Una vittoria di misura, pesante come un macigno e ottenuta su uno dei campi più ostici del campionato. Il Desenzano supera per 1-0 il Tropical Coriano in trasferta, abbattendo un fortino che resisteva imbattuto dallo scorso 21 dicembre. Tre punti d'oro, arrivati al termine di un match combattuto, teso e condizionato anche dai primi caldi stagionali.
Al termine della gara, il tecnico del Desenzano, Marco Gaburro, ha analizzato la prestazione della sua squadra ai microfoni della stampa, sottolineando il peso specifico di questo successo e la maturità dimostrata dai suoi ragazzi nel saper soffrire fino al triplice fischio.
Rispondendo a una domanda sulle difficoltà ambientali e sull'importanza di aver sbancato un campo così complicato in una giornata ad alta tensione, mister Gaburro ha dichiarato integralmente:
«Sì, sì, difficilissimo, ma sapevamo che era una giornata di tensione, perché venendo qui a giocare, essendo solo noi ad andare in campo, sicuramente dal punto di vista mentale c'era un po' il peso di quello che c'è sempre. Però in una giornata del genere c'era di più il peso di quello che doveva essere comunque un risultato solo che dovevamo andare a cercare. E su un campo dove sapevamo che loro comunque, oltre a essere quasi sempre in partita in tutte le partite di questo campionato, però qui non perdevano da tanto tempo, nel girone di ritorno non avevano mai perso, e quindi era una squadra che secondo me era da prendere proprio con le pinze. Come abbiamo cercato di fare, ecco. Ho visto una squadra nostra magari un po' contratta nella prima mezz'ora, dove abbiamo avuto un paio di situazioni importanti ma non così tante come secondo me noi dovremmo avere se fossimo un po' più liberi contro questo tipo di avversario. Certo, poi c'è stato il calcio di rigore, c'è stato in area – perché poi bisogna essere in area per avere queste situazioni qua – e aver sbloccato la partita da un lato ci ha aiutato, dall'altro poi ci ha portato a giocare un secondo tempo dove, non avendo trovato il raddoppio in tante ripartenze che abbiamo fatto, ci siamo portati poi nel finale un po' di tensione ancora.
Però in questo finale bisogna anche abituarsi che questo è un po' il clima nelle partite, e ho dei ragazzi molto predisposti a soffrire, lo sanno, lo sanno che ci si è anche conquistati finora la possibilità di soffrire in questa maniera perché questo, l'ho detto, è un finale dove ci sono tanti meriti. Ci sono tanti meriti nostri, i meriti degli inseguitori, perché la media punti è molto alta per tutti, e quindi vuol dire che bisogna essere anche liberi secondo me nei confronti di quello che sarà poi il finale, perché a calcio si gioca e si ottiene se si fa. Il nostro obiettivo, la nostra ossessione se vogliamo, in queste partite deve essere quella comunque di fare, perché facendo abbiamo poi delle qualità soprattutto sugli esterni alti, a tre quarti e davanti, che possiamo veramente far male a chiunque.
Bravi però poi a non concedere praticamente mezza situazione, neanche in area, al Coriano per tutto il secondo tempo. Non ci siamo mai abbassati, ho mantenuto la linea a quattro apposta perché non volevo schiacciarmi troppo in giù, con loro che nell'ultimo quarto d'ora giocavano praticamente con cinque giocatori offensivi, tutti aperti. Ma siamo stati molto bravi soprattutto sulle prime palle, oltre che sulle seconde, e quindi faccio i complimenti ai ragazzi perché è stata un'altra domenica un po' di sofferenza ma anche un po' di gioia dopo che c'è stato il fischio finale».
L'allenatore si è poi soffermato sulla capacità della sua squadra di sapersi adattare anche alle cosiddette "partite sporche", dove l'estetica lascia il posto al pragmatismo e alla necessità di spazzare via il pallone, specie in un pomeriggio reso faticoso dalle alte temperature:
«L'importante è che non la sporchiamo noi la partita. Deve essere sporca per altri motivi, perché noi siamo una squadra che comunque ha bisogno di giocare, ha bisogno di giocate, ha delle giocate, e ci può anche servire molto secondo me la giornata di oggi in vista anche delle prossime partite. Perché, ripeto, è bello, è pesante se vogliamo anche giocare sempre sul filo, però bisogna avere sempre un po' il sorriso quando si va in campo, perché resta un gioco e il più bravo resta quello che comunque è vero quello che sbaglia meno, ma anche quello che fa qualcosa in più degli altri».
Parole chiare, quelle di Gaburro, che tracciano la via per il rush finale: mantenere il sorriso, non rinunciare mai a proporre il proprio gioco e tenersi stretta la capacità di soffrire. Il Desenzano continua a sognare.
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