Il presidente dello Spezia, Charlie Stillitano, torna a farsi sentire. Attraverso il podcast The Joy of Football, il numero uno bianconero ha tracciato un quadro lucido e per certi versi impietoso della Serie B, campionato nel quale la sua squadra occupa attualmente la penultima posizione in classifica.
Al centro del ragionamento di Stillitano c'è una contraddizione strutturale che, a suo avviso, affligge l'intero sistema: «Ci sono sette squadre nuove ogni stagione e in questo modo è difficile far giocare i giovani. Almeno metà squadre giocano con la pressione di non retrocedere in C, visto che poi è molto difficile risalire, ed ecco perché si affidano a elementi di maggior esperienza».
Una dinamica che finisce inevitabilmente per penalizzare i talenti italiani a vantaggio di profili stranieri con curriculum consolidati. «Perché il sistema spinge a far giocare il capitano della nazionale bulgara o polacca invece di un italiano? Ripeto: non ci si può permettere di finire in C», sottolinea il presidente, indicando nella paura della terza serie il principale freno allo sviluppo dei giovani nel calcio cadetto.
Sul fronte interno, Stillitano è tornato anche sull'avvicendamento in panchina che ha caratterizzato la seconda parte della stagione. L'arrivo di Roberto Donadoni a novembre, chiamato a imprimere una svolta a una squadra in difficoltà, non ha prodotto i risultati sperati. «Donadoni se n'è andato, sentiva che la squadra aveva bisogno di una scossa. È tornato l'allenatore di inizio stagione e penso che tornerà a schierare i suoi vecchi giocatori», ha dichiarato il presidente, senza ulteriori recriminazioni nei confronti del tecnico.
A fare le spese di questa situazione di instabilità sono stati proprio i giovani che Stillitano tiene a valorizzare: «Abbiamo giovani come Romano, Comotto, Vlahovic e prima anche Jack. Sono tutti in prestito dalla A, ma pochi in B li farebbero giocare oggi». Parole che suonano come una presa di posizione netta in un contesto in cui la logica della sopravvivenza sportiva tende a prevalere su qualsiasi progetto di crescita.
Il presidente chiude con una riflessione che vale come esempio concreto delle tensioni interne alla gestione del club: «I bravi giocatori vanno fatti giocare, ma per fare un esempio: abbiamo uno dei portieri della Nazionale Under 21 italiana ma poi il mio DS e il mio AD mi chiedono di comprare un portiere con maggiore esperienza». Una stoccata velata alla propria dirigenza, che rivela come la pressione della classifica condizioni le scelte anche all'interno di una società che vorrebbe puntare sui giovani, ma si trova continuamente a fare i conti con le esigenze del presente.
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