La Corte Federale d'Appello della FIGC, presieduta dal dottor Mario Luigi Torsello, ha inflitto una penalizzazione di sei punti in classifica all'ASD Brian Lignano Calcio, da scontare nel corso della stagione sportiva in corso. La decisione, adottata su reclamo della Procura Federale, ha ribaltato il precedente pronunciamento del Tribunale Federale Nazionale Sezione Disciplinare, che aveva originariamente scagionato il sodalizio friulano.
La società ha reagito con una dichiarazione pubblica dai toni netti, esprimendo "profondo rammarico e sconcerto" per un provvedimento che ritiene sproporzionato rispetto all'effettiva condotta contestata.
Al centro della vicenda non vi è alcuna irregolarità sostanziale nei rapporti economici tra il club e i propri tesserati. Il Brian Lignano Calcio sostiene di aver documentato, in più occasioni e nelle sedi competenti, l'avvenuto saldo di tutti gli emolumenti dovuti, compresi quelli spettanti all'allenatore.
Il nodo della questione è di natura esclusivamente procedurale: la liberatoria relativa al tecnico non è stata allegata alla PEC trasmessa entro il termine del 31 gennaio 2026. Il documento è stato poi inviato correttamente il 5 febbraio 2026, con un ritardo di pochi giorni rispetto alla scadenza stabilita.
La società non esita a definire quanto accaduto "un mero errore formale", sottolineando che la Corte Federale d'Appello non ha in alcun modo contestato la realtà dei pagamenti effettuati. La penalizzazione, a detta del club, colpisce dunque un comportamento che, nella sostanza, era pienamente regolare.
Nel comunicato diffuso, il Brian Lignano Calcio afferma di ritenere "corretto che tutti sappiano quello che è realmente accaduto", una presa di posizione che tradisce la volontà di portare la vicenda all'attenzione dell'opinione pubblica sportiva, al di là delle aule della giustizia federale.
Il club non risparmia una critica più ampia al sistema, evidenziando come la decisione assunta possa costituire un precedente preoccupante non soltanto per la propria posizione in classifica, ma per l'intero movimento calcistico dilettantistico. "Quanto successo risulta molto grave non solo per la nostra società, ma anche per altre società che dovessero incorrere in futuro in una situazione simile", si legge nella nota ufficiale.
Una riflessione che suona come un monito: se un documento inviato con pochi giorni di ritardo, a fronte di pagamenti regolarmente effettuati e documentati, è sufficiente a determinare una penalizzazione di sei punti, il rischio è che molte realtà del calcio dilettantistico si trovino esposte a sanzioni analoghe per disguidi burocratici di analoga entità.
Il Brian Lignano Calcio non intende accettare passivamente la decisione. In attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, la società ha già annunciato la propria intenzione di impugnare il provvedimento davanti al Collegio di Garanzia dello Sport, l'organo di ultima istanza della giustizia sportiva italiana, nei termini previsti dal Codice di Giustizia Sportiva.
Si tratta dell'ultimo grado di giudizio interno al sistema sportivo nazionale, e la sua adizione testimonia la determinazione del club a non lasciare cadere una questione che considera, nelle parole del proprio comunicato, emblematica dello stato attuale della giustizia federale. "Ma oggi la FIGC è questa", conclude amaramente la nota societaria, in una chiusura che racchiude tutto il senso di frustrazione di una società convinta di essere stata punita non per ciò che ha fatto, ma per come lo ha documentato.
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