Il sesto posto in solitaria nel girone B di Serie C e un bottino di 45 punti rappresentano il biglietto da visita con cui la Pianese si presenta alla volata finale del campionato. A quattro turni dal termine, la realtà di Piancastagnaio continua a recitare un ruolo da protagonista assoluta, consolidando un percorso che ha portato una comunità di tremila abitanti a confrontarsi stabilmente con il calcio che conta. Il presidente Maurizio Sani ha analizzato questo momento magico, partendo proprio dal legame viscerale con il territorio.
«L'identità di Piancastagnaio conta tantissimo. La Pianese è una realtà piccola, ma rappresenta un territorio. Come diciamo spesso, il nostro più grande successo è vedere persone che vengono allo stadio da tutto il Monte Amiata. Quando i ragazzi scendono in campo sanno di rappresentare non solo un paese ma un’intera comunità» ha esordito il patron bianconero, sottolineando la funzione sociale del club.
Nonostante l'entusiasmo per una classifica che autorizza a sognare in grande, il numero uno della società amiatina mantiene un approccio pragmatico, rimandando i giudizi definitivi al termine delle ostilità, pur non nascondendo la soddisfazione per quanto mostrato dai suoi uomini finora, ben oltre le aspettative iniziali della vigilia.
«Per dare un voto aspetterò la fine della stagione, ma siamo già su un livello molto alto. Anche quest’anno eravamo partiti con l’obiettivo salvezza; il traguardo è stato raggiunto con largo anticipo e ora stiamo costruendo qualcosa di ancora più importante. Le pagelle le daremo a giugno, ma al momento possiamo dirci più che soddisfatti» ha spiegato Sani, rivendicando la crescita costante della squadra.
In un panorama calcistico spesso segnato da instabilità finanziaria, la Pianese viene indicata da molti come un esempio di gestione oculata. Il segreto, secondo il fondatore di Stosa, risiede in una filosofia aziendale applicata allo sport, dove la competenza delle persone e la solidità della struttura societaria fanno la differenza rispetto ai budget faraonici.
«Il segreto è semplice: alle spalle abbiamo Stosa. Siamo una realtà sostenibile perché il nostro mantra è l’equilibrio. Non facciamo mai il passo più lungo della gamba e lavoriamo con persone competenti che hanno costruito una struttura solida. A partire dal direttore sportivo Francesco Cangi, che negli ultimi anni ha dato forma alla squadra che vediamo oggi» ha proseguito il presidente.
L'accesso ai playoff per il secondo anno consecutivo rappresenterebbe un traguardo storico per il club, un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava confinato nel regno dell'utopia. Per Sani, partecipare agli spareggi per la promozione non deve essere solo un punto d'arrivo, ma una base su cui edificare il futuro della società senza snaturarsi.
«Centrarli sarebbe già storico. Per una società come la nostra, giocarsi gli spareggi per la Serie B era impensabile fino a poco tempo fa. Poi è chiaro: quando ci sei, non vuoi fermarti. Quindi sì, è un traguardo, ma deve diventare anche un punto di partenza per crescere senza perdere la nostra identità. Il fatto che la squadra continui a fare risultati dopo aver ottenuto la salvezza con due mesi di anticipo dimostra che dietro ci sono organizzazione e grande applicazione».
Il patron ha voluto poi estendere i meriti della stagione a tutto l'ambiente bianconero, lodando il lavoro tecnico e umano svolto quotidianamente da chi vive lo spogliatoio. La continuità nelle prestazioni è vista come il segnale di un gruppo che ha saputo alzare l'asticella delle proprie ambizioni senza perdere l'umiltà originaria.
«Tengo a fare i miei complimenti anche a tutto lo staff, a partire da mister Birindelli fino a coloro che lavorano a contatto con la squadra ogni giorno, per lo straordinario cammino fatto fino ad oggi. Questo gruppo non si è mai accontentato: ha continuato a migliorarsi, e questo è il segnale più importante. Abbiamo dimostrato che non è un caso se siamo in questa posizione di classifica».
In vista del delicato confronto con il Campobasso, Maurizio Sani ha rivolto un appello accorato sia ai calciatori che alla tifoseria, chiedendo un ultimo sforzo collettivo per difendere quanto costruito con fatica e passione. La partita di domani viene caricata di un significato che va oltre i tre punti in palio, diventando il simbolo di una favola sportiva ancora tutta da scrivere.
«Alla squadra dico di continuare a essere quella vista finora: compatta, umile ma coraggiosa, senza paura e con grande spirito di sacrificio. Ai tifosi dico grazie: spero davvero di vedere lo stadio pieno, perché il loro entusiasmo dà una spinta incredibile a chi scende in campo e riempie di orgoglio tutta la società. Domani non giochiamo solo una partita: rappresentiamo una storia e un sogno che abbiamo costruito insieme e dal quale non vogliamo svegliarci» ha concluso il presidente.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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