Nel naufragio sportivo che ha travolto l'Acireale, culminato con la retrocessione, emergere come nota positiva è impresa tutt'altro che scontata. Eppure, tra le macerie di un campionato fallimentare — le cui responsabilità si distribuiscono dalla dirigenza al gruppo squadra — una figura si staglia con sufficiente nitidezza da meritare una valutazione a sé: quella di Mattia Gagliardi.
Il fantasista calabrese, classe 1993, ha vissuto ad Acireale una stagione di autentico rilancio personale dopo un biennio sottotono. Le sue precedenti esperienze con Trapani, Gelbison e Scafatese non avevano reso giustizia alle sue reali capacità, restituendo un'immagine sbiadita di un giocatore che in Serie D ha invece saputo, in più occasioni, recitare un ruolo da protagonista assoluto.
Il rendimento di Gagliardi nel corso di questa stagione è fotografato da statistiche che parlano da sole: in 29 presenze, il trequartista ha messo a segno 8 reti e fornito 3 assist, contribuendo in maniera concreta alla manovra offensiva della squadra anche nei momenti di maggiore difficoltà collettiva. Numeri che, calati nel contesto di una formazione in affanno per larga parte del campionato, acquistano un valore ancora più significativo.
Tra le prestazioni che meglio hanno incarnato il talento del giocatore spicca la sua prova nel rocambolesco pareggio interno per 3-3 contro l'Igea Virtus. In quella circostanza, Gagliardi ha timbrato il cartellino con una conclusione dalla distanza — praticamente dalla propria metà campo — che ha lasciato senza parole i presenti. Una giocata di rara qualità tecnica che, purtroppo, è passata in secondo piano a causa del finale convulso di quella partita.
Accanto alle doti tecniche, Gagliardi ha messo in mostra nel corso della stagione una determinazione che, se da un lato ne ha esaltato l'apporto alla causa granata, dall'altro lo ha condotto a qualche eccesso agonistico: il conto dei cartellini gialli si è fermato a otto, un numero che testimonia l'intensità — a tratti sopra le righe — con cui ha vissuto ogni singolo incontro.
Non tutto, tuttavia, si è svolto secondo le sue aspettative. In particolare durante la gestione tecnica dell'allenatore Cozza, il fantasista calabrese ha dovuto fare i conti con un utilizzo che non sempre ha rispecchiato le sue ambizioni. Le sostituzioni, a volte precoci e probabilmente non condivise, hanno lasciato trasparire una tensione visibile, con reazioni che non sono passate inosservate.
Al termine di una stagione che si chiude con l'amara consapevolezza della retrocessione, Gagliardi porta con sé il duplice peso della delusione collettiva e di quella personale. La sensazione, tutt'altro che infondata, di non aver potuto esprimere appieno il proprio potenziale — complici le scelte tattiche che ne hanno limitato il minutaggio in alcuni frangenti decisivi — si somma all'amarezza per un risultato finale che non rispecchia quanto di buono il giocatore ha saputo offrire.
Quel che resta, però, è la certezza di un talento ritrovato. In un campionato che per l'Acireale rappresenta una pagina buia, Mattia Gagliardi ha avuto il merito di riscrivere, almeno in parte, la propria storia recente.
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