Una rincorsa pazzesca, un gruppo che ha saputo rialzarsi dal fondo della classifica e un traguardo – quello della salvezza nel temibile Girone I di Serie D – centrato con una giornata d'anticipo. Il CastrumFavara è reduce da tre vittorie consecutive ed è la squadra con il miglior rendimento dall'ottavo posto in giù. L'artefice di questa rinascita ha un nome e un cognome: Pietro Infantino.
Alla redazione di NotiziarioCalcio.com, il tecnico dei siciliani si è raccontato, parlando dell'impresa vissuta, nata dall'incredibile spinta emotiva che lo ha convinto a tornare in panchina dopo l'addio ad inizio stagione.
La vittoria esterna contro il Paternò ha confermato la maturità di una squadra che nel momento decisivo della stagione si è ritrovata. «Le insidie a Paternò c'erano tutte – esordisce mister Infantino – avevo visto le loro ultime gare e mi avevano fatto una grandissima impressione. Quando queste squadre giocano per l'orgoglio diventano pericolosissime. Noi venivamo da una striscia positiva e il rischio di sottovalutare l'avversario era dietro l'angolo. Invece i miei ragazzi non hanno commesso questo errore: siamo partiti forte, li abbiamo pressati alti. È la dimostrazione di una grande maturità».
Ora il CastrumFavara è salvo. L'ultima gara casalinga contro l'Enna sarà importante soprattutto per gli ospiti ancora a caccia dell’aritmetica salvezza. Il mister, però, ha ancora una volta un solo obiettivo: «Vogliamo fare bottino pieno e chiudere nel migliore dei modi. L'Enna è forte, non fa risultato da un po' ma contro la Gelbison ha giocato benissimo. Quando sono tornato qui a febbraio la mia prima parola è stata 'rispetto'. Eravamo ultimi, non dovevamo guardare la classifica ma solo lavorare su noi stessi. Così abbiamo fatto contro tutti, dalla capolista all'ultima in graduatoria. Faremo di tutto per chiudere al meglio davanti al nostro pubblico».
La stagione di Infantino è stata una vera e propria montagna russa. Un inizio folgorante (vittorie con Reggina e Milazzo, pari a Sambiase), poi un addio consensuale a ottobre per divergenze di vedute. A febbraio, con la squadra sprofondata in classifica dopo l'esonero di Terranova, il colpo di scena.
Cosa lo ha spinto a rischiare e rimettersi in gioco in una situazione così compromessa? Il racconto del tecnico è di quelli che vanno raccontati: «Mi hanno spinto i ragazzi. Il lunedì dopo l'esonero di Terranova, i giocatori che avevo coinvolto a inizio anno si sono presentati a casa mia insieme a due dirigenti. Mi hanno preso il cuore. Ho visto la società in grossa difficoltà e i ragazzi che avevano un disperato bisogno di una mano. Non me la sono sentita di dire di no. Certe volte il calcio deve essere anche sentimento, un senso di appartenenza. Ho rischiato molto, è vero, ma ero fiducioso perché ho visto negli occhi dei giocatori la voglia di risollevarsi in una piazza che mi ha sempre dimostrato affetto».
Rientrare in corsa non è mai facile, ma i ventidue anni di carriera (di cui ben dieci da subentrato) hanno fatto la differenza. «Ho trovato un gruppo dimezzato rispetto a inizio anno, ma con gente disponibile e abituata alla cultura del lavoro» spiega Infantino. «Il lavoro più grande è stato psicologico. Tatticamente, gli undici rimasti della mia prima gestione mi hanno aiutato a trasmettere i concetti ai nuovi arrivati».
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, non solo nei punti, ma anche nella valorizzazione della rosa: «Varela, che è tornato a livelli altissimi, ma non solo a lui. Siamo secondi nella speciale classifica 'Giovani di Valore'. Ho lanciato in squadra Mattia Lanza, un classe 2008 che mi ha fatto diversi gol e si è guadagnato la nazionale. Giocatori che sembravano in difficoltà tattica e psicologica oggi sono rinati e hanno mercato. Ma i complimenti li giro a loro: l'allenatore può parlare ore, ma se dall'altra parte non ci sono cervello, cuore e orecchie pronte ad ascoltare, non vai da nessuna parte».
Inevitabile, in chiusura, una domanda sul futuro. Messa in cassaforte la salvezza e con una piazza che lo ama, Infantino sarà l'allenatore del CastrumFavara anche l'anno prossimo, magari per un progetto più ambizioso? Il mister non si nasconde, ma lancia un messaggio chiaro alla società: «Me lo hanno già chiesto in tanti. E io dico: perché no? I matrimoni però si fanno in due. Per ripartire ci vuole grande chiarezza. Bisogna delineare bene tante componenti prima di iniziare la stagione. A me le 'tarantelle' non piacciono: non mi piace la politica dell'entrare, uscire, rientrare. Se si deve ripartire, lo si deve fare con una linea comune e ben precisa su ciò che si vuole costruire».
Palla alla dirigenza, dunque. Nel frattempo, mister Infantino e i suoi ragazzi si preparano all'ultimo, decisivo atto di una stagione che, comunque vada, a Favara difficilmente dimenticheranno.
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