica dopo domenica. È una squadra completa. Mi affascina. È ritornato il Palermo dei tempi migliori».
Parole che pesano, provenienti da chi il calcio lo ha vissuto dall'interno per decenni e sa riconoscere quando un gruppo ha le qualità per fare il salto di categoria.
Gran parte dell'entusiasmo di Foschi passa attraverso la figura di Filippo Inzaghi, tecnico del Palermo con cui il dirigente intrattiene un rapporto che va ben oltre il semplice rispetto professionale. «A Pippo mi lega una grande amicizia», dichiara, ricordando come i loro percorsi si siano incrociati anche in passato: «Quando era calciatore ho provato a portarlo in rosanero». Un tentativo che non andò in porto all'epoca, ma che testimonia quanto Foschi avesse già intuito il valore dell'uomo che oggi allena la squadra siciliana.
Il presente, però, è solo motivo di soddisfazione. «Gioisco dei suoi successi», dice Foschi, che cita in particolare il titolo conquistato a Pisa come punto di riferimento e come auspicio: «Sono stato felice per la vittoria del campionato a Pisa e sogno che la cosa possa ripetersi a Palermo». I due si sentono spesso, ma in questo momento delicato della stagione il dirigente sceglie di tenere a bada persino gli slanci dell'amicizia: «In questo periodo non voglio pressarlo troppo per scaramanzia. Aspetto solo il giorno in cui potremo festeggiare».
Una frase che racchiude tutto: la vicinanza affettiva, il rispetto per il lavoro di un allenatore nel pieno di una corsa alla promozione, e la certezza — scaramantica ma sincera — che quel giorno di festa, prima o poi, arriverà.
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