La corsa al titolo nel girone B di Serie C entra nella sua fase più delicata, e l'Arezzo si presenta alla volata finale con qualche crepa da sanare. Il presidente amaranto Guglielmo Manzo ha scelto di parlare apertamente del momento che attraversa il club toscano, senza nascondere le difficoltà ma rilanciando con determinazione la candidatura della squadra alla vetta del girone.
Intervistato da La Nazione, Manzo ha tracciato un quadro lucido e senza edulcorazioni: la fiducia resta, ma il meccanismo si è inceppato e occorre intervenire con urgenza. "Prevale ancora la fiducia per questo finale di campionato — ha dichiarato il massimo dirigente — un fattore che deriva dalle certezze che abbiamo acquisito in un percorso che è stato importante. È altrettanto ovvio che nelle ultime settimane qualcosa si è inceppato nel nostro meccanismo. Bisogna intervenire per sistemare quegli ingranaggi che hanno smesso di funzionare".
Il nodo centrale del ragionamento di Manzo riguarda il divario tra il potenziale della rosa e i risultati recenti. Il presidente non ha dubbi sulla qualità dell'organico costruito insieme al direttore sportivo Cutolo: "Io e Cutolo abbiamo consegnato a Bucchi una Ferrari e sono ancora convinto che il nostro sia l'organico più forte del girone. Adesso tocca a lui far ripartire la macchina a pieni giri".
La metafora automobilistica dice tutto: il mezzo c'è, manca la guida che sappia sfruttarlo al massimo in questo tratto finale e decisivo di stagione. L'allenatore Cristiano Bucchi è dunque chiamato a una prova di carattere e di capacità tecnica proprio quando la posta in gioco è più alta.
A fare da spartiacque nella narrazione del presidente è stato il recente pareggio contro la Sambenedettese, un risultato che ha alimentato le preoccupazioni in casa amaranto. Manzo ha spiegato come ha gestito la situazione nello spogliatoio: "Ho cercato di trasmettere al gruppo la mia fiducia. Ho chiesto loro di andare oltre il 100% in queste ultime tre partite".
Con l'allenatore, invece, il dialogo è stato più diretto e analitico. "Ho chiesto le motivazioni di questa flessione. Non voglio pensare che non centreremo l'obiettivo per nostre negligenze" ha detto il presidente, con una franchezza che lascia poco spazio all'interpretazione.
Sul fronte della concorrenza, la rimonta dell'Ascoli è sotto gli occhi di tutti. I marchigiani, dopo un periodo difficile nella fase centrale del campionato, hanno ripreso a correre con grande vigore, erodendo il vantaggio degli amaranto. Manzo affronta il tema con onestà: "La differenza è che noi abbiamo rallentato nel finale di stagione dove non hai tempo per recuperare. Loro hanno avuto il momento di difficoltà nella parte centrale e adesso sono risaliti prepotentemente. Ma glielo abbiamo permesso con alcuni passaggi a vuoto".
Un'autoanalisi senza sconti, che però non si trasforma in rassegnazione. La consapevolezza degli errori è il primo passo verso la correzione, sembra suggerire il presidente, convinto che il gruppo abbia ancora le risorse per invertire la rotta.
Nonostante le turbolenze di queste settimane, Manzo ha blindato pubblicamente la posizione del tecnico. Le parole usate non lasciano spazio ad ambiguità: "Ha la mia più totale fiducia. È il nostro condottiero e adesso spetta a lui tirarci fuori da questa spirale. Se siamo arrivati fin qui è per la forza della rosa, unita anche alla capacità dell'allenatore. Sono convinto che saprà trovare le soluzioni giuste".
Un sostegno che vale anche come messaggio verso l'esterno: nessun terremoto societario, nessuna crisi di nervi ai piani alti. La rotta è tracciata, e Bucchi ne è il responsabile.
Forse il passaggio più significativo dell'intervista riguarda il modo in cui Manzo ha scelto di motivare i suoi giocatori prima dell'ultima sfida. Niente tattica, niente statistiche: il presidente è andato dritto all'aspetto umano. "Non entro in merito ai singoli. Sabato ho detto ai ragazzi che la vera paura nella vita è una sola: quella di perdere gli affetti. Fanno il mestiere più bello del mondo. Ho ricordato loro che determinano la gioia o i dolori di un popolo intero".
Un appello alla responsabilità collettiva, che trasforma il finale di campionato in qualcosa che va oltre i tre punti: un debito morale verso una tifoseria che segue e soffre. Nelle prossime tre giornate, l'Arezzo saprà se questo messaggio avrà trovato terreno fertile.
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